Deprecated: Function set_magic_quotes_runtime() is deprecated in /investici.org/asilosquat/html-tuttosquat.net/_header.inc.php on line 36
[aggiornamento]ORDIGNI TORINO: PERQUISIZIONI DIGOS IN TUTTA ITALIA
feeds rss   a -  A +

19.02.2009

[aggiornamento]ORDIGNI TORINO: PERQUISIZIONI DIGOS IN TUTTA ITALIA

Individualità anarchiche perquisite | Rassegna stampa

 
 

 
da qui
 
 
 
Individualità anarchiche perquisite a Pisa
Il 18 febbraio 2009 alcune individualità anarchiche sono state sottoposte a perquisizione da parte della sbirraglia digos agli ordini del sostituto procuratore Tatangelo. Non siamo indagati, ma sospettati di essere "in stretto contatto con gli indagati" di "attentato con ordigni esplosivi".
Sequestrati computer, materiale informatico e cartaceo, in particolare la corrispondenza che da anni intratteniamo con i prigionieri anarchici Marco Camenisch e Gabriel Pombo da Silva. I fedeli servi della repressione vorrebbero spezzare il forte legame che unisce i ribelli anarchici, dentro e fuori le galere.
Questo nuovo atto repressivo giunge pochi giorni dopo il rinvio a giudizio di alcuni di noi per 270bis, 270ter, 81 e 100 c.p. da parte della procura di Firenze, agli ordini dell'Impero Benetton.
Pare proprio che a questa seguiranno altre sgradite visite, visto l'interesse che stanno mostrando nei confronti del nostro impegno solidale verso i prigionieri anarchici in lotta, in Italia come in Cile, in Svizzera come in Germania…
Pare proprio che i ridicoli CSI nostrani continueranno a collezionare materiale biologico con ogni mezzo. Peccato che gli ultimi slip sequstrati non siano "made in United Dolors of Benetton"!
Morte allo Stato!
Individualità anarchiche
 
ORDIGNI TORINO: PERQUISIZIONI DIGOS IN TUTTA ITALIA
 
(ANSA Valle d'Aosta ) - TORINO, 18 FEB - La Digos di Torino sta eseguendo, in collaborazione con i colleghi di Milano, Lecco, Pisa, Lucca, Pescara, Viterbo, Roma, Avellino e Oristano, perquisizioni nelle varie città e province italiane nell'ambito dell'inchiesta sull'esplosione di tre ordigni in altrettanti cassonetti dell'immondizia avvenuta il 5 marzo del 2007 nell'elegante quartiere della Crocetta, la zona più esclusiva di Torino. Complessivamente le perquisizioni sono 22.

L'inchiesta sulla vicenda è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino.

Gli attentati furono rivendicati con una lettera, giunta al quotidiano "Torino Cronaca", dal gruppo anarco-insurrezionalista "Fai Rat".

Nel documento si precisava che la zona era stata scelta perché abitata dalla buona borghesia torinese e si chiedeva la chiusura del Centro di permanenza temporanea (Cpt) di Torino. 




 
Perquisizioni in tutta Italia
per gli ordigni alla Crocetta
 
I rilievi della Polizia Scientifica dopo le bombe nei cassonetti di corso Govone
da La Stampa
 
   
Nel marzo 2007 erano stati fatti esplodere tre cassonetti. L'azione era stata rivendicata dal gruppo anarco insurrezionalista Fai-Rat
TORINO
La Digos di Torino sta eseguendo, in collaborazione con i colleghi delle zone coinvolte, 22 perquisizioni in tutta Italia nel’ambito dell’inchiesta sui tre ordigni che il 5 marzo 2007 fecero esplodere dei cassonetti nell’elegante quartiere torinese della Crocetta.

In particolare, le perquisizioni, che riguardano soprattutto abitazioni, sono 9 tra Torino e provincia, una rispettivamente a Milano, Lecco, Lucca, Roma, Avellino e Oristano, due a Pisa e Viterbo e tre a Pescara.

Il provvedimento riguarda persone che nel corso delle indagini sono emerse come vicine alla sigla che aveva rivendicato l’azione, ossia il gruppo anarco insurrezionalista Fai-Rat.
 
  TORINO 19/02/2009 - L’operazione della Digos è scattata all’alba. Alla stessa ora in cui, due anni fa, il quartiere della Crocetta fu svegliato da tre esplosioni. Ventidue le perquisizioni effettuate, nove a Torino, le restanti a Milano, Lecco, Lucca, Roma, Avellino, Oristano, Pisa, Viterbo e Pescara. Cinque gli anarchici denunciati. Sono sospettati di aver in vario modo contribuito alla progettazione ed esecuzione degli attentati del 5 marzo 2007, e sono indagati per “associazione sovversiva finalizzata all'eversione”.

