Diario
«Ci
furono tempi felici in cui si poteva scegliere liberamente: meglio
morti che schiavi, meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. E ci
furono tempi infami in cui intellettuali rincretiniti hanno dichiarato
che la vita è il sommo dei beni. Oggi sono arrivati i tempi terribili
in cui ogni giorno si dimostra che la morte dà inizio al suo governo
del terrore esattamente quando la vita è diventata il sommo bene; che
chi preferisce vivere in ginocchio, muore in
ginocchio; che nessuno può essere ucciso più facilmente di uno schiavo.
Noi viventi dobbiamo imparare che non si può nemmeno vivere in
ginocchio, che non si diventa immortali se si corre dietro alla vita, e
che, se non si vuole più morire per nulla, si muore nonostante non si
sia fatto nulla.»
H.A., 1942
Queste sono le immagini del massacro di Gradisca. Ora tocca a noi.
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Diario
Quest’oggi una quarantina di solidali con i 14 di Corelli hanno occupato la sede della Croce Rossa francese di Parigi.
Fuori hanno appeso un grosso striscione con su scritto «La Croce Rossa
rinchiude, la Croce Rossa espelle», distribuito volantini con la
testimonianza di un recluso di Ponte Galeria a Roma e altri sul ruolo
della Croce Rossa nella macchina europea delle espulsioni. Dopo lunghe
discussioni, la direzione della Croce Rossa francese ha accettato di
inviare alla sede della Croce Rossa Internazionale di Ginevra dei fax
con gli slogan della giornata: «Libertà per i 14 rivoltosi della Via
Corelli a Milano» e «Chiusura di tutti i CPT in Francia come in Italia
come dappertutto».
In mattinata, invece, una quindicina di antirazzisti hanno voluto
partecipare a modo loro all’inaugurazione del “Museo della Croce Rossa”
di Trofarello, nei pressi di Torino. Curata con la
collaborazione del Corpo Militare, l’esposizione comprendeva gavette,
auto mimetiche, divise, borracce e tutta una serie di scampoli di
trincea. Gli antirazzisti hanno dato il proprio contributo di
completezza regalando al museo “Il volto umano dei lager”, scultura che
permetterà ai posteri di ammirare in tre dimensioni un crocerossino
nello svolgimento delle proprie funzioni umanitarie dentro ad un Cie:
porgere il manganello ad un Alpino durante un pestaggio. I presenti -
qualche militare, alcuni volontari ed una intera scolaresca in gita -
sono rimasti impietriti nell’ascoltare la presentazione dell’Opera e
nel vedere seicento microvolantini impreziosire improvvisamente i
cimeli in esposizione. Solo una volontaria, alla fine, ha commentato
sconsolata: «ci avete rovinato la mostra».
Ascolta il racconto dell’iniziativa, raccolto quasi in diretta da Radio Blackout:
Diario
Ancora un po’ di immagini che testimoniano dei pestaggi nel Cie di Gradisca d’Isonzo
di lunedì mattina. Tra i feriti c’è chi ha avuto 60 punti di sutura, e
in tanti denunciano la complicità del personale medico del Centro con
la polizia. Ma non solo: i reclusi denunciano anche la sparizione di
denaro e di altri oggetti (in particolar modo lettori mp3) durante la
perquisizione che ha preceduto il massacro. La polizia sta cercando di
insabbiare la vicenda, ricatta i feriti per evitare che questi
denuncino i poliziotti e, per spezzare la resistenza, questa mattina ha
trasferito una dozzina di prigionieri a Milano, in via Corelli. Come
potete sentire dalla diretta che pubblichiamo qui sotto, però, la
voglia di farsi sentire, dentro, è ancora alta. Sta a noi aiutarli.
Ascolta la diretta con un recluso di Gradisca d’Isonzo:
Diario
Continuano
le udienze del processo contro i 14 rivoltosi di via Corelli, e
continua ad ampliarsi il raggio d’azione dei divieti nei confronti dei
solidali. Dopo aver vietato l’ingresso in aula, dopo aver vietato
l’ingresso in tutto il tribunale, ora viene addirittura impedito a
qualche decina di solidali di volantinare sul marciapiede, sorvegliati,
respinti e braccati da centinaia di poliziotti in assetto antisommossa.
Ascolta una diretta su Radio Blackout con una compagna da Milano
Ascolta un’altra diretta con un compagno presente al presidio
Aggiornamento ore 14.00. Il presidio di fronte al
tribunale è ancora in corso, e i compagni stanno aspettando la pausa
dell’udienza per sentire le novità direttamente dagli avvocati.
Comunque si ritiene che il processo, e quindi il presidio, continuerà
fino al tardo pomeriggio. Sono confermate le due mini-cariche di questa
mattina: è volata qualche manganellata ma non si registrano feriti,
fortunatamente.
Ricordiamo che le prossime udienze sono state fissate per giovedì 8 e martedì 13 ottobre.
A fine udienza, ecco alcune valutazioni dell’avvocato Mauro Straini, raccolte da Radio Onda d’Urto:
Aggiornamento ore 02,30. Solo a tarda notte si
scopre che i due reclusi di Corelli che hanno testimoniato durante
l’udienza sono stati trasferiti per punizione a Gradisca.
Diario
Non si è fatta attendere molto la vendetta della polizia e della Misericordia contro i reclusi di via Mattei dopo le proteste di ieri.
Da questa mattina è in corso una perquisizione, approfondita, delle
celle e degli internati. Qualcuno è stato spogliato di fronte a tutti.
Le guardia sono arrabbiate soprattutto perché la voce dei fatti di ieri
è arrivata all’esterno: vorrebbero il silenzio, sempre. Intanto un
gruppo di reclusi, forse 6, è stato trasferito a Torino, non sappiamo
se per necessità “tecniche”o per alleggerire la tensione.
Aggiornamento. I cellulari sequestrati durante la
perquisizione sono stati cinque o sei, non tutti, e non è sicuro il
trasferimento verso Torino di alcuni reclusi. Al contrario, sembra stia
entrando gente nuova nonostante il Centro sia al completo. Dentro si è
sparsa la voce della versione truffaldina data da Giovanardi della
protesta di ieri, e i reclusi ci tengono a confermare il racconto riportato dai solidali.
Sanno bene che chi urla loro parole di libertà dall’altro lato delle
gabbie non può offrire né protezioni politiche né grandi servizi sulla
stampa asservita ma apprezzano l’energia del sostegno di fuori e ne
sono incoraggiati: quando ieri una compagna ha provato ad entrare per
un colloquio, i reclusi si sono messi a battere contro le sbarre e a
spingere per riuscire ad arrivare più vicini possibile all’entrata e
poter comunicare con lei - che intanto stava discutendo animatamente
con le guardie che non la volevano far passare. Urla di sostegno
reciproco: la compagna trattenuta dalla polizia e gli altri a spingere
a qualche cancellata di distanza.
Passata la rivolta, sono tornati i racconti soliti fatti di abusi e
trattamenti bestiali, carenze nei soccorsi medici, cibo disgustoso,
pestaggi. Un recluso ha riferito che la sua visita mensile con la
fidanzata è stata interrotta dopo soli cinque minuti e che la ragazza
ha dovuto sopportare il pesante e non voluto corteggiamento del
poliziotto di guardia. È emerso anche un tentativo di suicidio di
qualche giorno fa.
Su questi temi, e in generale contro le norme del “Pacchetto sicurezza”, i compagni di Bologna hanno indetto un presidio nazionale per sabato prossimo, 26 settembre, alla scalinata della Montagnola.