17.05.2006
conclusa la prima udienza del processo a marco martorana
I deliri della Fontana
Si è conclusa la prima udienza del processo a Marco Martorana.
All’esterno numerose persone con bandiere No-TAV di Torino e della Val Susa, presenti anche in aula.
Marco è stato accusato di aver colpito con una bottiglia un ispettore Digos la sera del 6 dicembre 05 durante il corteo
torinese serale di protesta per il pestaggio e sgombero del presidio No-TAV di Venaus.
Il poliziotto aveva dichiarato di essere stato aggredito da un individuo mascherato con una Kefiah.
Il 23 – durante un presidio davanti al tribunale in occasione dell’udienza preliminare agli antifascisti – Marco veniva arrestato in un bar nei paraggi e tradotto in carcere.
Scarcerato e posto agli arresti domiciliari dopo 20 giorni, viene liberato nel marzo 06 con l’obbligo di dimora (non può uscire dal territorio del comune di residenza).
In aula sono state formalizzate le accuse: resistenza e lesioni. Il difensore ha presentato una lista di testimoni, persone presenti secondo i verbali Digos alla manifestazione la cui posizione è stata archiviata, riservandosi di vagliare – dopo aver preso contatto – l’utilità delle testimonianze. Il PM ha fatto presente che – essendo persone già indagate – dovrebbero venire in aula con il proprio avvocato. E’ evidente l’intento intimidatorio nei confronti di eventuali testi a discarico in un processo che si basa esclusivamente sulle affermazioni dei Digos.
Sono stati ascoltati i primi due testi dellÂ’accusa: un agente Digos di Biella e lÂ’ispettrice capo Digos Raffaella Fontana.
Il primo teste ha dichiarato di aver visto un gruppo di 30-50 persone che si è staccato dalla manifestazione dirigendosi verso di loro (una decina di sbirri), da questo gruppo si erano ulteriormente staccate in corsa 3 persone che si stavano avvicinando. Vista la situazione di pericolo, aveva acchiappato sotto il braccio la collega Fontana ed erano scappati mentre una bottiglia lanciata dai manifestanti li aveva sfiorati. In seguito era stato colpito al capo l’ispettore Digos Catalano. Al momento dell’aggressione il teste stava scappando ed era girato quindi non poteva dire nulla sugli aggressori.
La Fontana invece ha visto tutto. Dei 3 manifestanti che si erano avvicinati uno era proprio Marco, anzi era proprio quello che aveva colpito il collega. Anche se aveva un cappuccio o un cappello o un passamontagna (o forse tutti e tre) e il viso coperto.
Alla richiesta di come aveva potuto riconoscerlo risponde che l’aveva tenuto d’occhio per tutto il corteo (non si sa perché - visto che Marco è giovane e non ha precedenti specifici – su 10 Digos presenti una di loro sia stata incaricata di questa marcatura a uomo). Aggiunge di essere sicura che è Marco l’aggressore perché è persona che conosce bene ed è – dichiara - “come se vedessi mia madre mascherata con una bottiglia in mano”.
Dice di avere assistito allÂ’aggressione (mentre il teste precedente aveva dichiarato di averla presa sottobraccio e portata via), di essere poi scappata col collega e di essere stata sfiorata da una bottiglia durante la fuga, episodio che il primo riferisce essere avvenuto precedentemente e non dopo lÂ’aggressione a Catalano. E pensare che ne hanno avuto di tempo per mettersi dÂ’accordoÂ…
L’avvocato le chiede se sa cos’è una kefiah e gliene mostra una. La Fontana annuisce. Poi le mostra la sciarpa di seta sequestrata a Marco al momento dell’arresto e lei risponde che trattasi di foulard.
Alla richiesta se conosce il significato politico della kefiah e cosa rappresenti risponde di non saperlo.
Allora le viene chiesto di cosa si occupa la Digos. Di monitorare le frange eversive e terroriste sia di destra che di sinistra in generale, degli antagonisti di sinistra nel suo caso – è la risposta.
Come è possibile che un ispettore capo Digos che si occupa degli antagonisti di sinistra da 4 anni non conosca il significato politico specifico della kefiah? Non lo sa, proprio non lo sa.
Povera Fontana, non ha mai visto nemmeno Arafat al Telegiornale.
L’unica cosa di cui è “assolutamente sicura” è che la sciarpa di Marco è quella dell’aggressore.
Da dove tragga questa certezza, considerato che non era riuscita a vedere nemmeno se l’aggressore avesse il cappello o il passamontagna o il cappuccio, in una situazione in cui stavano “abbastanza scappando velocemente” (sono parole sue), non si sa.
La prima impressione di questa testimonianza è che contro Marco non ci sia uno straccio di prova e che tutta la vicenda puzzi maledettamente di montatura Digos.
Il processo prosegue il 12 ottobre.
