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03.05.2010

25 aprile al FENIX! Festa anarchica

da indy piemonte 
12 ore di informazione, cibo, alcool, teatro e non solo

striscione
striscione
..e non doveva neppure svolgersi!!!
Per non disturbare nè turbare i pellegrini accorsi ad ingrassare le tasche dei paladini del liberticidio: stato e chiesa.
Alle 13, infatti, la situazione era surreale: nella piazzetta antistante il FENIX (giardini irreali, corso san maurizio angolo via rossini), bloccando ogni via d’accesso, non graditi ed auto-invitati stazionavano 3 camionette di polizia, 2 camionette e 4 pattuglie di carabinieri, 40 agenti schierati, solito gruppone di digos, oltre naturalmente ad altri mezzi e uomini sparsi a ‘proteggere’ i pellegrini in processione verso piazza castello.

In dieci minuti, sotto gli sguardi torvi e rabbiosi di questi loschi figuri, viene montato tutto: distribuzioni, griglia, bar.
Pian piano e rammaricate le forze del disordine si allontanano un po’, restano comunque una pattuglia lato via rossini e una camionetta su corso san maurizio a bloccare i passaggi, dando prova di grande stupidità ed inettitudine, tra ordini, rettifiche e manovre insensate (la pattuglia su via rossini si è mossa almeno CINQUE volte avanti e indietro di pochi metri, tornando sempre allo stesso posto, con 8-10 uomini appoggiati sopra - e ben chiusa con l’antifurto). L’intera zona è stata presidiata da uno spiegamento spropositato di papponi lautamente pagati da denaro pubblico, sfoggiando bassezze culturali anche verso i propri simili, sintetizzate dal romanaccio ‘aho bella vièqquà n’attimo’ rivolto da un poliziotto ad una carabiniera (che di bella aveva ben poco). Attorno alle 23, provati da 10 ore di cazzeggio più totale ed ira repressa, i mercenari dalle narici intasate hanno ridotto l’inquinamento visivo privandoci della loro presenza, soltanto una pattuglia di digos stoicamente resisteva fino alla conclusione, avvenuta intorno all’una e mezza.

LE ANARCHICHE E GLI ANARCHICI, invece, in questa giornata all’insegna dell’antifascismo, anticlericale, libertaria e festosa, hanno snobbato la scomoda presenza dedicandosi ad occupazioni ben più importanti: distribuiti migliaia di volantini, presenti le distro di FENIX, Radio BlackOut, centro documentazione ‘Il Porfido’, federazione anarchica torinese.
L’intera giornata era inoltre benefit Radio BlackOut, e senza dubbio l’aspetto economico ha superato le più rosee previsioni, esaurite diverse centinaia di litri di alcolici e migliaia di panini, tutto naturalmente a prezzi popolari.

Sono stati letti alcuni comunicati (ne trovate uno sotto) e si è svolto un breve spettacolo teatrale, azzeccata rivisitazione della fiaba di cappuccetto rosso, col lupo ratzinger che agisce indisturbato ed il cacciatore padoin a tutelarlo.
Seguono foto e volantino letto e distribuito a migliaia di passanti/curiosi/automobilisti
Si replica sabato 1 primo maggio dopo la Sacra Processione Anticlericale al corteo dei lavoratori


folla festosa
folla festosa



25 APRILE: DOPO LA LIBERAZIONE, L’INGANNO Il 25 aprile del 1945 tutta l’Italia si fermò per celebrare la fine del ventennio fascista e con esso la fine di una sciagurata stagione politica contrassegnata da una feroce e sanguinosa dittatura. Ma nelle speranze di coloro che contribuirono attivamente per contrastare il regime, la fine del ventennio avrebbe dovuto coincindere con l’inizio di una nuova era, un’epoca all’insegna di un’inedita pace tra i popoli.
Ad animare la resistenza infatti furono tutti quegli uomini che preferirono il carcere, il confino di polizia, l’esilio alla sottomissione; tutti quegli uomini che per oltre vent’anni non dettero tregua al fascismo e lo combatterono ovunque fosse stato possibile (pensiamo ai giovani disertori e agli stessi anarchici che la resistenza la iniziarono già negli anni venti con Lucetti - famoso per le sue bombe contro il duce - e in particolare con gli Arditi del Popolo, unica forma di resistenza organizzata contro le squadracce fasciste).
Questi uomini lo facevano spinti dalle grandi idealità storiche attive nelle loro coscienze.

