25.06.2009
Aldrovandi: la sentenza il 6 luglio.
Venerdì si è tenuta la requisitoria del PM Proto al processo per la morte di Federico Aldrovandi.
Dal Blog di Patrizia:
Caso Aldovrandi, il pm chiede 3 anni e 8 mesi
Misteri
di Angelo Pagliaro
22/06/2009
"Ingaggiarono una colluttazione eccedendo i limiti del legittimo intervento e mantennero il ragazzo ormai agonizzante in posizione prona, ammanettato, rendendone difficoltosa la respirazione. Un eccesso colposo che ha cagionato, o comunque concorso a cagionare il decesso". Questa è la motivazione principale con la quale il PM, Nicola Proto, dopo una requisitoria durata cinque ore ha chiesto per i quattro poliziotti una pena di tre anni e otto mesi. Gli agenti intervenuti devono rispondere quindi di eccesso colposo nell' omicidio di Federico Aldovrandi, lo studente diciottenne morto il 25 settembre 2005 dopo essere stato fermato dalla polizia. I poliziotti imputati sono Monica Segatto, Paolo Forlani, Enzo Pontani e Luca Pollastri. Nella sua ricostruzione dei fatti il pm ha sottolineato che l'intervento degli agenti è stato sproporzionato, in quanto non era necessario usare i manganelli: i quattro poliziotti delle due volanti si trovarono a fronteggiare la situazione con un atteggiamento offensivo e non difensivo, davanti a una persona indifesa che non era comunque aggressiva o pericolosa. Federico Adovrandi, la mattina del 25 settembre 2005 stava ritornando a casa da un concerto, aveva bisogno di aiuto - ha ancora sottolineato Proto - mentre i quattro agenti usarono contro di lui i manganelli su tutto il corpo e anche la testa, con violenza non necessaria e gratuita. E ha concluso: "Federico sarebbe ancora vivo, oggi, e avrebbe 22 anni, se quella mattina del 25 settembre 2005 non avesse incontrato i quattro agenti di polizia intervenuti". Erano esattamente le 5 e 47 del mattino di domenica 25 settembre 2005 quando arrivò la prima telefonata alla sala operativa. Gli abitanti del quartiere vengono svegliati di colpo dalle urla di un ragazzo che non sta bene. Arriva la prima auto della polizia, gli agenti scendono riparandosi dietro le portiere, Federico è su di giri, scivola, rompe un vetro con un calcio. Arriva in soccorso un'altra pattuglia, in tutto si contano quattro agenti in divisa: tre uomini e una donna. Da quel momento non sappiamo cosa sia veramente accaduto nel tentativo di bloccare il ragazzo.
Come sono intervenuti gli agenti? Quali mezzi hanno usato? Da subito il caso è stato avvolto nel silenzio più assoluto come accade spesso quando ci sono di mezzo i tutori dell'ordine. Lo squarcio nella cappa soffocante dell'omertà è stato aperto dalla mamma di Federico Aldovrandi, Patrizia Moretti, impiegata comunale, che ha pensato bene di aprire un blog per raccontare questa ennesima violenza della polizia di Stato (federicoaldovrandi.blog.kataweb.it). Anche Amnesty International ha posto delle domande alle quali i giudici stanno cercando di dare riposte convincenti. Un dato è certo: Federico venne ammanettato e picchiato selvaggiamente. Dalle testimonianze risulta che i poliziotti gli misero le manette, lo presero a manganellate e infine riuscirono a immobilizzarlo tenendolo a terra. Ed è così che probabilmente Federico è morto: per asfissia. "Appena arrivati i soccorsi, e visto il corpo con la faccia a terra, ammanettato sulla schiena, abbiamo chiesto ai poliziotti di togliergli le manette, altrimenti non riuscivamo a girarlo per capire se ancora respirasse. Aveva un rivolo di sangue alla bocca e in testa". Questa la deposizione dei due addetti all'ambulanza, Stefano Rossi e Thomas Mastellari. "Ma noi siamo intervenuti solo per impedirgli di farsi più male" ribattono gli imputati. Piena di dolore la descrizione della madre del giovane: "Vedo mio figlio nella cassa, prima del funerale, e quasi non riesco a riconoscerlo, ha un livido enorme in faccia e quei segni maledetti sui polsi, chissà quanto hanno tirato per fargli tanto male. Anche dal referto autoptico emergono altre ombre. Si apre una vera e propria battaglia tra i periti. Quelli della famiglia sono certi dell'asfissia mentre il consulente della Procura, Stefano Malaguti, parla di problemi cardiaci: "Insufficienza miocardica contrattile acuta in condizioni di stress psicofisico". Ma il cuore gli scoppiò per le botte o per altro? "La causa dell'indebolimento - scrive il perito - è la droga, e precisamente eroina, ketamina e alcol". In quantità comunque troppo bassa per uccidere.
