Diario
A neanche una settimana dal massacro di lunedì i
reclusi del Centro di Gradisca d’Isonzo hanno ricomincito a correre.
Solo ieri hanno provato la fuga in cinque, due al mattino e tre al
pomeriggio. Chi rompendo una finestra, chi scavalcando le mura o i
cancelli di quel canile infame che in migliaia abbiamo potuto ammirare nel video uscito avventurosamente dalle gabbie solo tre giorni fa.
Nessuno dei cinque è riuscito ad andarsene davvero, purtroppo: qualcuno
è finito per sbaglio dentro alla struttura per richiedenti asilo che è
li accanto, qualcuno è stato tirato di forza giù dal muro dai soldati,
e l’unico che è riuscito ad arrivare nei campi è stato subito ripreso
dalle pattuglie che in questi giorni sono in allerta e girano sempre in
zona.
È la voglia di libertà che spinge, in tutti i modi. Con la rivolta
aperta e la resistenza alla repressione. Col lavoro segreto di
documentazione e con il coraggio di gridare a voce alta. Con
l’intelligenza che ti permette di beffare chi ti guarda a vista giorno
e notte. E ora di nuovo con il coraggio di correre e di scavalcare i
cancelli, e ancora una volta di raccontare quello che sta succedendo.
Anche se sei ricattato, privo di tutto, solo in una gabbia circondata
da soldati armati che ti hanno già dato segno della propria ferocia.
Gli uomini del Ministro, ora, sono in difficoltà e accumulano una
brutta figura dopo l’altra. Se lunedì hanno dimostrato di essere dei
cani feroci, nei giorni successivi hanno dato prova di essere pure
particolarmente stupidi: hanno taciuto imbarazzati quando tutti
parlavano e si sono fatti sbugiardare nella maniera più plateale e
clamorosa da una manciata di fotogrammi clandestini. Non sappiamo
ancora se delle immagini terribili come quelle che sono circolate in
questi giorni smuoveranno le coscienze abbastanza da trasformare
l’indignazione in fatti concreti - sono tempi grami, questi, e fare
eccessivo conto sulla sensibilità diffusa può essere un azzardo. Ma
possiamo dire che dei piccoli risultati pratici ci sono già stati: il
Prefetto è stato costretto a revocare il regime di semi-isolamento che
vigeva nel Centro sin dalla rivolta di agosto e ha pregato polizia e
soldati di usare per le buone maniere per un po’. Non è la libertà, ma
non neanche è poco.
Ascolta file audio da Macerie
macerie @ Settembre 27, 2009
Diario
Mentre il massacro di Gradisca del 21 settembre comincia a diventare ufficialmente una notizia,
non vorremmo che venissero dimenticate tutte le altre ferite, tutte le
altre storie di ordinaria violenza all’interno dei Cie di tutta Italia.
Perché ciò che avete visto non è di certo un’eccezione all’interno di quelle strutture, ma la tremenda normalità.
Vi ricorderete della rivolta di Bologna
del 22 settembre, e della dura repressione poliziesca che ne seguì.
Ascoltate allora il racconto di un italiano che è riuscito a entrare in
via Mattei, e ha visto la disperazione e le ferite in faccia ai
reclusi, e il nervosismo dei poliziotti e dei militari di guardia.
E sapete che cosa è successo a Mimì, il recluso marocchino picchiato dagli Alpini
al Cie di Torino? Era finalmente riuscito a sporgere denuncia contro
gli autori del pestaggio, e da allora le pratiche per la sua espulsione
sono improvvisamente accelerate. Il consolato marocchino ha già firmato
i fogli necessari per il rimpatrio, che dovrebbe avvenire la prossima
settimana. Un modo come un altro per archiviare un episodio a dir poco
increscioso. E un messaggio chiaro agli altri reclusi che avessero
qualcosa di cui lamentarsi. Certo, la procedura di espulsione potrebbe
essere fermata da un giudice che prendesse in mano la denuncia e
decidesse di saperne di più, ma sappiamo come i magistrati siano
oberati di lavoro… E gli Alpini, che fine hanno fatto gli Alpini autori
del pestaggio? Be’, loro sono già stati trasferiti altrove, sicuramente
verso altre, eroiche imprese.
