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iniziative a La Spezia
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23.04.2010

iniziative a La Spezia

RICORDARE LE RESISTENZE DI IERI PER ESSERE AL FIANCO DI QUELLE DI OGGI

SABATO 24 APRILE DALLE ORE 21
CSOA RDAMAYDAY
CENA E CONCERTO BENEFIT
PER I PRIGIONIERI RIVOLUZIONARI ANARCHICI

DOMENICA 25 APRILE DALLE ORE 18

PIAZZA MENTANA
PRESIDIO CON MOSTRE SULLA RESISTENZA IN ITALIA E IN PALESTINA

SABATO 1 MAGGIO DALLE ORE 10
PIAZZA MENTANA
PRESIDIO CON MOSTRA SULLE NUOVE FORME DI SFRUTTAMENTO DEL MONDO DEL LAVORO
E SULLA STORIA DELLA LOTTA DI CLASSE


Una riflessione sulla resistenza, e oltre…

La storia è un profeta con lo sguardo rivolto all'indietro: da ciò che fu
annuncia ciò che sarà

Senza ombra di dubbio il periodo che viene identificato con il termine
Resistenza (1943-1945) in Italia ha subito alterne valutazioni ed
interpretazioni posteriori, spesso funzionali alle affermazioni e alla
legittimazione di una qualche linea politica sia essa di destra che di
sinistra. Ciascuna ha voluto utilizzare quel momento, annullandolo,
sterilizzandolo e archiviandolo come passato aureo o passato e basta, come
mito tanto inscalfibile quanto svuotato.

Del resto uno sguardo lucido a quello che è stato un momento di scontro
fra una volontà rivoluzionaria e una volontà autoritaria e capitalista lo
possono avere solo quei pochi che, quel momento, lo hanno vissuto,
combattendo senza falsi attendismi democratici e appropriazioni momentanee
di gloria.

Noi crediamo che la resistenza in Italia rappresentò un momento dello
scontro di classe, i cui prodromi erano già presenti nel biennio “rosso”
del 19/20, soffocati nel sangue e nel terrore da parte della borghesia e
dallo stato italiano.

Se è vero, infatti, che molti partigiani confluirono nella lotta in modo
spontaneo, poco preparato, privi di una reale consapevolezza e volontà di
cambiamento radicale della società, la loro scelta fu determinata dalle
loro condizioni materiali di vita (chi era renitente alla leva, chi si era
visto sequestrare le terre, chi si era visto ammazzare i propri cari…),
e
proprio per questo non si può non definire quel momento come guerra civile
e rivoluzionaria.

Fu guerra civile perchè a contrapporsi erano due modi diversi di intendere
la gestione del potere e della società, fu guerra rivoluzionaria perchè
quello che si voleva era abbattere il sistema politico ed economico,
senza
vie di mediazioni. Per questo motivo molti partigiani si rifiutarono di
scendere dai monti o di consegnare le armi, quando dopo il 25 Aprile,
l'Italia fu liberata. La soluzione di compromesso, costruita attraverso le
elezioni per mettere sotto terra la cenere ancora viva della Resistenza,
certamente non accontentò quanti avevano combattuto, non solo e non tanto,
contro i nazisti ed i fascisti, quanto contro quella classe di potenti e
di
padroni la cui espressione, in questo caso sì, era stato il regime
fascista.

Se il consenso a Mussolini era stato evidente, si trattava allora di
combatterlo, anche a Liberazione avvenuta, e di abbatterne i presupposti e
le ragioni storiche e politiche.

Ma questo, come tutti sappiamo, non avvenne. Le famigerate epurazioni, in
Italia, come del resto in Germania, avvennero e male solo sulla carta
tanto
che i gerarchi fascisti andarono a rivestire le principali cariche
all'interno delle forze di repressione nel nuovo stato democratico
italiano
ed i padroni fascisti divennero i padroni democratici.

Complici di questo meccanismo di restaurazione, furono le formazioni
politiche, partito comunista e sindacati, che finirono con il reprimere
le
potenzialità del movimento antifascista, temendo di essere sorpassate e
sopraffatte e che con il compromesso storico riaffermarono e svelarono,
una
volta per tutte, il loro ruolo di pacificatori e di contro rivoluzionari.

Essi nell'immediato e nel prosieguo della storia, negarono il carattere
di lotta di classe della Resistenza, definendola come un atto di guerra
degli italiani contro lo straniero invasore, e non invece come un atto di
guerra interna fra classi.

La santificazione dei valori costituzionali, risultato di un compromesso
fra ideali socialisti e aspirazioni capitaliste, e dei valori social
democratici, l'esaltazione del valore nazionale e del valore unitario
della
Resistenza, proprio ad opera delle sinistre, hanno collaborato a
banalizzarne le sue prospettive e potenzialità, e, quando i valori della
resistenza, nell’antifascismo militante del luglio del 60, negli scontri
di
piazza Statuto nel 62, nella resistenza rossa dal 1967/68 fino agli anni
90
tornarono a vivere, fu proprio il PCI a eliminarli con la forza e con il
ricatto morale e l'infamia, da sempre sua arma.

Per questo, episodi come la storia di Dante Castellucci, il comandante
Facio, che mettono in luce il ruolo del pci e che aprono nuove possibilità
di discussione su quel periodo, vengono negati o peggio ancora, quando
diventa impossibile negarli, rivisitati in modo manicheo, per ristabilire
quell'ordine morale che deve appartenere alla mitologia resistenziale.

La memoria storica di una resistenza beatificata fa torto, annichilendone
le tensioni e le volontà, a quanti hanno combattuto e a quanti ancora
combattono contro il regime socialdemocratico, le sue mistificazioni e le
sue contraddizioni, individuando in esso il principale nemico da
combattere.

Capire quello che è successo ieri ci serve per capire quanto sta
succedendo oggi. Le ragioni della negazione del significato della
resistenza sono le stesse che portano a voler far passare i rivoluzionari
di oggi come privi di ogni prospettiva, di ogni legame con la storia di
classe e di quello sguardo lucido che ci consente di identificare e
chiamare con il loro nome chi, nascosto dietro ad un paravento di fumo e
parole, difende solo gli interessi del capitale contro gli interessi dei
più, rompendo ogni ipocrisia e mistificazione. E che ci consente di
opporsi
a meccanismi di dominio, di sopraffazione, e di perdita di identità che
ormai caratterizzano quella società per cui migliaia di partigiani sono
morti ma contro la quale sicuramente avrebbero lottato fino ala fine.

SOLIDARIETA' AI POPOLI IN LOTTA IN AFRICA, ASIA E AMERICA LATINA
SOLIDARIETA' ALLE LOTTE E ALLE RIBELLIIONI NELLE METROPOLI IMPERIALISTE
SOLIDARIETA' AI PRIGIONIERI E LE PRIGIONIERE RIVOLUZIONARIE

RESISTERE E RILANCIARE LA LOTTA ANTICAPITALISTA)

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