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evento presso la FAI di Turin
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16.02.2010

evento presso la FAI di Turin

Torino. Stato d’assedio. Assemblea

 
Morti in carcere e in repartino, leggi razziste e liberticide, militari in strada e caccia all’immigrato, telecamere e badge, sgomberi e denunce, ronde e controlli, manganelli ed arresti per chi non ci sta. Analisi e confronto sulle strategie di resistenza.

Venerdì 19 febbraio dalle 21 assemblea con Robertino Barbieri di Psychoattiva Pisa.

Corso Palermo, 46
10152 Torino

 

Stato d'assedio
Stato d'assedio

Di seguito il volantino in distribuzione in questi giorni.

 

Torino tra ronde, militari, telecamere, sgomberi, repressione

Stato d’assedio

 

Non ne sentivamo la mancanza. Delle ronde. A Torino Chiamparino si è fatto le sue, finanziando i City Angels per sorvegliare mercati e strade.

La chiamano sicurezza. E piazzano poliziotti, carabinieri, militari, finanzieri in piazze e mercati della città, telecamere in ogni angolo, controlli e posti di blocco nelle nostre periferie. E ora anche le ronde con tanto di divisa e distintivo.

Ma voi vi sentite più sicuri?

Vi sentite più sicuri quando fermano l’operaio che abita nell’appartamento di fronte al vostro e lo deportano in un CIE, perché lavora in nero e, quindi, non ha il permesso di soggiorno?

Vi sentite più sicuri quando sgomberano le case occupate, luoghi sottratti all’abbandono e all’incuria e resi disponibili per tutti?

Vi sentite più sicuri quando – per imporre i sondaggi per il Tav – militarizzano interi quartieri di Torino?

Vi sentite più sicuri con i nuovi sceriffi di Chiamparino di pattuglia? Magari a controllare che nessuno si mangi un panino o beva una bibita a Porta Palazzo e a S.Salvario, dove il sindaco ha prescritto che si mangia solo nei locali o a casa propria.

Vi sentite più sicuri quando la polizia picchia gli antifascisti che manifestano contro chi vuole cancellare la memoria di ieri e rendere ancora più buio il nostro presente?

Vi sentite più sicuri quando la magistratura persegue chi – non avendo altra voce – scrive la propria su un muro?

Vi sentite più sicuri quando c’è chi va alla sbarra per aver manifestato contro il razzismo, il militarismo, la violenza dello stato?

 

Noi pensiamo che la sicurezza, quella vera, sia ben altro.

È la sicurezza di prendere un treno senza rischiare di morire perché i vari governi hanno investito nell’alta velocità, riducendo personale e risorse per i treni che servono a chi viaggia per lavoro o per studio.

È la sicurezza di un lavoro che non mutili e uccida, in un paese dove la vita di chi si guadagna il pane vale meno di un estintore, di un ponteggio sicuro, di un casco, di un paio di scarpe.

È la sicurezza di un’assistenza sanitaria che garantisca a tutti, e non solo a chi può permetterselo, prevenzione e cure.

È la sicurezza di una scuola che dia accesso al sapere anche a chi non ha i soldi per pagare libri e tasse.

È la sicurezza di poter arrivare alla fine del mese, facendo pagare la crisi ai padroni che lucrano sulle vite di chi lavora.

È la sicurezza di andare in giro senza rischiare che un poliziotto troppo diligente ci faccia assaggiare il sapore del suo manganello, perché non gli piace come siamo vestiti o per uno sguardo poco amichevole. I casi come quello di Federico Aldrovandi, ragazzo di 18 anni ammazzato di botte dalla polizia, o del tifoso Sandri, sparato da un killer di Stato sull’autostrada, sono solo la punta di un iceberg fatto di sopraffazioni e violenze quotidiane delle cosiddette forze “dell’ordine”.

 

Ma, giorno dopo giorno, ci raccontano che siamo in emergenza, che il pericolo si annida in ogni angolo, che la violenza dilaga. Mentono sapendo di mentire. Persino le statistiche drogate del ministero dell’interno ci dicono che in Italia i reati, di anno in anno, sono in costante diminuzione. Ma le galere si riempiono sempre più, scoppiano, perché in galera ci finiscono i poveri, ci finiscono quelli che non ci stanno alle regole di una società basata sul dominio, lo sfruttamento bestiale, l’ingiustizia elevata a norma dello Stato.

E in galera c’è chi entra vivo ed esce morto, vittima di pestaggi o cure negate. Cucchi e Lonzi sono diventati noti perché i loro familiari non si sono arresi e lottano contro le falsità diffuse per nascondere due omicidi di Stato. Ma purtroppo non sono eccezioni.

Nei CIE, le galere per immigrati in attesa di deportazione, violenze, pestaggi, umiliazioni, stupri sono il pane quotidiano. E per chi si ribella botte e galera.

 

La sicurezza, quella vera, è un mondo di liberi ed eguali.

 

FAI Torino

Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21

338 6594361

fai_to@inrete.it

 
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