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la lega e bellaciao
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04.06.2009

la lega e bellaciao

Torino. La Lega e Bella Ciao

Settantotto. Questi i leghisti che hanno sfilato nel quartiere Aurora
contro la nuova moschea di via Urbino. Nei settantotto metteteci anche i
tre o quattro fascisti della Fiamma e della Destra che si sono uniti al
corteo del Carroccio. Niente male per una formazione che vanta ad ogni piè
sospinto il proprio carattere “popolare”.
Diverse centinaia i poliziotti, carabinieri, digos che hanno blindato il
quadrilatero tra via del Fortino, via Cigna, piazza Sassari e corso
Principe Oddone dove lo sparuto manipolo leghista ha fatto il suo giro.
Intorno alle otto di sera la polizia in assetto antisommossa ha proceduto
alla pulizia etnica e politica dei giardini di piazza Sassari, obbligando
tutti – compresi gli anziani marocchini sulle panchine e i ragazzini sulle
altalene - a sgomberare la piazza. Vita dura anche per gli antirazzisti,
che, come al solito, non hanno mancato di fare capolino.
Un gruppo di antirazzisti con tanto di Samba Band ha tentato di
raggiungere i leghisti assiepati all’angolo tra via Cigna e via del
Fortino ma è stato circondato dalla polizia e mollato solo dopo la
manifestazione.
Altri antirazzisti – mobili ed imprevedibili – si sono piazzati con
volantini in via Cigna attendendo il passaggio del corteo. I fogli –
titolati “La sicurezza, quella vera” - sono stati accolti con favore dai
passanti, sia immigrati che italiani. Un ragazzo con due pizze, alla
notizia che i razzisti della Lega giravano nuovamente per il quartiere, ha
detto “spazzoliamo le pizze e poi io, la mamma e la sorella torniamo in
strada, a dire la loro a quelle merde”. Un anziano siciliano racconta
della volta che è andato alla sede della Lega, ha preso per il colletto
uno dicendo “voi, da qui, fareste meglio ad andarvene”.
Quando finalmente i leghisti si muovono la polizia non manca di piazzarsi
si fronte agli antirazzisti che, continuano il volantinaggio e dicono ad
alta voce la propria. Tra gli slogan più gettonati – molti in piemontese –
“qui siamo tutti terroni”, “il quartiere non vi vuole” “andate a casa”
“razzisti” e, riprendendo ironicamente uno dei loro hit più gettonati,
“andate a lavorare, pelandroni”. Al passaggio delle bandiere fasciste un
compagno intona “Soffia il vento, infuria la bufera”.
Facendo un po’ di slalom gli antirazzisti tallonano i leghisti sino a
corso principe Oddone, dove la polizia “spiega” con la cortesia che sempre
contraddistingue le forze del disordine statale, che è meglio che si
allontanino.
Poco male. Nemmeno un quarto d’ora più tardi gli antirazzisti sbucano sul
ponte della Dora in via Cigna. La polizia si piazza lesta e spinge un po’.
Al passaggio dei leghisti e dei fascisti i compagni a pugno chiuso
intonano “Bella ciao”.
I leghisti mostrano il dito, il capomanipolo Carossa da in escandescenze,
altri fanno il segno della forca, i fasci il saluto romano.
Qualcuno grida “A piazzale Loreto c’è ancora tanto posto”.

Prossimi appuntamenti:
CinePalermo46 si trasferisce in strada.
Si comincia mercoledì 10 giugno
ai giardinetti di via Cecchi con il documentario
“Come un uomo sulla terra”.

La testimonianza dei migranti africani sopravvissuti alla traversata della
Libia. Il governo di quel paese, lautamente sponsorizzato dall’Italia,
gestisce lager per migranti, dove stupri, violenze e umiliazioni sono il
pane quotidiano.
Dag studiava giurisprudenza ad Addis Abeba, quando la repressione lo ha
obbligato a partire.
Sopravvissuto al deserto e ai gendarmi libici è arrivato a Roma, dove ha
imparato l’italiano e il linguaggio del video documentario.
In “Come un uomo sulla terra” raccoglie le testimonianze di chi, come lui,
è passato dall’inferno libico. Un inferno dove il ministro dell’Interno
Maroni rispedisce ogni giorno uomini, donne e bambini in fuga dalla
guerra, dalla dittatura, dalla repressione, dalla fame.

Appuntamento alle 21,30 ai giardini via Cecchi – tra il civico 37 e il
civico 41)

Di seguito il testo del volantino distribuito nel quartiere.

