01.01.2005
Lettera di Titto dal carcere (diffusa il 29-12-2004 da Crocenera Anarchica)
“Il 21 Gennaio si terrà unudienza presso il Tribunale di Viterbo riguardo ad unaccusa di occupazione avvenuta nel 2001 e che vede imputati il sottoscritto più altri 24 compagni/e. Ero indeciso se partecipare o meno a tale udienza vista levidente distanza che mi separa, in quanto mi trovo confinato presso il carcere Le vallette di Torino. Distanza che comporta ovviamente problemi di spostamento non indifferenti. Ho comunque optato per la scelta di presenziare esclusivamente per avere lopportunità di rivedere dopo mesi facce amiche di compagni/e e amici cari.
Volevo con questo mio scritto fare alcune considerazioni sulludienza che dovremo affrontare. Innanzitutto, come al solito, anche una semplice e secondo me più che legittima occupazione di case sta per essere strumentalizzata da inquirenti e giornalisti asserviti, come ulteriore falsa prova del fantomatico disegno criminoso portato avanti dai compagni/e di Viterbo. A queste farneticazioni rispondo che disegni criminosi sono stati quelli messi in atto dalla Digos di Viterbo che, seguendo la propria logica repressiva, ha nuovamente sprofondato nellabbandono più completo delle case che dignitosamente erano state sottratte alloblio e alla distruzione. Delle case che dopo anni tornavano ad essere abitate da chi riteneva e ritiene che la casa sia un diritto e che, se tale diritto viene negato, è un dovere prenderselo.
Disegni criminosi sono nelle menti di chi, pur sapendo che decine di famiglie a Viterbo non hanno la possibilità di pagarsi laffitto di un tetto, continua a cacciare chiunque provi a pretendere qualcosa in più della vita, oltre la possibilità di ubbidire e sopravvivere.
Nessuno ha speso mezza parola sul continuo aumento degli affitti nella città e su come riuscire a entrare in possesso di unabitazione diventi sempre più difficile.
In una città come Viterbo, nonostante il tentativo di omologare ad una realtà confezionata, cè fortunatamente ancora chi ritiene che quello che ci circonda non sia rose e fiori, come ci vorrebbero far credere. Cè ancora chi pensa che tutto ciò che ci viene negato sia giusto riprenderselo. In quella palazzina, a Bagnaia, si è fatto semplicemente questo: si è entrati nuovamente in possesso di ciò che ci avevano rubato.
Signori giudici, voi analizzerete, cercherete di dimostrare la colpevolezza o linnocenza, vi porrete domande. A me della vostra sentenza poco importa. Ciò che più mi ha interessato è stato il realizzare la solidarietà che si è manifestata attraverso rapporti col vicinato (esclusi i soliti benpensanti amici di altrettanto soliti questurini). Solidarietà che mi ha permesso di capire a distanza di tempo lavversione che anche costoro provano nei confronti di chi si riempie la bocca di promesse, esclusivamente per salvaguardare la propria posizione di sfruttatore privilegiato.
Discutendo con uno degli abitanti della zona, mi aveva messo in guardia sulla repentina risposta repressiva che ci sarebbe stata. Risposta che in effetti non ha tardato nel verificarsi. La sua convinzione era purtroppo dovuta ad una sua simile esperienza, cioè loccupazione che aveva effettuato con la sua famiglia, di unaltra casa sempre a Viterbo e che si era risolta con uno sgombero violento da parte della polizia.
Visto il frequente uso del termine terrorista, impropriamente usato nei nostri confronti, mi domando come chiamare chi manganella, picchia, minaccia, insulta e caccia dalla propria casa uomini,donne e bambini che hanno lunica colpa di ritrovarsi senza la possibilità economica di permettersi il pagamento di un affitto?
Sinceramente non trovo altro termine se non terrorista nel classificare questi funzionari.
E terrore quello che trasmettono, è terrore ciò che viene comandato loro di attuare.
Come sempre la storia si ripete.
Gli organi repressivi sono al servizio del potere e con il terrore lo realizzano. Gli sfruttati sostengono e praticano la volontà di riprendere possesso delle proprie esistenze.