Nel blog, la signora Patrizia ha inserito anche le fotografie del suo ragazzo morto sul tavolo dell'obitorio. "Lo scroto schiacciato? E' stata rilevata solo una piccolissima ecchimosi" ha detto il procuratore capo, Severino Messina. "Quel ragazzo non è deceduto per le percosse ricevute". Troppe domande cercano risposte convincenti. "Perché Federico aveva i vestiti sporchi di sangue, ma a terra il sangue non c'era? Forse perché lo picchiarono quando ancora era in piedi? Ma si picchia un ragazzo per calmarlo, massacrandolo di botte? Perché i soccorsi vennero chiamati in ritardo?" Domande molto simili a queste gli italiani si posero quando il 7 maggio del 1972 morì a Pisa, a soli 21 anni, il giovane anarchico Franco Serantini, pestato a sangue dai celerini durante un presidio antifascista promosso da Lotta Continua. Anche quella volta il medico, appena uscito dall'obitorio dopo l'autopsia, dichiarò sconvolto : "È stato un trauma assistere all'autopsia, veder sezionare quel ragazzo che conoscevo. Un corpo massacrato, al torace, alle spalle, al capo, alle braccia. Tutto imbevuto di sangue. Non c'era neppure una piccola superficie intoccata. Ho passato una lunga notte di incubi". Speriamo che il 30 giugno quest'altra ennesima lunga notte di incubi possa cessare con un'assunzione di responsabilità che ancora manca per molte vittime di violenze assurde tra cui Giuseppe Pinelli e Carlo Giuliani.
altro da indy italy:
ALDRO, 4 ANNI DOPO
Dopo quasi 4 anni dalla morte di Federico Aldrovandi, il 30 giugno arriverà la sentenza per i 4 agenti PS imputati per omicidio colposo. Sono serviti 2 anni di processo, 26 udienze, le dimissioni di un pm ed il trasferimento del questore di Ferrara, Elio Graziani, che aveva compromesso l'immagine della polizia a Ferrara con una condotta tesa ad insabbiare la morte di Aldro, questore, un'altra indagine parallela nei confronti della questura ferrarese per depistaggio, per formulare l'accusa di "omicidio colposo".
Per l'accusa Federico è morto a causa delle percosse subite (tra cui diversi traumi gravi e probabilmente mortali a livello cardiaco) e della posizione, ammanettato con la faccia a terra, fattagli assumere dai poliziotti, che ignorarono le sue richieste di aiuto continuando a colpirlo mentre era già inerme. Queste circostanze sono confermate, oltre che dalle diverse perizie autoptiche, che escludono per l'altro la droga come causa del decesso, sopratutto nelle perizie fatte dopo gli esami tossicologici, [foto], da diversi testimoni, in particolare da una donna, che dal suo balcone ha visto gli agenti accanirsi contro Federico e dalle registrazioni delle conversazioni radio tra autopattuglie e questura, rimaste a lungo chiuse in una cassaforte al pari di diversi tamponi del sangue di Federico, rimasti per oltre due anni chiusi dentro un frigo della scientifica. La linea difensiva dei quattro imputati, tutti attualmente in servizio, sia con incarichi amministrativi che di pattuglia, invece continua a puntare sulla vecchia, e oramai falsificata, versione: Federico, in preda a raptus violenti dovuti alle droghe, avrebbe dato in escandescenze in strada, cagionando, così, l'intervento della PS che, una volta giunta con due pattuglie, sarebbe stata aggredita dallo stesso Aldro, il quale poi sarebbe collassato senza più riprendersi durante la collutazione. Ma oramai l'evidenza è venuta a galla: Aldro è stato ucciso per strada da quattro poliziotti intervenuti in base a non si quali fatti e che si sono sentiti legittimati ad aggredire e a pestare a morte un diciottenne. Le richieste dei pm
Dal Blog di Patrizia:
Stamattina il pm Nicola Proto ha raccolto la sintesi di 4 anni dall’omicidio di Federico in poi. Ha blindato, con una ricostruzione precisa sugli orari delle telefonate, la prova della menzogna nella ricostruzione dei fatti da parte degli imputati e dei loro “complici”.
Ovviamente il pm non ha usato queste espressioni, ma questo è il senso. Ha spesso sottolineato: “Perchè affannarsi tanto a mentire se avessero agito correttamente come sostengono?”
Ha percorso ogni capo di imputazione e ha ribadito tutto con le prove dei fatti e delle testimonianze.
