02.05.2009
altro comunicato distribuito durante il primo maggio ai giardini irreali
Il paradiso va in classe operaia
« Non é la ragione per la quale obbedisce, é l'obbedienza che fa il soggetto. » Spinoza
E' la festa del papa', cosi' papa' é contento, la festa della mamma, cosi' mamma é contenta, e altre ancora (della donna, degli ebrei e perché no degli immigrati). Oggi tocca ai lavoratori, e il lavoratore é contento. « Sei contento? - Sí sono contento. » Ma a festeggiare é solo il lavoratore, che è davvero utile alla società, all'economia. Quello costantemente insoddisfatto del proprio lavoro anche se a volte prova ad affermare il contrario, quello che guida la moglie e fa l'amore con la sua macchina, quello la cui foto si trova accanto alla parola « lavoratore » nel dizionario. La festa è dedicata a lui e non a chi vive del proprio piacere, fastidioso per lo stato ma ammirato dal lavoratore che esclama incontrandolo: « che figo, anch'io avrei voluto vivere della mia passione. » E che cazzo stai facendo allora coglione? « Obbedisco, obbedisco allo stato. » In effetti come sottolinea la citazione in alto, l'obbedienza non ha altro rapporto che con la volonta' di colui che comanda, non con la necessita' di chi é comandato. Al di fuori di questa logica di lavoro nociva e indiretta in quanto necessaria allo stato ne esiste una benefica e diretta poiché necessaria a noi stessi. Arrangiarmi i lavori di casa, rigirare la terra del mio orto o piu' semplicimente scirvere un testo per comunicare un idea. E' sempre lavoro ma in questo caso si tratta di qualcosa che ci coinvolge direttamente e che gli donna il senso che il nostro amico lavoratore non conosce. « Che figo, anch'io avrei voluto… », basta adesso! Torna al lavoro e rivendica, spera, ma sopratutto aspetta, aspetta migliori condizioni di lavoro. Oppure capisci che: « Esiste una contraddizione nell'avvelersi di un diritto senza sottomettersi alla decisione di colui che lo concede o che ne é l'autore; percio' risulta imposibile rivendicare sociamente un diritto contro il sovrano. »
(Charles Appuhn). E smetti di lavorare.
« Non é la ragione per la quale obbedisce, é l'obbedienza che fa il soggetto. » Spinoza
E' la festa del papa', cosi' papa' é contento, la festa della mamma, cosi' mamma é contenta, e altre ancora (della donna, degli ebrei e perché no degli immigrati). Oggi tocca ai lavoratori, e il lavoratore é contento. « Sei contento? - Sí sono contento. » Ma a festeggiare é solo il lavoratore, che è davvero utile alla società, all'economia. Quello costantemente insoddisfatto del proprio lavoro anche se a volte prova ad affermare il contrario, quello che guida la moglie e fa l'amore con la sua macchina, quello la cui foto si trova accanto alla parola « lavoratore » nel dizionario. La festa è dedicata a lui e non a chi vive del proprio piacere, fastidioso per lo stato ma ammirato dal lavoratore che esclama incontrandolo: « che figo, anch'io avrei voluto vivere della mia passione. » E che cazzo stai facendo allora coglione? « Obbedisco, obbedisco allo stato. » In effetti come sottolinea la citazione in alto, l'obbedienza non ha altro rapporto che con la volonta' di colui che comanda, non con la necessita' di chi é comandato. Al di fuori di questa logica di lavoro nociva e indiretta in quanto necessaria allo stato ne esiste una benefica e diretta poiché necessaria a noi stessi. Arrangiarmi i lavori di casa, rigirare la terra del mio orto o piu' semplicimente scirvere un testo per comunicare un idea. E' sempre lavoro ma in questo caso si tratta di qualcosa che ci coinvolge direttamente e che gli donna il senso che il nostro amico lavoratore non conosce. « Che figo, anch'io avrei voluto… », basta adesso! Torna al lavoro e rivendica, spera, ma sopratutto aspetta, aspetta migliori condizioni di lavoro. Oppure capisci che: « Esiste una contraddizione nell'avvelersi di un diritto senza sottomettersi alla decisione di colui che lo concede o che ne é l'autore; percio' risulta imposibile rivendicare sociamente un diritto contro il sovrano. »
(Charles Appuhn). E smetti di lavorare.

