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Comunicato TorinoSquatters e Risposta di Lele Rizzo
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23.03.2009

Comunicato TorinoSquatters e Risposta di Lele Rizzo


  COMUNICATO SULLA NEO-STORIA SCRITTA DALL'ASKATASUNA 

 





 





 





 





In seguito agli incidenti della sera di martedì 27 Gennaio 09, il giornale padronale “La Stampa” e l'organetto fascista “Torino Qui”, escono con vistose locandine che accusano squatter e migranti di avere attaccato la polizia e di aver – tanto per cambiare – devastato la città, rovesciando una panchina.





In realtà la manifestazione era organizzata dal centro sociale Gabrio e dal centro sociale Askatasuna che dal novembre del 2007 si interessano dei diritti calpestati dei rifugiati politici, prima con l'occupazione di Fenix2 (sgomberato dagli squatter nell'Agosto di quell'anno) poi con la recente occupazione della clinica S.Paolo di c.so Peschiera. Ma come al solito i media si sono impegnati nell'opera di disinformazione e non hanno rinunciato all'occasione per rinnovare la criminalizzazione degli squatter, anche se poi negli articoli si parla di autonomi.





Evidentemente irritati dall'equivoco sull'etichetta i dirigenti dell'autonomia torinese del centro sociale Askatasuna hanno pensato bene di rilasciare pesanti dichiarazioni dove si afferma il falso al fine di sminuire il movimento delle occupazioni torinese degli squatter e l'anarchismo in generale, rivendicando il loro protagonismo.





Pensiamo che per ristabilire un elementare senso del giusto sia il caso di dare una risposta a queste vergognose (per chi le fa) affermazioni, perché ci colpiscono direttamente e perché, vediamo che è diventato un ritornello dei “portavoce” di Askatasuna, evidentemente a corto di argomenti e in piena fase di revisione politica.





Si erano già esibiti, Lele Rizzo per primo, in un'intervista sul Manifesto del 13-09-08 sfoggiando notevoli capacità di invenzione letteraria. Si trattava di un'esilarante Neo-storia delle occupazioni a Torino, in chiave involontariamente demenziale, che voleva far scomparire gli squatter, mirando in definitiva all'eliminazione dalla storia dell'esperienza degli squat di Torino, per mettere al centro dello spettacolo mediatico se stesso ed il suo centro sociale. Una bella operazione di censura e di pulizia-politica. L'articolo di disinformazione iniziava così: “Askatasuna, El Paso, Gabrio sono gli spazi occupati autogestiti Torinesi”, e gli altri?… Sole e Baleno erano “Anarchici frequentatori di squat”, non gli occupanti della casa di Collegno, e così via, mentendo e censurando. Di fronte alle barzellette snocciolate su una testata ideologica che nel corso degli anni, in modo sistematico, aveva ignorato ed in certi casi apertamente censurato o denigrato le vicende delle occupazioni di Torino, in quanto prevalentemente anarchiche, pensammo che non valesse la pena muovere un dito. Un caso pietoso, un misero sfogo.





Ma ora insistono e rincarano la dose, mandando avanti, stavolta, il simpatico Lodovico Poletto, giornalista che ha iniziato la sua carriera infamando Baleno fin dalla prima volta che finì in carcere ad Ivrea, che ha cercato il riciclaggio scrivendo – quasi – a favore dei No-Tav e si è trovato ad essere il portavoce della propaganda dell'Askatasuna, che lo considera ormai un giornalista “organico”.





In un articolo su “La Stampa” di Giovedì 29-01-09 dedicato alla risposta degli “antagonisti” alle accuse di aver strumentalizzato la manifestazione dei migranti, Poletto cita puntigliosamente le parole dei leader dell'Askatasuna. Dopo aver aperto affermando che “Askatasuna ormai passa per essere l'ultimo centro sociale della città” altrettanto gratuitamente, ma inesorabilmente, nella logica della propaganda tardo-stalinista che ha accettato di veicolare, arriva ad affermare:





“Gli anarchici, per dirla con le parole di qualche autonomo, rappresentano il : pochi e isolati da tutto. Gli squatter, un tempo attivissimi, sono ormai semi-scomparsi.” I soliti vecchi luoghi comuni sugli anarchici avulsi, gli stessi utilizzati anche da assessori e sindaci sgomberatori. Si nota che la sinistra è ancora una grande famiglia.





