23.02.2010
Mart 23 Febb h 18:Mario Calabresi al Sermig di Torino
Martedì 23 febbraio alle 18 Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”,
sarà al Sermig per una conferenza dal titolo “padri e figli”.
Una buona occasione per informare sulle panzane che il quotidiano diffonde
da mesi sul movimento No Tav.
Domani noi dalle 17,30 andiamo al Sermig per distribuire il volantino che
trovate sotto.
Perché non prendete la vostra bandiera No Tav e vi unite a noi?
10152 Torino Turin
011 4368566
Mercoledì 24 febbraio dalle 17 – promuove la rete No Tav “Torino e cintura
sarà dura” - presidio in via Roma davanti alla sede de “La Stampa”.
Punto info, aperitivo autogestito – porta da bere e da mangiare –
assemblea popolare.
I No Tav e le balle de “La Stampa”
I No Tav e le bale d’la busiarda
Ci sono palle e palle. Ci sono le palle di neve tirate ai poliziotti di
guardia alle trivelle in Val Susa e le solenni palle che racconta, giorno
dopo giorno, senza un briciolo di vergogna, senza neppure una punta di bon
ton, di ipocrita eleganza subalpina, il quotidiano “La Stampa”. Su “La
Stampa” le palle di neve diventano sassi, i manifestanti che finiscono
all’ospedale sono sempre pericolosi estremisti, una bomba del racket
l’hanno piazzata i No Tav. O gli anarchici, uno dei babau preferiti dalla
“busiarda” in versione Calabresi. Il suo tirapiedi più caro è Massimo
Numa, ma anche altri non hanno mancato di distinguersi.
Hanno scritto che abbiamo colpito gli operai della ferrovia durante il
presidio contro i sondaggi a Collegno, che abbiamo ferito la polizia alla
stazione di Condove, dove quelli in divisa hanno rotto il braccio a un
manifestante. Anche a Coldimosso di Susa li avremmo attaccati. E lì uno di
noi le ha prese così secche che stava per lasciarci la pelle. Ad un’altra
No Tav la polizia ha spaccato il naso, uno zigomo, l’orbita di un occhio,
a calci le hanno sfondato un’ovaia. Ma i violenti, a leggere la stampa,
saremmo noi.
Mentono sapendo di mentire.
Niente di nuovo sotto il sole, se non fosse che il livore, gli espliciti
riferimenti personali, le calunnie, hanno ormai raggiunto il parossismo.
Si sa che i giornalisti lavorano sotto padrone e che, a fine mese, il
padrone deve essere contento. Nessuno pretende che chi fa questo lavoro
sia un eroe ma un minimo di decenza, beh… quella non guasterebbe. In fondo
ci sono tanti mestieri onesti tra cui scegliere… operaio, panettiere,
maestro, giardiniere, falegname, tornitore…
Da mesi e mesi La Stampa, peraltro ben affiancata da Repubblica e
Cronacaqui, getta fango sul movimento No Tav. Dicono che siamo minoranza,
anche quando facciamo cortei di 40.000 persone (Susa il 23 gennaio), fanno
di tutto per nascondere che i Si Tav al Lingotto erano meno di duecento,
tra imprenditori, funzionari di partito e di sindacato.
Hanno scritto che usiamo donne, bambini ed anziani come “scudi umani”
durante le manifestazioni. Siamo un movimento popolare: alle
manifestazioni ci andiamo tutti, compresi i nostri anziani ed i nostri
figli, perché il futuro che difendiamo è il futuro di tutti e ciascuno da
il proprio contributo come crede e come può. Gli anziani – e fra noi
quelli “’n piota” sono tanti – partecipano ai cortei, ai blocchi delle
strade e dei treni, ai turni di notte ai presidi, senza paura delle
manganellate e del gas lacrimogeno dei poliziotti al servizio di uno Stato
che vuole imporre con la forza un’opera inutile, dannosa, costosissima.
Un’opera che, non ci stancheremo mai di dirlo, serve solo agli interessi
di una cricca di costruttori che ha amici a destra non meno che a
sinistra.
Noi, a Torino come a Collegno, Venaria, Val Susa difendiamo il territorio
dove viviamo. Ma non solo. I No Tav si battono contro un’opera che ha già
devastato mezza Italia. Ovunque inquinamento del suolo, rumore
insopportabile, perdita di fonti idriche, distruzione irreversibile
dell’ambiente, case abbattute, città spezzate in due da muraglioni.
Ogni chilometro di linea costruita in Italia è costato la vita ad un
lavoratore.
Una montagna di soldi pubblici sono stati sottratti ai treni per chi
lavora, alle scuole per i nostri figli, ad una sanità decente per tutti.
Sappiamo bene che velocità, crescita, progresso sono miti utili solo ad
aumentare i profitti di chi, ogni giorno, lucra sulle nostre vite,
portandosi via la vita e la salute di chi, per campare, deve lavorare.
