Da Luca NoTav Condannato!
DICHIARAZIONE POST PROCESSO
Innanzi tutto vorrei
ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine e mi hanno portato
solidarietà durante questa vicenda giudiziaria, un grazie anche al movimento NO
TAV per tutto ciò che si è fatto insieme e che si continuerà a fare. Mi pare
opportuno comunicare alcune considerazioni in seguito alla sentenza di primo
grado che ha visto me e Giorgio condannati ad un anno e 600 euro di multa,
sentenza che ha accolto in pieno le richieste del PM Tatangelo.
Vorrei subito tranquillizzare i più ansiosi
facendo presente che:
- i reati di cui siamo
imputati rientrano nel famoso indulto del fu ministro Mastella e quindi
difficilmente dovremo scontare l’eventuale condanna definitiva,
-ci sarà sicuramente il
processo d’appello ed eventualmente la cassazione che potrebbero ribaltare la
sentenza di condanna, e infine,
-io non sono così preoccupato
per l’esito della vicenda, serve ben altro per scalfire il mio umore e
l’entusiasmo per una lotta (no tav) che in questi anni tanto mi ha dato e credo
ancora mi darà.
Ovviamente avrei fatto
volentieri a meno di questo inconveniente.
Detto questo mi preme
rimarcare alcuni aspetti che stimolino riflessioni individuali e collettive per
fare tesoro dell’esperienza giudiziaria e repressiva con cui un movimento di
lotta prima o poi deve fare i conti. Dico subito che non entro nel merito dei
fatti di cui siamo accusati, non mi interessa sapere se i reati di furto,
resistenza, danneggiamento siano stati realmente compiuti e nemmeno da chi,
perché e come; ciò non influisce sulla valutazione di quello che è successo in
quei giorni a Venaus e in tutta la valle di Susa; lascio il teatrino della
giustizia svolgere il suo ruolo dandogli l’importanza che ha: quella di un
teatrino, appunto, a volte divertente e a volte meno. Si pensi però che questa
“finzione” che sono a volte i processi, e coloro che hanno presenziato alle
“nostre” udienze capiscono cosa voglio dire, determina spesso la sorte di vita
di alcune persone; se non si hanno buoni avvocati o semplicemente si è vittima
di errori e accanimenti si finisce per fare anni di carcere a gratis con tutto
quello che ciò comporta.
Questa è la prima condanna
emessa contro attivisti NO TAV in tanti anni di lotta ed è l’unico processo
aperto nei confronti delle mobilitazioni del famoso autunno-inverno 2005; non è
cosa di poco conto visto la facilità con cui si aprono al giorno d’oggi
inchieste giudiziarie contro persone o gruppi che si impegnano in lotte sociali
ed ecologiste, a maggior ragione vista la radicalità espressa dalle iniziative
di quei giorni che spesso non si sono mantenute in un ambito di legalità, anzi…
Sinceramente non saprei dire come
e perché sia andato avanti il procedimento penale nei nostri confronti, però mi
viene da pensare che non sia un caso che solo io e Giorgio, e per un altro
procedimento anche Lele Rizzo, siamo finiti davanti ad un giudice.
Da ciò si può ricavare che: i
movimenti sociali forti, partecipati e popolari fanno paura e anche la
repressione ha più difficoltà a colpire (ricordiamo l’ormai scontata
archiviazione della “devastazione e saccheggio” ventilata per mesi dalla
procura di Torino per l’8 dic.2005); il tentativo che spesso viene fatto per
indebolire i movimenti e quello di dividere i buoni dai cattivi, criminalizzando
le persone o gli ambiti che per attitudine esprimono una conflittualità più
radicale, separandole da chi con un sano confronto democratico e “non-violento”
è disponibile al dialogo e al compromesso. Questo tentativo sta riuscendo solo
in parte in Val di Susa (si veda a proposito la deriva del lato istituzionale del
movimento) e la partecipazione numerosa e determinata al corteo di Susa è stata
la conferma del percorso fin qui effettuato dai NO TAV.
Un movimento come il nostro
dovrebbe comunque mettere in conto che prima o poi si deve confrontare con
l’aspetto della repressione e delle inchieste giudiziarie che, sebbene non
siano passaggi auspicabil,i credo che saranno purtroppo inevitabili visto che
tanta gente in valle non è disposta a cedere e rassegnarsi alla costruzione del
TAV , e nemmeno i promotori dell’opera sembra vogliano ritirarsi così
facilmente. Se alle botte e alla militarizzazione è stato facile e immediato
rispondere (Venaus insegna), di fronte ad una denuncia e ad un processo ci si
trova più disarmati e impotenti, intanto perché sono passaggi più sottili e
diluiti nel tempo, e poi perché esiste in molte persone, attive o semplici
simpatizzanti del movimento, una sorta di fiducia o riverenza nei poteri
giudiziari, condita da un rispetto per la legalità quale valore sacro per la
determinazione dei rapporti tra gli umani in questa società. Sebbene non voglia
giudicare giusta o sbagliata l’attitudine che e il percorso che ognuno di noi
porta con se, prendo atto che alcuni atteggiamenti possano costituire un freno
alle possibilità che il movimento ha di crescere e sfondare. Per “sfondare”
intendo la prospettiva di poter mettere in pratica gli aspetti che la lotta NO
TAV secondo me contiene implicitamente ovvero la difesa del territorio
dall’inquinamento, la lotta contro i poteri economici-politici-mafiosi, la
critica alla società del progresso e dello sviluppo eccetera.
Spero che le vicende
giudiziarie con cui ci stiamo confrontando in questo periodo possano servire da
“insegnamento” nel percorso propedeutico che ci porterà prima o poi ad
affrontare momenti sicuramente più difficili, ma non per questo privi di
fascino.
Concludo dicendo che non sarà
questa o altre sentenze che affievoliranno la mia voglia di esserci e
partecipare a questa lotta (no tav) che tanto mi ha dato e ancora mi darà.
Continuerò come prima e più di prima ad alimentare la mia voglia di libertà e
di ribellione contro le ingiustizie e i soprusi e aspetto alle prossime
occasioni tutti quanti vorranno condividere con me questo percorso.
Ora e sempre NO TAV
Un saluto e un abbraccio a
tutti e tutte
Luca
Abbà 25-1-2009