Nella frase citata si identifica l'anarchismo torinese unicamente con gli squatter, mostrando che verso di loro è rivolto l'attacco, cui abbiamo deciso di rispondere perché in circolazione non rimangano solo menzogne diffuse in modo industriale.





Riteniamo gravissimo che le affermazioni – a detta di Poletto - , inserite nella logica dell'eliminazione della “concorrenza”, indichino alla repressione un preciso settore degli anarchici da colpire.





E' arrivata a questo punto, la frustrazione pluridecennale di vivere nell'unica città italiana dove, nonostante una repressione feroce, le occupazioni sono in prevalenza anarchiche, da 25 anni a questa parte (Cine Diana prima occupazione del 1984). Una prevalenza quantitativa, ma soprattutto qualitativa. Proprio la radicalità degli anarchici, definiti “puristi della marginalità”, ha consentito ai “compagni” dell'Aska di mantenere la loro radicalità, mentre nel resto d'Italia l'autonomia si ammorbidiva, scendendo a compromessi anche sostanziali.





Suona fessa anche la sorprendente nuova rappresentazione di se stessi come pacifici militanti che usano la “forza per difendere gli altri e per difenderci”. “Non abbiamo mai aggredito nessuno a freddo”, frase stonata in bocca ai teorici accaniti dei “rapporti di forza” che tutto risolvono, scorciatoia autoritaria per imporre la propria “linea”, che strega anche qualche anarchico, poco anarchico. E' singolare che provenga dalla dirigenza di un collettivo che non rinuncia a proporsi, soprattutto a Torino, più velatamente in Val Susa, come “avanguardia rivoluzionaria” (leninista), e che in quanto tale ha nel suo metabolismo la tendenza ad egemonizzare le  lotte – ovunque – e con qualunque mezzo necessario, anche quelli eticamente più abbietti, come le aggressioni fisiche personali a freddo e la calunnia e la censura usate come arma politica. Sistemi antichi, utilizzati peraltro senza risparmio da tutti i politicanti autoritari, ma particolarmente cari agli stalinisti.





Pensiamo inoltre che, le miserie così bene espresse da “qualche autonomo” siano dovute ad un processo di revisione delle idee  “rivoluzionarie” dei dirigenti che stanno trascinando rapidamente l'Aska dalle barricate all'urna (elettorale) all'insegna dell'opportunismo e della real-politik. Come spiegava il giornalista Maurizio Tropeano sulla “Busiarda” del 02-01-09, dopo aver parlato con Lele Rizzo, “i comitati stanno lavorando per presentare liste civiche e candidati sindaci che ”. Peccato che i comitati abbiano deciso nell'assemblea di Condove del 19 Dicembre di non presentare liste civiche No-Tav.





Comunque si rassicurino i “compagni” dell'Askatasuna e con loro, tutti quelli che ci vorrebbero veder scomparire e lavorano per questo.





Nonostante la ferocia della repressione, a 10 anni dalla morte di Sole e Baleno, e nonostante le decine di sgomberi che ne seguirono colpendo, salvo eccezioni, l'area anarchica, il movimento squatter gode di ottima salute anche se, effettivamente siamo “isolati” dai protettori della sinistra istituzionale, troppo impegnati ad aprirvi le porte. Preferiamo così, continuare senza santi in cielo. Questa è la strada di chi ha iniziato ad occupare 25 anni fa a Torino.





Inoltre, ci pare che nella nostra città e nella provincia anche le altre componenti dell'anarchismo godano di ottima salute e siano in espansione. Ci rallegriamo nel comunicarvelo.