Ha conluso parlando di Federico, di un ragazzo di 18 anni che forse avrà fatto qualche sbaglio, ma che sempre 18 anni aveva e che ora, se non avesse fatto quell’incontro, oggi sarebbe vivo e ne avrebbe 22.
Infine ha chiesto la condanna per gli imputati, condanna uguale per la loro scelta di non differenziare mai le rispettive azioni: condanna con richiesta di 3 anni e 8 mesi di reclusione.
In accordo con le parti il Giudice ha concesso ai difensori un tempo maggiore per studiare le requisitorie dell’accusa. Le udienze saranno quindi 23 e 24 giugno per i nostri avvocati, 29 e 30 giugno per i difensori degli imputati, e la sentenza slitta al 6 luglio prossimo.
Caso Aldovrandi, il pm chiede 3 anni e 8 mesi
Misteri
di Angelo Pagliaro
22/06/2009
"Ingaggiarono una colluttazione eccedendo i limiti del legittimo intervento e mantennero il ragazzo ormai agonizzante in posizione prona, ammanettato, rendendone difficoltosa la respirazione. Un eccesso colposo che ha cagionato, o comunque concorso a cagionare il decesso". Questa è la motivazione principale con la quale il PM, Nicola Proto, dopo una requisitoria durata cinque ore ha chiesto per i quattro poliziotti una pena di tre anni e otto mesi. Gli agenti intervenuti devono rispondere quindi di eccesso colposo nell' omicidio di Federico Aldovrandi, lo studente diciottenne morto il 25 settembre 2005 dopo essere stato fermato dalla polizia. I poliziotti imputati sono Monica Segatto, Paolo Forlani, Enzo Pontani e Luca Pollastri. Nella sua ricostruzione dei fatti il pm ha sottolineato che l'intervento degli agenti è stato sproporzionato, in quanto non era necessario usare i manganelli: i quattro poliziotti delle due volanti si trovarono a fronteggiare la situazione con un atteggiamento offensivo e non difensivo, davanti a una persona indifesa che non era comunque aggressiva o pericolosa. Federico Adovrandi, la mattina del 25 settembre 2005 stava ritornando a casa da un concerto, aveva bisogno di aiuto - ha ancora sottolineato Proto - mentre i quattro agenti usarono contro di lui i manganelli su tutto il corpo e anche la testa, con violenza non necessaria e gratuita. E ha concluso: "Federico sarebbe ancora vivo, oggi, e avrebbe 22 anni, se quella mattina del 25 settembre 2005 non avesse incontrato i quattro agenti di polizia intervenuti". Erano esattamente le 5 e 47 del mattino di domenica 25 settembre 2005 quando arrivò la prima telefonata alla sala operativa. Gli abitanti del quartiere vengono svegliati di colpo dalle urla di un ragazzo che non sta bene. Arriva la prima auto della polizia, gli agenti scendono riparandosi dietro le portiere, Federico è su di giri, scivola, rompe un vetro con un calcio. Arriva in soccorso un'altra pattuglia, in tutto si contano quattro agenti in divisa: tre uomini e una donna. Da quel momento non sappiamo cosa sia veramente accaduto nel tentativo di bloccare il ragazzo.
Come sono intervenuti gli agenti? Quali mezzi hanno usato? Da subito il caso è stato avvolto nel silenzio più assoluto come accade spesso quando ci sono di mezzo i tutori dell'ordine. Lo squarcio nella cappa soffocante dell'omertà è stato aperto dalla mamma di Federico Aldovrandi, Patrizia Moretti, impiegata comunale, che ha pensato bene di aprire un blog per raccontare questa ennesima violenza della polizia di Stato (federicoaldovrandi.blog.kataweb.it). Anche Amnesty International ha posto delle domande alle quali i giudici stanno cercando di dare riposte convincenti. Un dato è certo: Federico venne ammanettato e picchiato selvaggiamente. Dalle testimonianze risulta che i poliziotti gli misero le manette, lo presero a manganellate e infine riuscirono a immobilizzarlo tenendolo a terra. Ed è così che probabilmente Federico è morto: per asfissia. "Appena arrivati i soccorsi, e visto il corpo con la faccia a terra, ammanettato sulla schiena, abbiamo chiesto ai poliziotti di togliergli le manette, altrimenti non riuscivamo a girarlo per capire se ancora respirasse. Aveva un rivolo di sangue alla bocca e in testa". Questa la deposizione dei due addetti all'ambulanza, Stefano Rossi e Thomas Mastellari. "Ma noi siamo intervenuti solo per impedirgli di farsi più male" ribattono gli imputati. Piena di dolore la descrizione della madre del giovane: "Vedo mio figlio nella cassa, prima del funerale, e quasi non riesco a riconoscerlo, ha un livido enorme in faccia e quei segni maledetti sui polsi, chissà quanto hanno tirato per fargli tanto male. Anche dal referto autoptico emergono altre ombre. Si apre una vera e propria battaglia tra i periti. Quelli della famiglia sono certi dell'asfissia mentre il consulente della Procura, Stefano Malaguti, parla di problemi cardiaci: "Insufficienza miocardica contrattile acuta in condizioni di stress psicofisico". Ma il cuore gli scoppiò per le botte o per altro? "La causa dell'indebolimento - scrive il perito - è la droga, e precisamente eroina, ketamina e alcol". In quantità comunque troppo bassa per uccidere.
