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28.09.2009

aggiornamento c.i.e

Un evaso a Torino, serpenti e perquisizioni a Bologna, tentativi di fuga a Gradisca
La foto
Notte movimentata al Cie di corso Brunelleschi a Torino. Poco dopo le undici di sera arriva la voce, direttamente dal telefono di un recluso, di un tentativo di evasione parzialmente riuscito: pareva che ci avessero tentato in sei, ma che cinque non ce l’avessero fatta. Inoltre, tre dei fuggiaschi riacciuffati erano stati portati nelle celle di isolamento, e i compagni di cella temevano che la polizia li stesse pestando per rappresaglia. La voce rimbalza, anche attraverso un appello da Radio Blackout, e diversi antirazzisti e amanti della libertà si precipitano al Cie per vedere cosa stava succedendo, e cosa si poteva fare. Dalle gabbie si sentono grida e battiture, c’è una protesta in corso. Poco dopo si scopre che l’evasione è stato un tentativo collettivo che ha riguardato una o due sezioni intere, una roba grossa insomma, con decine di persone coinvolte. Anche da fuori si comincia a battere sui pali e a gridare “libertà!”. Finché non arrivano ben dieci volanti, probabilmente a zonzo lì intorno per cercare il fuggiasco, e fermano quattro antirazzisti intenti a suonare un paio di lampioni, e in possesso di diverse palline da tennis e una racchetta. I quattro vengono portati in commissariato e ne escono alcune ore dopo con una denuncia per istigazione: giusto il tempo per vedere la foto del fuggiasco che veniva distribuita a tutte le volanti. Per chi è interessato ai tempi di reazione, diciamo che la foto è stata diramata circa quattro ore dopo l’evasione.
Ma la cosa più importante è che c’è un uomo libero in più a Torino.

Serpenti a Bologna
Serpenti, tre serpenti in giro per le camerate. Sembra impossibile, ma questo è stato il risveglio domenicale dei reclusi del Centro di via Mattei a Bologna. Vedono i serpenti, si spaventano, corrono all’aria, chiedono aiuto ma nessuno li ascolta: i serpenti poi sembrano velenosi e questo rende ancora più surreale la situazione. Ad un certo punto arriva la polizia ma, sorpresa!, invece di occuparsi dei serpenti comincia… una perquisizione alla ricerca di cellulari. E già, perché i reclusi hanno chiamato i solidali di fuori e la polizia oramai ha paura di quel che si può fare con un telefonino. Intanto un serpente è stato ucciso e degli altri due non abbiamo più notizie. Nel pomeriggio, fuori dalle mura di via Mattei, i soliti solidali fanno capolino: la Digos ci mette pochissimo ad arrivare e intanto, dentro, inizia una nuova perquisizione, ancora più approfondita di quella della mattina. Altri telefonini sequestrati, altra gente spogliata e tutto il resto.
Ascolta qui di seguito la voce di una compagna bolognese, che ci racconta di questa domenica al Centro ed anche della lunga giornata precedente per le vie di Bologna con un presidio contro il “pacchetto sicurezza”, uno striscione sulla torre degli asinelli ed uno sulla facciata del municipio ed, infine, con una occupazione: http://www.autistici.org/macerie/?p=20213
 
 
Gradisca, ovvero la voglia di libertà
A neanche una settimana dal massacro di lunedì i reclusi del Centro di Gradisca d’Isonzo hanno ricominciato a correre. Solo ieri hanno provato la fuga in cinque, due al mattino e tre al pomeriggio. Chi rompendo una finestra, chi scavalcando le mura o i cancelli di quel canile infame che in migliaia abbiamo potuto ammirare nel video uscito avventurosamente dalle gabbie solo tre giorni fa. Nessuno dei cinque è riuscito ad andarsene davvero, purtroppo: qualcuno è finito per sbaglio dentro alla struttura per richiedenti asilo che è li accanto, qualcuno è stato tirato di forza giù dal muro dai soldati, e l’unico che è riuscito ad arrivare nei campi è stato subito ripreso dalle pattuglie che in questi giorni sono in allerta e girano sempre in zona.
È la voglia di libertà che spinge, in tutti i modi. Con la rivolta aperta e la resistenza alla repressione. Col lavoro segreto di documentazione e con il coraggio di gridare a voce alta. Con l’intelligenza che ti permette di beffare chi ti guarda a vista giorno e notte. E ora di nuovo con il coraggio di correre e di scavalcare i cancelli, e ancora una volta di raccontare quello che sta succedendo. Anche se sei ricattato, privo di tutto, solo in una gabbia circondata da soldati armati che ti hanno già dato segno della propria ferocia.
Gli uomini del Ministro, ora, sono in difficoltà e accumulano una brutta figura dopo l’altra. Se lunedì hanno dimostrato di essere dei cani feroci, nei giorni successivi hanno dato prova di essere pure particolarmente stupidi: hanno taciuto imbarazzati quando tutti parlavano e si sono fatti sbugiardare nella maniera più plateale e clamorosa da una manciata di fotogrammi clandestini. Non sappiamo ancora se delle immagini terribili come quelle che sono circolate in questi giorni smuoveranno le coscienze abbastanza da trasformare l’indignazione in fatti concreti - sono tempi grami, questi, e fare eccessivo conto sulla sensibilità diffusa può essere un azzardo. Ma possiamo dire che dei piccoli risultati pratici ci sono già stati: il Prefetto è stato costretto a revocare il regime di semi-isolamento che vigeva nel Centro sin dalla rivolta di agosto e ha pregato polizia e soldati di usare per le buone maniere per un po’. Non è la libertà, ma non è neanche poco.
Ascolta il racconto delle fughe fallite su http://www.autistici.org/macerie/?p=20143