FENIX, OSSERVATORIO ASTRONOMICO CONTRO LA REPRESSIONE + OSSERVATORIO ECOLOGICO VOLANTE





ASILO SQUAT PRINCIPE DI NAPOLI, Torino





BAROCCHIO SQUAT GARDEN, Grugliasco - Torino





MEZCAL SQUAT, Collegno - Torino





BOCCIA SQUAT, Torino



 


 



Comunicato di Lele Rizzo

 
 
 
Ho letto con perplessità il "comunicato  sulla neo-storia scritta dall' Askatasuna " firmato da ben cinque sigle. Non avrei risposto se non fossi citato direttamente nell'articolo, come farà il centro sociale Askatasuna. Quindi rispondo da singolo o meglio, come gli "amici" degli squat dicono, da individuo (anche se per natura faccio fatica). Sono contento di trovare così tante firme a firma del comunicato che testimoniano la propria esistenza nei confronti del mondo, mi fa piacere, sono sincero, perchè non ho bisogno di crearmi nemici laddove non ci sono e quindi buon per voi. Dicevo, infastidito dal tono di quanto ho letto che mi riguarda, non tanto perché si citano le solite cose sullo stalinismo, la dirigenza, le elezioni, il mio palcoscenico e quant'altro (pensate che il caso vuole che gli stalinisti a noi ci chiamano anarchici!), ma invece mi ha colpito come proprio chi accusa i giornalisti di essere pennivendoli, avvoltoi, assassini e quant'altro, poi costruisce un comunicato sui virgolettati degli stessi, su cronache che evidentemente i  con attenzione cercando qualcosa che vi riguarda. Fa strano, giuro, che così tanta radicalità che ha imposto al mio centro sociale di non entrare nelle istituzioni, prenda come oro colato le pagine dei quotidiani, ma così è quindi mi dovrò fare un'altra idea delle “individualità ribelli”, niente di male. O forse, sebbene il disprezzo per i "pennivendoli del potere", in questo caso tornano utili per costruire una serie di fesserie? Addirittura giornalisti organici del movimento e persino mi viene imputato (per l'articolo del Manifesto), per la parte che mi riguarda, in un pezzo sulla storia di Askatasuna, di non aver detto " a Torino ci sono anche gli squat e le case occupate", mi dispiace, lo farò d'ora in poi ogni qualvolta mi sarà possibile.
E poi, sempre dai virgolettati cari ai professori dell'anarchismo, mi viene imputato di spingere il movimento verso liste no tav. Ebbene non sarò io a fare questo, e non credo che lo farà neanche il movimento, ma se ci saranno ben vengano non sarò io a ostacolarle, basta che non tirino in mezzo il movimento; inoltre credo che se da un lato ci saranno le liste civiche, dall'altro soprattutto per le Europee ci sarà una forte componente astensionista, che mi riguarda e che credo riguardi anche il movimento no tav, però so che non interessa, del resto c'era scritto sulla stampa.
Detto questo, concludo sorridendo ai ricordi che quindici anni di militanza nel movimento antagonista torinese mi tornano alla mente, soprattutto quando leggo"Proprio la radicalità degli anarchici, definiti “puristi della marginalità”, ha consentito ai “compagni” dell'Aska di mantenere la loro radicalità, mentre nel resto d'Italia l'autonomia si ammorbidiva, scendendo a compromessi anche sostanziali.", perchè ho ancora in mente alcuni "dirigenti" delle realtà anarchiche sbracciarsi per fermare la rabbia del corteo che nel 98 sanzionò il palazzo di giustizia, gli stessi con ormai pochi capelli bianchi che "radicalmente" al Seghino a braccia alzate ricordo dietro di me ad urlare "non violenza non violenza". Però lo dite voi ognuno la storia se la scrive e se la legge…

ps: non cito a ripetizione Sole e Baleno non perché li ho dimenticati, solo per buon gusto.

Quanto dovevo
abbracci ribelli
Lele
Comunicato di Lele Rizzo