E, infine, vi ricorderete di Karim e Said,
presi a manganellate dai marò del battaglione San Marco. Anche loro
hanno voluto denunciare i propri aggressori, e anche loro rischiano una
celere espulsione. Non ci sono grosse notizie in più, anche se un
giornalista è andato a vedere cosa vuol dire vivere e resistere nel Cie di Bari-Palese.
Aggiornamento. Nuovi particolari sulle botte a Bari Palese e altri racconti dal Cie pugliese sono stati pubblicato proprio oggi sul sito di Fortresseurope.
macerie @ Settembre 26, 2009
Diario
Signor Ministro,
Non sa più che pesci prendere, vero? È chiaro che la società che Lei
pretende di controllare Le sta scoppiando tra le mani. Lo vede con i
Suoi stessi occhi, e lo vediamo anche noi. Da qualunque parte la si
guardi, la situazione è fuori controllo, e più Lei ripete i suoi «tutto
va bene» sorridendo teso alla televisione, più alle sue spalle si vede
il fumo delle macerie che sale. Signor Ministro, è inutile nasconderlo.
Se i padroni alla fine ingrassano come sempre, gli sfruttati sono ormai
finiti talmente sul lastrico da essere disposti a far letteralmente di
tutto. In primavera un gruppo di disoccupati napoletani è arrivato a
dar fuoco ad un autobus per protesta, ed ora non si conta più la gente
arrampicata sui tetti dei capannoni e dei monumenti. E se un mattino
all’alba sgomberate decine di famiglie da una casa occupata
abusivamente, la sera stessa ne avete altre dieci a cui pensare. E
tutto questo, per un semplice posto di lavoro o per una casa, mica per
la giustizia o per un mondo migliore. Si figuri, signor
Ministro.Guardiamoci in faccia e diciamoci la verità: a parte parlare
ossessivamente di sicurezza, Lei e i Suoi colleghi non sapete che pesci
prendere. E dire che le state provando proprio tutte, ma i risultati
sono quelli che sono. Basta vedere il gran casino che ha provocato
l’approvazione del Suo amato “pacchetto sicurezza”. I Centri di
Identificazione ed Espulsione per “clandestini” stanno letteralmente
scoppiando: di rabbia, non di reclusi, giacché da quando sono state
introdotte le nuove norme la macchina delle espulsioni è inceppata e
funziona più lentamente di prima. Persino i poliziotti di guardia e i
crocerossini si lamentano di Lei, signor Ministro. Ma questo non le
importa, «non c’è nessuna emergenza», perché Lei si consola con le
immagini dei barconi respinti in Libia. E questo la fa sentire
importante, la fa sentire potente, signor Ministro. E le ronde che Lei
tanto ha voluto si risolvono in pagliacciate scortatissime dalla Sua
polizia, che brontola per dover far da balia a questi gendarmi
dilettanti, quando non finiscono in rissa con chi di squadracce in giro
non ne vuole vedere neanche l’ombra. E sono sempre i Suoi prodi ad aver
la peggio. Per non parlare poi del “reato di clandestinità” di Sua
invenzione, che sta intasando i Tribunali e non lascia ai Giudici
neanche più il tempo per condannare a mesi o anni di galera chi ruba un
pezzo di formaggio al supermercato. Dall’aeroporto di Kabul fino a
Porta Palazzo, non si può certo dire che Lei e il Suo governo stiate
vincendo su tutti i fronti. Ma i morti e i feriti vi rimarranno sulla
coscienza per sempre.
Continua a pag. 20083
macerie @ Settembre 25, 2009