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18.07.2008

cpt-To-Sulla morte di Hassan

da http://piemonte.indymedia.org/article/2601

Articolo di Meo Ponte di oggi sulle pagine torinesi di Repubblica la perizia tossicologica dice che il 24 maggio Hassan è morto anche per abuso di calmanti (almeno lo ammettono) ma gli infami sostengono che non è stata la Croce Rossa a darglieli: o li ha presi da solo o li ha avuti dai compagni (ma quando mai!?)

Tra le cause di morte di Hassan Nejl, il clandestino marocchino di 38 anni, spirato nella notte tra il 23 e il 24 maggio al Cpt di corso Brunelleschi, c´è anche l´abuso di calmanti. È quanto è emerso dalla perizia tossicologica ordinata dal procuratore aggiunto Alessandro Ausiello, il magistrato che sta coordinando l´inchiesta della Squadra Mobile per approfondire le circostanze del misterioso decesso dello straniero.

Dalla tabella terapeutica di Hassan Nejl, da tempo tossicodipendente e in condizioni di salute davvero precarie, si è infatti appreso che assumeva metadone. L´esame del tossicologo ha però scoperto nel suo sangue anche la presenza eccessiva di calmanti, solitamente usati per arginare l´ansia. E proprio l´abuso di questo farmaco, sommato alla gravità delle condizioni del clandestino, potrebbe averne determinato la morte. Gli esperti preferiscono parlare di «concausa», piuttosto che addebitare il decesso di Hassan Nejl ad un unico motivo.

Hassan Nejl era al Cpt da una decina di giorni in attesa di essere rimpatriato dopo che contro di lui il prefetto aveva emesso un decreto di espulsione. Nel pomeriggio del 23 maggio aveva accusato i primi malesseri. Mohamed Alhuiri, un iracheno di 25 anni, che gli è rimasto accanto sino all´ultimo, ha poi raccontato: «Per tutta la giornata di venerdì è stato malissimo. Si lamentava e non si reggeva in piedi. Aveva la febbre alta. Mi ha persino chiesto di toccargli la fronte perché sentissi quanto scottasse». Alle tre del pomeriggio il marocchino è stato visitato dal medico di guardia nell´infermeria del Centro gestita dalla Croce Rossa. «Forse non si sono resi conto che stava davvero male - ha ricordato Mohamed Alhuiri - perché gli hanno dato un antibiotico senza nemmeno verificare se potesse essere allergico a quel farmaco».

Hassan Nejl è morto la mattina dopo. L´amico iracheno, che divideva con lui la camerata da sei posti, si è avvicinato al suo letto per passargli il cellulare e farlo parlare con il fratello che lo chiamava dall´esterno e si è accorto che non respirava più. Ha poi raccontato: «Aveva gli occhi sbarrati e la bava alla bocca». Il ricovero in infermeria era stato inutile: alle otto il medico di guardia non aveva potuto far altro che constatare il decesso del clandestino.

In realtà oggi le prime conclusioni della perizia autoptica effettuata dal professor Bertoni, primario di medicina legale dell´Asl 1, hanno accertato che di farmaci Hassan Nejl ne ha ingerito ben più di uno. Come se li sia procurati, resta un mistero. Marita Benincasa, dirigente della prefettura, responsabile del Cpt, ricorda: «I medici della Croce rossa sono stati chiarissimi quando sono stati interrogati dalla commissione d´inchiesta: a quel ragazzo fu dato solo un antibiotico per la febbre». Altri farmaci, tra cui i letali calmanti che lo avrebbero definitivamente stroncato, Hassan Nejl avrebbe quindi potuto averli con sé o esserseli procurati attraverso i compagni ospitati con lui nella «zona rossa» del Cpt. È quanto sta cercando di appurare l´inchiesta della squadra mobile in attesa del rapporto definitivo dei medici legali che sarà consegnato alla Procura della Repubblica la prossima settimana.