La sicurezza, quella vera.
Viviamo tempi difficili. La crisi morde e molti fanno fatica ad arrivare
alla fine del mese. Il lavoro, quando c’è, è precario, pericoloso,
malpagato. In tanti, in troppi, vivono l’incubo del mutuo da pagare, dei
figli da mandare a scuola, degli anziani che hanno bisogno di cure ed
assistenza. I paracadute sociali che nei decenni passati garantivano
qualche servizio, una pensione decente, l’accesso all’istruzione, la
difesa del lavoro sono stati eliminati uno ad uno. Oggi, per la prima
volta da decenni, figli e figlie rischiano di avere un futuro peggiore di
quello di padri e madri.
In periferia, dove non è mai stato facile vivere, la crisi strangola un
po’ tutti: se i lavoratori dipendenti se la vedono brutta, non va meglio
ad artigiani e commercianti. Se il salario è poco, se l’impiego c’è e non
c’è, tutti guardano il centesimo e difficilmente ci scappa una pizza o un
paio di scarpe nuove.
Tutti quanti, chi più chi meno, ci sentiamo poco sicuri, guardiamo al
futuro con apprensione, abbiamo paura.
Chi governa questo paese, oggi la destra ieri la sinistra, ha tagliato
pensioni, sanità, scuola, ha fatto leggi che condannano alla precarietà a
vita, ha inventato il caporalato legale, favorito il sistema degli appalti
a catena dove chi sta in fondo è poco più di uno schiavo. La spesa
militare aumenta ogni anno, per le truppe che fanno la guerra, per navi da
combattimento e i bombardieri F35. Con i soldi di uno solo dei cento F35
appena acquistati dal governo si pagherebbe un quartiere all’Aquila, un
nuovo ospedale, la manutenzione delle linee ferroviarie per i pendolari…
Tante cose utili alla vita di noi tutti, non armi per ammazzare qualcuno
dall’altra parte del mondo. Come la bambina che quelli della Folgore hanno
ucciso la scorsa settimana in Afganistan.
Ci portano via la vita giorno dopo giorno. Nelle fabbriche dove si lavora
e si muore come nell’Ottocento: per legge chi mette a repentaglio la vita
di un lavoratore facendo mancare le misure di sicurezza se la cava con una
multarella.
Poi fanno leggi contro i nostri vicini di casa, quelli più poveri, quelli
arrivati qua in cerca di un’opportunità di vita.
Accanto a noi vivono persone sotto ricatto, giorno dopo giorno. Sono
persone che lavorano in nero, arricchiscono chi lucra sulle loro vite. In
silenzio, a testa bassa, perché se lavori in nero non hai le carte e se
non hai le carte diventi illegale. Chi lavora con i libretti se non
accetta le condizioni dei padroni, perde il lavoro, perde anche le carte e
piomba nella clandestinità, rischiando ogni giorno il CIE e l’espulsione
forzata.
La propaganda razzista ci dice che gli immigrati sono i nostri nemici, che
sono tutti delinquenti, violenti cattivi. Dicevano le stesse cose dei
nostri padri arrivati a Torino con una valigia di cartone tenuta insieme
dal filo della speranza in un avvenire migliore.
Meno di un mese fa una tunisina di 44 anni, che lavorava in Italia da 20,
si è impiccata nel CIE di Roma. Era il “suo” giorno, quello della
deportazione. Ha preferito morire dove aveva scelto di vivere, dove erano
suo marito e i suoi figli. Vi sentite più sicuri adesso che è morta?
I senza carte sono esseri umani come noi. In tutto.
I mostri, quelli che ci stanno portando via la nostra umanità, sono i
razzisti che soffiano sul fuoco della guerra tra poveri, vogliono che si
combatta per le strade dei quartieri. Gli uni contro gli altri. Così il
manovratore potrà continuare a fare leggi contro tutti, così i padroni del
vapore potranno indisturbati e guadagnare sulla nostra pelle.

Tanti anni fa, in questa città, torinesi vecchi e nuovi si unirono, nelle
fabbriche per il salario, contro i ritmi, il controllo, la gerarchia. Gli
stessi si ritrovarono poi nelle periferie per le case, le scuole, i
trasporti. I nostri nonni e padri, nonne e madri seppero capire che i
nemici, quelli veri siedono nei consigli di amministrazione delle aziende,
sui banchi del governo, tra le ville in collina.
Dopo e per molto tempo la loro vita fu più sicura, perché la sicurezza,
quella vera, si conquista nella solidarietà e nel mutuo appoggio. Ronde,
prigioni per migranti, pattuglie nei mari sono solo strumenti di guerra.
Una guerra razzista.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 – la sede è aperta ogni giovedì dalle 21
fai_to @inrete.it 338 6594361