30.08.2009
Moussa
Moussa vuole tornarsene a casa sua, vuole essere espulso. Suo padre
è morto e sua madre lo sta aspettando. L’ha pure spiegato al Giudice di
Pace, il primo giorno, si è pure fatto spedire il passaporto da suo
fratello. Eppure sono due mesi che è recluso dentro al Cie di Ponte
Galeria, e questa mattina gli hanno spiegato che dovrà farsene altri
due: qualcuno gli ha detto questa proroga serve per “controllare il
passaporto” e altri invece che non si trovano posti sugli aerei. Sta di
fatto che, se Cie e pacchetti sicurezza non esistessero, se ne sarebbe
già andato con le sue gambe - da uomo libero, appunto. Da oggi ha
iniziato uno sciopero della fame e della sete dentro alla gabbia di
Ponte Galeria dove non ci sono neanche gli specchi per guardarsi in
faccia ed è una conquista anche il tagliarsi le unghie.
Ascolta l’appello di Moussa:
(Una storia simile, ma da Corso Brunelleschi, ve la avevamo raccontata già una decina di giorni fa. Il solo fatto di averla resa pubblica dopo che il suo protagonista aveva tentato il suicidio dietro le sbarre ha fatto risvegliare gli imbarazzati carcerieri e ora Ahmed è in Tunisia, proprio come chiedeva.)
Ascolta l’appello di Moussa:
(Una storia simile, ma da Corso Brunelleschi, ve la avevamo raccontata già una decina di giorni fa. Il solo fatto di averla resa pubblica dopo che il suo protagonista aveva tentato il suicidio dietro le sbarre ha fatto risvegliare gli imbarazzati carcerieri e ora Ahmed è in Tunisia, proprio come chiedeva.)