Quindi, solidarietà verso chi ha creduto in quellesperienza di lotta, solidarietà a chi ritiene che nella vita non ci si debba accontentare degli scarti che i padroni gentilmente ci elargiscono, complicità con chi ritiene che loccupazione sia una pratica lecita, attraverso cui provare a ragionare su un modello di vita svincolato da partiti e istituzioni.
Pensare alloccupazione come ad un luogo sottratto alle logiche del dominio e dal quale partire per estendere i propri desideri di libertà”.
UNO DEGLI IMPUTATI
Volevo con questo mio scritto fare alcune considerazioni sulludienza che dovremo affrontare. Innanzitutto, come al solito, anche una semplice e secondo me più che legittima occupazione di case sta per essere strumentalizzata da inquirenti e giornalisti asserviti, come ulteriore falsa prova del fantomatico disegno criminoso portato avanti dai compagni/e di Viterbo. A queste farneticazioni rispondo che disegni criminosi sono stati quelli messi in atto dalla Digos di Viterbo che, seguendo la propria logica repressiva, ha nuovamente sprofondato nellabbandono più completo delle case che dignitosamente erano state sottratte alloblio e alla distruzione. Delle case che dopo anni tornavano ad essere abitate da chi riteneva e ritiene che la casa sia un diritto e che, se tale diritto viene negato, è un dovere prenderselo.
Disegni criminosi sono nelle menti di chi, pur sapendo che decine di famiglie a Viterbo non hanno la possibilità di pagarsi laffitto di un tetto, continua a cacciare chiunque provi a pretendere qualcosa in più della vita, oltre la possibilità di ubbidire e sopravvivere.
Nessuno ha speso mezza parola sul continuo aumento degli affitti nella città e su come riuscire a entrare in possesso di unabitazione diventi sempre più difficile.
In una città come Viterbo, nonostante il tentativo di omologare ad una realtà confezionata, cè fortunatamente ancora chi ritiene che quello che ci circonda non sia rose e fiori, come ci vorrebbero far credere. Cè ancora chi pensa che tutto ciò che ci viene negato sia giusto riprenderselo. In quella palazzina, a Bagnaia, si è fatto semplicemente questo: si è entrati nuovamente in possesso di ciò che ci avevano rubato.
Signori giudici, voi analizzerete, cercherete di dimostrare la colpevolezza o linnocenza, vi porrete domande. A me della vostra sentenza poco importa. Ciò che più mi ha interessato è stato il realizzare la solidarietà che si è manifestata attraverso rapporti col vicinato (esclusi i soliti benpensanti amici di altrettanto soliti questurini). Solidarietà che mi ha permesso di capire a distanza di tempo lavversione che anche costoro provano nei confronti di chi si riempie la bocca di promesse, esclusivamente per salvaguardare la propria posizione di sfruttatore privilegiato.
Discutendo con uno degli abitanti della zona, mi aveva messo in guardia sulla repentina risposta repressiva che ci sarebbe stata. Risposta che in effetti non ha tardato nel verificarsi. La sua convinzione era purtroppo dovuta ad una sua simile esperienza, cioè loccupazione che aveva effettuato con la sua famiglia, di unaltra casa sempre a Viterbo e che si era risolta con uno sgombero violento da parte della polizia.
Visto il frequente uso del termine terrorista, impropriamente usato nei nostri confronti, mi domando come chiamare chi manganella, picchia, minaccia, insulta e caccia dalla propria casa uomini,donne e bambini che hanno lunica colpa di ritrovarsi senza la possibilità economica di permettersi il pagamento di un affitto?
Sinceramente non trovo altro termine se non terrorista nel classificare questi funzionari.
E terrore quello che trasmettono, è terrore ciò che viene comandato loro di attuare.
Come sempre la storia si ripete.
Gli organi repressivi sono al servizio del potere e con il terrore lo realizzano. Gli sfruttati sostengono e praticano la volontà di riprendere possesso delle proprie esistenze.
Quindi, solidarietà verso chi ha creduto in quellesperienza di lotta, solidarietà a chi ritiene che nella vita non ci si debba accontentare degli scarti che i padroni gentilmente ci elargiscono, complicità con chi ritiene che loccupazione sia una pratica lecita, attraverso cui provare a ragionare su un modello di vita svincolato da partiti e istituzioni.
Pensare alloccupazione come ad un luogo sottratto alle logiche del dominio e dal quale partire per estendere i propri desideri di libertà”.
UNO DEGLI IMPUTATI