Nel blog, la signora Patrizia ha inserito anche le fotografie del suo ragazzo morto sul tavolo dell'obitorio. "Lo scroto schiacciato? E' stata rilevata solo una piccolissima ecchimosi" ha detto il procuratore capo, Severino Messina. "Quel ragazzo non è deceduto per le percosse ricevute". Troppe domande cercano risposte convincenti. "Perché Federico aveva i vestiti sporchi di sangue, ma a terra il sangue non c'era? Forse perché lo picchiarono quando ancora era in piedi? Ma si picchia un ragazzo per calmarlo, massacrandolo di botte? Perché i soccorsi vennero chiamati in ritardo?" Domande molto simili a queste gli italiani si posero quando il 7 maggio del 1972 morì a Pisa, a soli 21 anni, il giovane anarchico Franco Serantini, pestato a sangue dai celerini durante un presidio antifascista promosso da Lotta Continua. Anche quella volta il medico, appena uscito dall'obitorio dopo l'autopsia, dichiarò sconvolto : "È stato un trauma assistere all'autopsia, veder sezionare quel ragazzo che conoscevo. Un corpo massacrato, al torace, alle spalle, al capo, alle braccia. Tutto imbevuto di sangue. Non c'era neppure una piccola superficie intoccata. Ho passato una lunga notte di incubi". Speriamo che il 30 giugno quest'altra ennesima lunga notte di incubi possa cessare con un'assunzione di responsabilità che ancora manca per molte vittime di violenze assurde tra cui Giuseppe Pinelli e Carlo Giuliani.
altro da indy italy:
ALDRO, 4 ANNI DOPO
Dopo quasi 4 anni dalla morte di Federico Aldrovandi, il 30 giugno arriverà la sentenza per i 4 agenti PS imputati per omicidio colposo. Sono serviti 2 anni di processo, 26 udienze, le dimissioni di un pm ed il trasferimento del questore di Ferrara, Elio Graziani, che aveva compromesso l'immagine della polizia a Ferrara con una condotta tesa ad insabbiare la morte di Aldro, questore, un'altra indagine parallela nei confronti della questura ferrarese per depistaggio, per formulare l'accusa di "omicidio colposo".
Per l'accusa Federico è morto a causa delle percosse subite (tra cui diversi traumi gravi e probabilmente mortali a livello cardiaco) e della posizione, ammanettato con la faccia a terra, fattagli assumere dai poliziotti, che ignorarono le sue richieste di aiuto continuando a colpirlo mentre era già inerme. Queste circostanze sono confermate, oltre che dalle diverse perizie autoptiche, che escludono per l'altro la droga come causa del decesso, sopratutto nelle perizie fatte dopo gli esami tossicologici, [foto], da diversi testimoni, in particolare da una donna, che dal suo balcone ha visto gli agenti accanirsi contro Federico e dalle registrazioni delle conversazioni radio tra autopattuglie e questura, rimaste a lungo chiuse in una cassaforte al pari di diversi tamponi del sangue di Federico, rimasti per oltre due anni chiusi dentro un frigo della scientifica. La linea difensiva dei quattro imputati, tutti attualmente in servizio, sia con incarichi amministrativi che di pattuglia, invece continua a puntare sulla vecchia, e oramai falsificata, versione: Federico, in preda a raptus violenti dovuti alle droghe, avrebbe dato in escandescenze in strada, cagionando, così, l'intervento della PS che, una volta giunta con due pattuglie, sarebbe stata aggredita dallo stesso Aldro, il quale poi sarebbe collassato senza più riprendersi durante la collutazione. Ma oramai l'evidenza è venuta a galla: Aldro è stato ucciso per strada da quattro poliziotti intervenuti in base a non si quali fatti e che si sono sentiti legittimati ad aggredire e a pestare a morte un diciottenne. Le richieste dei pm