Tre ordigni erano stati piazzati accanto a tre cassonetti con un duplice obiettivo: uccidere i poliziotti e ottenere il risalto mediatico che accompagna ogni atto terroristico. Gli autori avevano rivendicato l’attentato nascondendosi dietro i nomi di personaggi disneyani. Quei Pippo, Paperoga, Paperino, Qui, Quo e Qua che adesso avrebbero un volto e un nome. Quattro risiedono a Torino, uno a Ivrea. Sono anarchici del Fai/Rat (la federazione anarchica informale - rivolta anonima e tremenda), e in alcuni casi si tratta di personaggi già finiti in altre inchieste sull’insurrezionalismo. Alfredo C., per esempio, condannato in primo grado per diserzione aggravata, arrivato nel capoluogo piemontese da Pescara, figurava tra gli indagati di due processi milanesi relativi agli attentati al Duomo e a Palazzo Marino.

Gli uomini della Digos si sono presentati a casa sua, in un alloggio al quarto piano di via Donizetti 8, all’alba e sono usciti solo nel primo pomeriggio con due borsoni pieni di materiale giudicato «interessante».

Nove perquisizioni sono state effettuate tra Torino e provincia (una a Ivrea). Una a Milano, Lecco, Lucca, Roma, Avellino e Oristano. Due a Pisa e Viterbo, città in cui venne arrestata Claudia C., sorella di Alfredo C., accusata di essere una degli autori degli attentati al tribunale locale e del fallito attentato al Centro servizi sociali per adulti della stessa città. Tre a Pescara, dove risiedevano altri due anarchici indagati per gli stessi episodi: Danilo C., e Valentina S.. Gli uomini coordinati dal dirigente Giuseppe Petronzi ieri hanno sequestrato materiale cartaceo e informatico, e alcuni pc. Sono inoltre stati prelevati alcuni campioni di Dna che verranno confrontati con quello rinvenuto sulla scena del crimine e in un bar della zona.

L’attentato oggetto dell’indagine coordinata dal sostituto procuratore Marcello Tatangelo risale al 5 marzo 2007. Gli ordigni (una miscela esplosiva composta da polvere di alluminio, clorati e nitrati compressa in una pentola e innescata da un timer) erano stati collocati in modo tale che per esaminare il punto dove avvenne la prima esplosione bisognasse per forza passare di fronte alle altre due trappole nascoste nei cassonetti dell’Amiat. Le bombe dovevano uccidere, e la sequenza delle esplosioni conferma questa ipotesi.
Il primo ordigno esplode alle 4.25, al civico 11 di corso Trento. Alle 4.35 va in pezzi il cassonetto in corso Govone, e alle 4.47 una fiammata fonde il bidone di via Arimondi. L’ultima bomba non esplode. Perché, spiegherà qualche ora dopo la scientifica «qualcosa non ha funzionato come doveva».

A mezzogiorno il procuratore aggiunto Maurizio Laudi riceve il primo rapporto della Digos. Osserva la cartina su cui sono segnati i punti delle esplosioni, confronta gli orari, guarda il calendario e mormora: «Ho l’impressione che qualcuno abbia voluto ricordare la ricorrenza del 6 marzo 1998». Una data che tutti ricordano. Tanto in Procura quanto negli ambienti che in qualche modo si rifanno all’insurrezionalismo di matrice anarchica. Il 6 marzo 1998 è il giorno dell’arresto di Edoardo Massari, Maria Soledad Rosa, e Silvano Pellissero. Ed è l’inizio di una lunga stagione di tensione: i suicidi di “Sole” e “Baleno”, gli squatter che scendono in piazza e riescono a devastare il Palagiustizia, le lettere esplosive spedite a direttori di giornale, politici e imprenditori.

Tra gli altri, gli anarchici rivolgono le proprie “attenzioni” alla ditta Coema, impegnata nei lavori di ristrutturazione del Cpt di corso Brunelleschi. Quel Cpt che viene citato anche nella rivendicazione delle bombe alla Crocetta, spedita a CronacaQui all’indomani delle esplosioni. Nove fogli formato A4, bianchi, con un testo scritto al computer. «Iniziamo la terza fase della campagna “Fai da te” con una serie di esplosioni tra i viali della Crocetta… Questa volta abbiamo programmato le esplosioni di notte, la prossima, se il Cpt di corso Brunelleschi non chiuderà, di giorno».

tamagnone@cronacaqui.it