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16.08.2005

Marcello Tatangelo Un PM dei nostri tempi


Marcello Tatangelo Un PM dei nostri tempi

Marcello Tatangelo
Un PM dei nostri tempi

La città di Torino ha la fortuna di avere tra gli esponenti della locale magistratura una delle menti più eccelse dell’attuale giurisprudenza. E’ un pubblico ministero rampante, Marcello Tatangelo.
A differenza di altri togati del nostro Foro che fondano la propria carriera su inchieste nei confronti di poteri vari, imprese e società, egli si è specializzato in ladri di polli e sovversivi, soprattutto anarchici. Sbatterli in galera è per lui una vera vocazione, più sono poveracci e più gode della loro rovina.
Quando poi riesce ad ingabbiare qualche anarchico per lui è una vera delizia (da fonti non confermate ma abbastanza attendibili pare che questa sia l’unica maniera per riuscire a raggiungere l’orgasmo).
Il carcere è per lui come un tempio a cui si dedica con vero fervore religioso; procurare offerte al dio Galera, ecco lo scopo della sua vita.
Pur di soddisfare questa sua nobile passione egli non si ferma di fronte a nulla, la vita degli altri non conta niente, essi possono passare anni e anni dietro le sbarre, ammazzarsi, ma lui non ha mai scrupoli di coscienza (dicono che abbia sentito pronunciare per la prima volta questa parola nel marzo del ‘98 e abbia dovuto ricorrere ad un dizionario).
I detenuti immigrati, poco pratici del nostro dolce idioma, storpiano il suo nome e invece di Tatangelo lo chiamano, con effetto comico, Tutti-in-cella; gli anarchici, molto semplicemente, preferiscono chiamarlo Boia Assassino.
Già durante l’infanzia dimostrò particolare attitudine a quella che sarà la missione della sua vita.
Da bambino mentre i suoi coetanei costruivano modellini di automobili o aeroplani, lui no, modellava dei plastici di prigioni. Mentre gli altri ragazzini si impegnavano in immaginarie battaglie con i soldatini, lui no, costruiva dei cappi in miniatura (con vero nodo scorsoio) e si divertiva ad appenderli in giro per casa tanto che la madre, pia donna, era costretta tutto il giorno a riprenderlo: “Ah Marcè! Ebbasta co’ ’st’impiccati. C’hai rotto li cojoni!”
Per molto tempo si dedicò alla magia e all’illusionismo. Il suo trucco preferito era quello di prendere degli innocui razzi e, con un colpo di bacchetta magica, trasformarli in micidiali ordigni esplosivi.
Si esibì anche all’oratorio della parrocchia ma non ebbe successo; pare che tutti si accorgessero del trucco, gli unici ad applaudirlo furono un giudice (un certo Giordana, che, qualche tempo fa, dio ha voluto accanto a sé) e alcuni DIGOS e carabinieri dei ROS presenti in sala.
Fu scolaro modello e studente eccellente, si laureò in giurisprudenza con una brillante tesi dal titolo “Il carcere. Luogo ideale per far suicidare la gente”.
Questo studio giovanile contiene in nuce quelli che poi saranno i criteri su cui baserà la sua carriera di magistrato, ma solo nel 1998 riuscì finalmente a coronare il suo sogno e a sperimentare sul campo le sue teorie. Ciò gli valse l’onorificenza di Eccellentissimo Boia e Carnefice Massimo.
L’incontro con Maurizio Laudi fu determinante per la sua carriera. Grazie al collega egli poté finalmente passare dai ladri polli agli anarchici. Da insulso e insignificante compilatore d?atti d?accusa ebbe la possibilità di rilasciare interviste e i media si accorsero di lui. Ovviamente gli onori maggiori spettarono a Laudi, ma quest’ultimo fu generoso con lui e, dopo aver scritto il copione, gli concesse le luci della ribalta: la requisitoria contro Silvano Pelissero.
Ancora oggi Tatangelo continua con dedizione a prestare le sue amorevoli attenzioni nei confronti delle case occupate torinesi cercando continuamente, grazie alle sue montature, di farne arrestare gli occupanti.
Ma anche in queste occasioni egli continua ad avere gli stessi problemi di quando si esibiva all’oratorio: gli unici a prenderlo sul serio sono solo ROS e DIGOS, oltre a qualche vecchio residuato fascista (tali Ghiglia, Ventriglia e simile fanghiglia), anche se bisogna riconoscere che negli ultimi tempi ha ricevuto degli apprezzamenti dal sindaco DS Sergio Olimpic Chiamparino.
Oltre a ciò Tatangelo si dedica con vera passione alla compilazione di pagine avveniristiche di filosofia del diritto.
Nel 1998, dopo aver sperimentato il suicidio sul campo, egli scoprì la teoria dell’extra-territorialità, una vera pietra miliare nel campo del restringimento degli spazi di libertà dei cittadini.
Con questa teoria egli dimostrò scientificamente come le case occupate siano in realtà dei covi dove sono detenuti dei veri arsenali.
Negli ultimi tempi - per stroncare questa piaga- egli è ricorso ad un vero artifizio giuridico. Un corteo si era sciolto davanti ad un posto occupato, il Fenix, e lui ha pensato bene di mettere sotto sequestro l’immobile, come prova di reato. Un vero creativo.
Purtroppo non sempre il suo lavoro è apprezzato come meriterebbe. Nel 1998, ad esempio, i giudici di cassazione non compresero la pionieristica innovazione del diritto di cui lui e Laudi erano portatori e si espressero a loro sfavore.
Una vera occasione mancata.
Oggi Tatangelo continua indefessamente nella sua missione di distruzione delle case occupate, stimolato anche da forti motivazioni personali che nulla hanno a che vedere con la giustizia.
Gli anni di persecuzioni e di galera, le morti da lui causate gli hanno procurato, da parte delle vittime e dei loro compagni, diverse noie. Il fatto poi che alcuni di loro spudoratamente svelassero al pubblico le sue macchinazioni ridicolizzandolo è una cosa che proprio non riesce a digerire.
E così si è buttato anima e corpo in quest’ultima missione, la vendetta personale.
Dopo un attento studio astrologico, al verificarsi delle giuste convergenze (Chiamparino-Ghiglia) ha sferrato il suo attacco. Membro onorario dell’Associazione Gelatai Italiani (il cui motto è “Il gelato prima di tutto”) Tatangelo ha emesso 10 mandati di cattura (ne voleva di più ma non glieli hanno concessi).
Ma come si fa a sbattere in galera la gente con l’accusa di aver rubato il gelato? Semplice, basta esagerare (saccheggio). Manca all’appello un tavolino? Stesso procedimento (devastazione).
La nostra città si avvia alle Olimpiadi invernali del 2006 ed è preciso dovere delle autorità cittadine mostrare un’immagine-vetrina della città. Non importa se la gente non riesce ad arrivare a fine mese o perde il lavoro, se gli immigrati sono ammazzati per strada, se le montagne e le valli sono devastate, se la città è invivibile, lo show-business deve continuare senza che nulla ne turbi la tranquillità. Occorre che vengano neutralizzati i rompicoglioni (squatter, operai cassaintegrati, valsusini no-Tav, tifosi granata). Bisogna dare un esempio. E come sempre Tatangelo comincia dagli anarchici.
Non è importante il prezzo da pagare. La riduzione degli spazi di libertà è il vero obiettivo comune di tutti i potenti della città, a prescindere dalla colorazione politica.
Ed è proprio in simili frangenti che Torino ha bisogno di magistrati di questa levatura.

Minimo Pompilio
(el Zapatero)