I No Tav sanno mettere insieme l’autogestione delle lotte, le assemblee
che discutono e decidono con l’azione diretta, senza deleghe. Per questo
facciamo paura. Per questo la “busiarda” ci criminalizza, trasformando la
nostra resistenza in attacco violento mettendo la sordina alle violenze
dei tutori del (dis)ordine statale.
Due di noi sono all’ospedale da una settimana.
Mercoledì 17 manifestavamo davanti alla trivella piazzata a Coldimosso di
Susa. Qualche palla di neve e la polizia ha caricato più volte. Cariche
feroci. Chi cadeva veniva massacrato. Un ragazzo, Simone, viene più volte
colpito. I poliziotti infieriscono su di lui mentre è a terra. Vomita
sangue, non riesce più a muovere le gambe. Ad una donna spaccano la faccia
infierendo ripetutamente sul volto, una ragazza riporta numerose ferite al
capo. Molti altri guadagnano lividi ed escoriazioni.
Un No Tav grida ai poliziotti di aver puntato in modo esplicito a Simone e
loro gli dicono “sì, quello lo conosciamo”. Già è normale: Simone è
anarchico e gli anarchici facilmente si guadagnano le attenzioni delle
forze del disordine statale.
Vogliono spaccare il movimento, dividerlo in buoni e cattivi. Ma non ci
riescono, non possono riuscirci. Il movimento No Tav è – costitutivamente
– un movimento trasversale, dalle molte anime: quella anarchica è una
delle tante. La partecipazione diretta, il mettersi in gioco in prima
persona, il rifiuto di ogni delega in bianco ne fanno un movimento capace
di confrontarsi, scegliere e agire nel rispetto delle diverse sensibilità.
Da maggio, quando il timone “La Stampa” è passato a Mario Calabresi, non
solo si è accentuato l’orientamento si tav del quotidiano, ma la
disinformazione e la calunnia sono diventati pane quotidiano. Specie
contro gli anarchici, nei cui confronti si è scatenata una vera campagna
di criminalizzazione. Ossessiva, martellante, maniacale.
I figli non si giudicano dai padri ma certo ci pare legittimo supporre che
il figlio del commissario Luigi Calabresi, nella cui stanza venne
torchiato ed ucciso l’anarchico Giuseppe Pinelli il 15 dicembre del 1969,
non abbia saputo fare i conti con la pesante eredità paterna. Ammesso che,
ovviamente, non si trovi perfettamente a proprio agio nel ruolo di
galoppino della questura e dei potenti interessi che sostengono il Tav.
N’uma basta d’Numa!
N’uma basta d’bale!
Na bala d’fioca anche a ti, Calabresi!
No Tav Autogestione
notav_autogestione@yahoo.it
338 6594361
sarà al Sermig per una conferenza dal titolo “padri e figli”.
Una buona occasione per informare sulle panzane che il quotidiano diffonde
da mesi sul movimento No Tav.
Domani noi dalle 17,30 andiamo al Sermig per distribuire il volantino che
trovate sotto.
Perché non prendete la vostra bandiera No Tav e vi unite a noi?
Sermig - Fraternita' Della Speranza
www.sermig.org
Piazza Borgo Dora, 6110152 Torino Turin
011 4368566
Mercoledì 24 febbraio dalle 17 – promuove la rete No Tav “Torino e cintura
sarà dura” - presidio in via Roma davanti alla sede de “La Stampa”.
Punto info, aperitivo autogestito – porta da bere e da mangiare –
assemblea popolare.
I No Tav e le balle de “La Stampa”
I No Tav e le bale d’la busiarda
Ci sono palle e palle. Ci sono le palle di neve tirate ai poliziotti di
guardia alle trivelle in Val Susa e le solenni palle che racconta, giorno
dopo giorno, senza un briciolo di vergogna, senza neppure una punta di bon
ton, di ipocrita eleganza subalpina, il quotidiano “La Stampa”. Su “La
Stampa” le palle di neve diventano sassi, i manifestanti che finiscono
all’ospedale sono sempre pericolosi estremisti, una bomba del racket
l’hanno piazzata i No Tav. O gli anarchici, uno dei babau preferiti dalla
“busiarda” in versione Calabresi. Il suo tirapiedi più caro è Massimo
Numa, ma anche altri non hanno mancato di distinguersi.
Hanno scritto che abbiamo colpito gli operai della ferrovia durante il
presidio contro i sondaggi a Collegno, che abbiamo ferito la polizia alla
stazione di Condove, dove quelli in divisa hanno rotto il braccio a un
manifestante. Anche a Coldimosso di Susa li avremmo attaccati. E lì uno di
noi le ha prese così secche che stava per lasciarci la pelle. Ad un’altra
No Tav la polizia ha spaccato il naso, uno zigomo, l’orbita di un occhio,
a calci le hanno sfondato un’ovaia. Ma i violenti, a leggere la stampa,
saremmo noi.
Mentono sapendo di mentire.
Niente di nuovo sotto il sole, se non fosse che il livore, gli espliciti
riferimenti personali, le calunnie, hanno ormai raggiunto il parossismo.
