E’ morto Raul attivista Notav del Presidio di Venaus
Anche Raul non ce l’ha fatta.
Questa mattina ci ha lasciati più soli ma sempre più determinati.
In questo momento stiamo più vicini a Biagio.
RAUL, UNA RESISTENZA CHE VIENE DA LONTANO
Tutti conoscono Raul e il suo inseparabile Nathan. Chi frequenta il
presidio di Venaus o le tante assemblee dei paesi, o partecipa a una
marcia, non può non imbattersi in questa robusta figura dal volto
aperto, schietto nella comunicazione del suo pensiero. In due battute
presentati.
Sono nato a Susa il 7/1/1956. Ho frequentato per tre anni la scuola
professionale (il “Plana”) a Bussoleno e l’8/10/1973, allievo Fiat,
venni assunto a Torino, dove lavoro ancora come operaio, però
“terzializzato” dal 1/3/2003. A Meana ho la casa, che ho lasciato
gratis a uno che non ha tante risorse. A Venaus mi sono stabilito dal
20/7/2006, prima in tenda e poi nel Presidio, accolto da Biagio che era
già qui nel 2oo5, appena iniziò la lotta per la difesa del territorio.
E Nathan che è la tua ombra?
Nathan è un signore, saggio come il nome che porta. Alla marcia da
Venaus a Roma si è comportato benissimo e ha subito legato con la
comitiva, accettando fatiche, soste e attendamenti con grande
disciplina, sempre vigilando sul sacco. Un amico dunque, che mi segue
da quando i suoi primi padroni, trasferitisi a Torino l’hanno dovuto
lasciare e, dopo essere stato ospite di Alessandra, veterinaria brava e
sensibile, ha cominciato a vivermi insieme, senza perdermi mai di vista.
Come ti trovi al presidio?
Mi trovo bene, l’ambiente è bello e ho conosciuto gente diversa,.di
diversa convinzione religiosa e militanza politica; tutti si rispettano
e si aiutano. E deve essere così. Io pazienza ne ho tanta e non mi
arrabbio mai. E poi non farei male ad una mosca.
Ci racconti un po’ della famiglia, delle tue radici ?
Mio padre, Macero Alberto aveva fatto il servizio militare a Susa
nel 1929, solo sette mesi, perché i genitori erano già anziani. Finita
la leva, un gerarca fascista lo esorta a prendere la tessera del
partito nazionale fascista se voleva trovare lavoro. Mio papà non ha
accettato, è stato anche picchiato, poi è fuggito in Francia. A
Gardonne ha lavorato in una miniera di carbone, a 800 metri sottoterra.
Ha fatto diversi lavori. Poi è andato in Spagna, a difendere la
Repubblica dai fascisti; dal 1936 al 1938 ha combattuto nelle brigate
internazionali, nella XV brigata Garibaldi, battaglione Dimitrov. Ha
combattuto sull’Ebro ed è stato anche ferito ad una gamba, ferita che
non è mai guarita del tutto e a causa della quale doveva fasciarsi con
un bendaggio particolare…
E poi come è cambiata la sua vita e come sei arrivato tu?
Dopo che le brigate internazionali si erano ritirate dalla Spagna ha
passato anche 28 mesi di campo di concentramento a Norimberga. Tornato
in Francia, senza più amici, decise di rivedere Meana, i suoi genitori,
se erano ancora vivi. Passata la frontiera, giunto a Salbertrand
conosce un amico che gli conferma che i genitori sono ancora vivi e lo
porta in motocicletta a Meana. Erano 16 anni che non aveva più scritto
a casa. Quando arriva il papà lo accoglie così: ‘Oh! Bertu a l’è
turnà!’.
Ha conosciuto poi mia mamma, Evelina Pesando, che era commessa alla
cooperativa di Campo del Carro, borgata di Meana. Lei era protestante e
gli ha subito chiesto se poi l’avrebbe lasciata ancora frequentare il
tempio evangelico. Mio papà era un uomo libero e quindi senza tanti
giri di parole le ha detto: ‘Per me puoi anche andare in una moschea!’.
Mio papà faceva il contadino. E’ morto il 12/8/1976. Mia mamma ha
portato avanti il negozio di alimentari a Campo del Carro dal 1950 al
1967. Nel 1985 ha preso un ictus e l’ho potuta assistere fino al 1990.
Gli ultimi sei mesi è stata ospite a Villa Graziala di Avigliana. E’
mancata il 26/7/1991. Le ho voluto tanto bene.
Se tu volessi riassumere per i nostri lettori: la cosa più importante che hai capito della vita qual è?
La solidarietà tra le persone. Il Presidio per me è questo: un punto
di accoglienza per tutti, anche e specialmente per chi può essere in un
momento di difficoltà. Aiutando il nostro territorio aiutiamo noi
stessi. E spero proprio che nessuno tradisca.
Ai giovani cosa diresti?
L’amicizia tra le persone, il pianeta terra da rispettare: sono
queste le ricchezze da salvaguardare, più di tutto. Sono la nostra
vita. Se poi domani andremo su Marte non so. Ma intanto il Regno di Dio
è su questa terra. Qui dobbiamo vivere e confrontarci.