OSSERVATORIO ECOLOGICO IV SGOMBERATO
no tav:
tra giornali e tribunali
scritto da MARCO:
giornali, giornali…servi tribunali al rogo
oggi ho fatto acquisti: ho comprato 3 giornali. il primo la stampa, nella cronaca di torino aveva un trafiletto intitolato PROCESSO AL NO TAV ANARCHICO, l’articolo non era dei peggiori, addirittura quando cita le ragioni del mio arresto e risale allo sgombero di venaus parla di un violento sgombero; poi cita una ragione della difesa, la storia della kefiah e della sciarpa. il secondo, la repubblica, ha un altro trafiletto intitolato PALAGIUSTIZIA RITORNANO I NO TAV, qui lo sgombero di venaus non è piĂą violento. parla piĂą che altro del corteo del 6, delle vetrine spaccate dell’atrium (gianduiotto come lo ha chiamato la fontana) e poi cita la teoria dell’accusa secondo la quale io sarei stato ubriaco e avrei colpito lo sbirro coprendomi con un cappuccio (AVEVO UN CAZZO DI CAPPELLO NERO DI LANA CHE ERA UN PASSAMONTAGNA) e con una sciarpa grigio (che a quell’ora non avevo con me) che mi sarebbe caduta dal volto. il terzo acquisto è stato t(’)orino cronaca, a parte che vicino ad ogni articolo su anarchici o antagonisti in generale mette sempre una bella pubblicitĂ di o forza italia o merde affini, l’avevate mai notato? comunque quasi mezza pagina con 2 colonnine scritte ed un enorme fotone accanto:
foto che ritrae un momento del presidio solidale che c’era fuori dal palazzo d’ingiustizia, presidio molto partecipato soprattutto dai valsusini no tav, ancora un grazie, ma non contenti le merde del giornaletto fascista ripropongono ormai la conosciuta foto concessa dalla questura di torino per tutti i giornali quando venni arrestato. chissĂ forse avevano paura che qualcuno se la fosse dimenticata, magari qualche fascio, dato che adesso marco gira tra di noi e non può nemmeno uscire da torino perchĂ© non provare a rinfrescare la memoria, magari qualcosa ci scappaÂ…
ma andiamo a vedere cosa scrive l’anonimo pennivendolo: lo sgombero di venaus qui diventa un bliz per liberare il cantiere dai presidi, i presidi diventano cose brutte e cattive, perchĂ© il termine liberare fa pensare a ciò, ci si libera dalle cose dannose, che fanno del male e cosi via. poi il corteo serale che si muove nella cittĂ diventa un corteo di 500 ANARCHICI!!! ragazzi, questa si che è una notizia bomba. ma quando mai a torino gli anarchici sono riusciti ad essere 500 per le strade senza avere il tempo di organizzarsi e far arrivare gente da fuori?
e poi l’elemento sorpresa che era ancora ignoto a tutti (anche all’accusa?!) sarei stato incastrato da immagini e filmati fatte dagli investigatori!
immagini e filmati ci sono, è vero, ma del pomeriggio e non provano niente.
è palese a tutti gli esseri pensanti che tutto questo processo è una bufala, una montatura che doveva servire come controparte all’infame azione del 6 mattina, un test anche per vedere la reazione dell’enorme movimento eterogeneo no tav, un tentativo di criminalizzarne buona parte.
ma come dice l’ormai famoso slogan, sarĂ duraÂ…
in fondo non c’è nessuna novitĂ , tranne nel fatto che di solito l’operazione riesce, mentre sembra che il fonte no tav, per quanto pieno di diversitĂ e di contrasti, quando poi deve muoversi ci sia e sempre con grossi numeri, nonostante i no ed i veti dei cosiddetti “capi”.
per ora i birri se la ridono, loro pestano a piĂą non posso, persone di tutte le etĂ addirittura nel sonno, non fanno passare le ambulanze, liberi di fare tutte le schifezze che vogliono le canaglie, coperte dal loro potere, coperte da schifosi pm che poi processano chi li insulta, chi gli ha tirato un sassolino o una bottiglia, se poi non si sa chi è stato, non c’è problema, c’è una rosa bella ampia dal quale cogliere qualcuno. per ora il prezzo che devono pagare è basso, ma è il conto che è alto. è non dimentichiamo, maiÂ…questa storia, quella del tav mi riporta indietro di parecchi anni: 1998. due persone, due anarchici morti in carcere accusati da laudi e tatangelo che avevano prova granitiche sulla loro colpevolezza, prove che sono andate in briciole (soledad era accusata di attentati avvenuti prima del suo arrivo in italia!), prove inesistenti. ma era tardi, ma non troppo, ne rimaneva uno su cui accanirsi silvano.
laudi ha fatto carriera seguendo le orme di marini, tra calcio e anarchici si è fatto un nome, e anche i suoi collaboratori hanno un nome che non è sconosciuto: ausiello e caputo, i due pm dell’accusa contro di me.