Oggi, a distanza di 65 anni anni da quella data, la sensazione che si ricava volgendo lo sguardo alla situazione complessiva è quella di un tradimento totale rispetto a chi scelse la lotta armata in vista di un mondo migliore.
Il paese in cui viviamo è la dimostrazione più lampante delle contraddizioni e dei limiti insiti in qualsiasi forma di democrazia.
Dietro alle false promesse di un bipolarismo di facciata, il sistema democratico rivela il suo autentico volto: un paese dove le storiche contrapposizioni ideologiche sono state progressivamente sacrificate sull’altare di un populismo senza ritorno, una corsa all’ultimo voto dove il razzismo più bieco e l’intolleranza verso il diverso diventano la chiave del consenso.

Ora per capire come sia stato possibile creare una simile situazione e quali fattori abbiano contribuito a determinarla è forse necessario analizzare alcuni accadimenti che si sono verificati subito dopo la fine della resistenza. In quei giorni i rappresentanti della vecchia classe dirigente (responsabili della guerra e della miseria conseguente) seppur sconfitti riuscirono con grande accortezza diplomatica a riconquistare lo scettro dell’antico potere (basta ricordare che nelle questure i dirigenti di polizia rimasero pressochè gli stessi del ventennio). Ebbero dalla loro gli equilibrismi e i compromessi del potere ma soprattutto un insperato connubio tra partiti, sindacati e padroni.
In quei giorni vi furono molti che non insorsero, che non si ribellarono ma che seppero immediatamente ricollocarsi nei quadri alti del potere. Costoro per interi decenni hanno lavorato a mistificare i pensieri e le azioni di quanti invece si sacrificarono allora.
In questa versione edulcorata la guerra partigiana non è più la lotta di un popolo alla macchia ma il riscatto di una nazione in armi, il partigiano non sarebbe perciò insorto per una scelta morale ma per amor di patria o per la gloria e la vittoria di un partito.

Risulta in questo senso altrettanto fuorviante il parallelismo storico tra il primo e il secondo risorgimento, risultato di una interpretazione storica che mira a preservare il potere nelle sue fondamenta.
Nella rievocazione reiterata e densa di retorica che ormai caratterizza il 25 aprile vi ritroviamo infatti tutta l’ipocrisia e l’ambiguità di un sistema statale che può mantenersi in piedi soltanto attraverso la menzogna e l’annientamento sistematico dell’individuo.

Per noi libertari l’importanza del 25 aprile è invece legata alla consapevolezza che l’avvento di una qualsiasi forma di governo manterrà sempre in moto la macchina statale dell’inganno storico: gli eserciti, la guerra, lo sfruttamento e la galera.

Contro la dittatura democratica. Torino Squatter, anarchici e libertari


foto
author by SquatYourWorldpublication date lun 26 apr, 2010 18:16Distribuzioni libertarie

Fenix!
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Centro di 
documentazione Porfido
Centro di documentazione Porfido



Distribuzione 
della radio
Distribuzione della radio



Radio Blackout
Radio Blackout



federazione 
anarchica torinese
federazione anarchica torinese



Fotocronaca della giornata
 

12 ore di musica
non convenzionale
12 ore di musica non convenzionale



specchio 
semantico
specchio semantico



scenografia della
fiaba
scenografia della fiaba



festa fino a 
notte
festa fino a notte
la fiaba dei 
puffi non era prevista
la fiaba dei puffi non era prevista


torino squatters

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