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30.12.2005

Il primo arresto No TAV!


Era chiaro che l’immagine del vicequestore Sanna a cavallo della ruspa alla carica dei presidianti di Venaus avrebbe fatto scalpore, uno di quei momenti in cui la gente “comune” assaggia sulla sua pelle la brutalità della polizia. Anche quelli che fino a ieri offrivano il te ai celerini, o borbottavano tra i denti “rispettiamo il loro lavoro” mentre questi occupavano militarmente paesi e pezzi di territorio si sono resi conto quella notte qual’è il lavoro del celerino.
Alla questura di Torino si sono quindi sforzati di riparare l’immagine delle forze dell’ordine, compromessa dai fatti di Venaus.
Cosa di meglio per distrarre l’opinione pubblica dalle proprie violente responsabilità che offrire in pasto ai gonzi l’ennesima trita e ritrita storia dell’anarchico squatter punk e noTav infiltrato, estremista esagitato da consegnare ai giudici, con tanto di foto e articoletti redatti dai zelanti galoppini dei media?
Questa volta la sorte è toccata a Marco di rappresentare la parte del facinoroso. Scelto a caso tra le migliaia di manifestanti torinesi che, risvegliati da un letargo patologico, scendono in piazza per ben due volte nella giornata del 6 dicembre, marciando per la città e arrivando fino ad occupare per un paio d’ore la stazione centrale della città, in protesta contro i pestaggi della notte precedente in Valsusa.
Contro di Marco non ci sono né video né foto, perchè ai giudici, per ingabbiarlo, basta la testimonianza di uno sbirro della Digos, magari proprio quello che, nelle settimane precedenti la manifestazione l’aveva più volte personalmente minacciato.
Ecco quindi un altro arresto eclatante e spettacolare, eseguito, con il solito stile da banda mafiosa che contraddistingue i questurini torinesi: Marco viene infatto “prelevato” durante il presidio davanti al palagiustizia del 22 dicembre, quando centinaia di persone si ritrovano in solidarietà agli antifascisti che da ormai più di 5 mesi sono agli arresti domiciliari e a cui è stata negata in questi giorni la riduzione delle misure cautelari (avevano chiesto la firma invece dei domiciliari) per la loro “pericolosità sociale”.
Marco, “il primo arresto No Tav” come recitano gongolanti i giornali, adesso è rinchiuso nel carcere delle Vallette a Torino, in isolamento per ulteriore e gratuita persecuzione.
Non è tutto, perchè i giornali, assetati di vittime da esporre sulla gogna, annunciano altre 19 denunce…
Ci sembra che l’esperienza di Torino nel ‘98, con due morti suicidi in stato di detenzione, Sole e Baleno - che tra l’altro sono stati assassinati dagli stessi funzionari che ora arrestano i nostri compagni e pestano i valsusini - sia significativa per capire fino a che punto può arrivare la presunzione di un potere che non ha alcuno scrupolo a devastare, speculare, reprimere ed assassinare pur di realizzare i suoi profitti.
Questo arresto, e queste denunce non appresentano altro che il palese e scontato tentativo di dividere il movimento di lotta al TAV, la stessa noiosa replica delle parole del ministro Pisanu che vede terroristi ed estremisti persino nelle sue mutande.
Invitiamo chi lotta in Valsusa, a Torino, ovunque sul pianeta, chi, con le unghie e con i denti, difende le proprie case e i propri quartieri, le proprie valli e la terra su cui vive, a dare la propria solidarietà a Marco, ennesimo sequestrato nelle patrie galere per ordine di chi si crede il padrone del mondo.


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