Si sa che i giornalisti lavorano sotto padrone e che, a fine mese, il
padrone deve essere contento. Nessuno pretende che chi fa questo lavoro
sia un eroe ma un minimo di decenza, beh… quella non guasterebbe. In fondo
ci sono tanti mestieri onesti tra cui scegliere… operaio, panettiere,
maestro, giardiniere, falegname, tornitore…
Da mesi e mesi La Stampa, peraltro ben affiancata da Repubblica e
Cronacaqui, getta fango sul movimento No Tav. Dicono che siamo minoranza,
anche quando facciamo cortei di 40.000 persone (Susa il 23 gennaio), fanno
di tutto per nascondere che i Si Tav al Lingotto erano meno di duecento,
tra imprenditori, funzionari di partito e di sindacato.
Hanno scritto che usiamo donne, bambini ed anziani come “scudi umani”
durante le manifestazioni. Siamo un movimento popolare: alle
manifestazioni ci andiamo tutti, compresi i nostri anziani ed i nostri
figli, perché il futuro che difendiamo è il futuro di tutti e ciascuno da
il proprio contributo come crede e come può. Gli anziani – e fra noi
quelli “’n piota” sono tanti – partecipano ai cortei, ai blocchi delle
strade e dei treni, ai turni di notte ai presidi, senza paura delle
manganellate e del gas lacrimogeno dei poliziotti al servizio di uno Stato
che vuole imporre con la forza un’opera inutile, dannosa, costosissima.
Un’opera che, non ci stancheremo mai di dirlo, serve solo agli interessi
di una cricca di costruttori che ha amici a destra non meno che a
sinistra.
Noi, a Torino come a Collegno, Venaria, Val Susa difendiamo il territorio
dove viviamo. Ma non solo. I No Tav si battono contro un’opera che ha già
devastato mezza Italia. Ovunque inquinamento del suolo, rumore
insopportabile, perdita di fonti idriche, distruzione irreversibile
dell’ambiente, case abbattute, città spezzate in due da muraglioni.
Ogni chilometro di linea costruita in Italia è costato la vita ad un
lavoratore.
Una montagna di soldi pubblici sono stati sottratti ai treni per chi
lavora, alle scuole per i nostri figli, ad una sanità decente per tutti.
Sappiamo bene che velocità, crescita, progresso sono miti utili solo ad
aumentare i profitti di chi, ogni giorno, lucra sulle nostre vite,
portandosi via la vita e la salute di chi, per campare, deve lavorare.
I No Tav sanno mettere insieme l’autogestione delle lotte, le assemblee
che discutono e decidono con l’azione diretta, senza deleghe. Per questo
facciamo paura. Per questo la “busiarda” ci criminalizza, trasformando la
nostra resistenza in attacco violento mettendo la sordina alle violenze
dei tutori del (dis)ordine statale.
Due di noi sono all’ospedale da una settimana.
Mercoledì 17 manifestavamo davanti alla trivella piazzata a Coldimosso di
Susa. Qualche palla di neve e la polizia ha caricato più volte. Cariche
feroci. Chi cadeva veniva massacrato. Un ragazzo, Simone, viene più volte
colpito. I poliziotti infieriscono su di lui mentre è a terra. Vomita
sangue, non riesce più a muovere le gambe. Ad una donna spaccano la faccia
infierendo ripetutamente sul volto, una ragazza riporta numerose ferite al
capo. Molti altri guadagnano lividi ed escoriazioni.
Un No Tav grida ai poliziotti di aver puntato in modo esplicito a Simone e
loro gli dicono “sì, quello lo conosciamo”. Già è normale: Simone è
anarchico e gli anarchici facilmente si guadagnano le attenzioni delle
forze del disordine statale.
Vogliono spaccare il movimento, dividerlo in buoni e cattivi. Ma non ci
riescono, non possono riuscirci. Il movimento No Tav è – costitutivamente
– un movimento trasversale, dalle molte anime: quella anarchica è una
delle tante. La partecipazione diretta, il mettersi in gioco in prima
persona, il rifiuto di ogni delega in bianco ne fanno un movimento capace
di confrontarsi, scegliere e agire nel rispetto delle diverse sensibilità.
Da maggio, quando il timone “La Stampa” è passato a Mario Calabresi, non
solo si è accentuato l’orientamento si tav del quotidiano, ma la
disinformazione e la calunnia sono diventati pane quotidiano. Specie
contro gli anarchici, nei cui confronti si è scatenata una vera campagna
di criminalizzazione. Ossessiva, martellante, maniacale.
I figli non si giudicano dai padri ma certo ci pare legittimo supporre che
il figlio del commissario Luigi Calabresi, nella cui stanza venne
torchiato ed ucciso l’anarchico Giuseppe Pinelli il 15 dicembre del 1969,
non abbia saputo fare i conti con la pesante eredità paterna. Ammesso che,
ovviamente, non si trovi perfettamente a proprio agio nel ruolo di
galoppino della questura e dei potenti interessi che sostengono il Tav.
N’uma basta d’Numa!
N’uma basta d’bale!
Na bala d’fioca anche a ti, Calabresi!
No Tav Autogestione
notav_autogestione@yahoo.it
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