La chiave
Diario
Alcuni fatti di questi giorni
ci lasciano supporre che ancora vi siano equivoci diffusi sul ruolo
esatto che giocano dentro alla “macchina delle espulsioni” tutta quella
serie di organizzazioni “umanitarie” o “assistenziali” che hanno in
mano la gestione dei 13 Centri di Identificazione ed Espulsione che se
ne stanno disseminati sullo stivale. Parliamo della Croce Rossa,
intanto, ma anche della Misericordia, dei consorzi di cooperative
Connecting People e Self, solo per fare i primi nomi che ci vengono in
mente. Tutte le volte che si pone la questione sul tappeto
c’è sempre qualcuno che si alza in piedi e dice: «ma perché ve la
prendete con loro?», «se non ci fossero loro a curare i “trattenuti”,
chi lo farebbe?». Soprattutto quando si parla di Croce Rossa, poi,
sembra quasi che il suo ruolo dentro ai Centri sia di organizzare i
turni in infermeria, controllare la data di scadenza dei medicinali e
vegliare sul rigoroso rispetto dei “diritti umani” dentro alle gabbie.
Non è così.
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macerie @ Settembre 12, 2009
Diario
Ridevano.
I crocerossini ridevano quando, la settimana passata, un recluso di via
Corelli ha tentato il suicidio prima impiccandosi e poi tagliandosi
alla gola. La sua storia la sapete già, ve la abbiamo già raccontata.
Quello che non sapete ancora è che è stato trasportato all’ospedale
ammanettato e scortato, con il fiato della polizia addosso anche
mentre, al Pronto Soccorso, il dottore gli ricuciva la ferita. Ora è di
nuovo al Centro, e si sposta solo trasportato di peso dai suoi
compagni, che provvedono pure a trovargli qualche cosa di liquido da
ingurgitare ogni giorno, perché non può ancora masticare.
Noi diciamo Cie. I reclusi oramai dicono Guantanamo, dicono Abu
Ghraib, si sentono come gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale:
«mancano solo i forni, mancano solo le camere a gas».
Ascolta questa testimonianza da via Corelli:
macerie @ Settembre 12, 2009
Diario, Lingua francese
Un
recluso marocchino, trasferito qualche giorno fa da Lamezia Terme dove
aveva già trascorso tre mesi, è stato picchiato selvaggiamente e senza
motivo da tre Alpini sotto il compassionevole sguardo di un
crocerossino, ieri sera verso le 23, mentre tornava dalla terapia. Il
ragazzo, molto gracile e con una gamba già malmessa da una vecchia
frattura, è stato sommariamente curato con una pomata e un po’ di
garza, e rimandato in cella.
Oggi invece, un altro recluso è stato convocato dall’Ispettore.
L’hanno fatto sedere a un tavolo con cinque Alpini e gli hanno fatto
sentire la sua voce registrata
mentre denunciava il violento pestaggio di ieri. Al termine
dell’intervista, gli Alpini hanno cominciato ad applaudire e a
schernirlo. Ecco il dialogo tra l’ispettore e il recluso:
- Era la tua voce questa?
- Sì, è la mia voce.
- Bravo, sei proprio un coniglio.
- Io continuerò a raccontare tutte le cose brutte che succedono qui dentro. E tu?
- Cosa?
- Sei tu che hai picchiato il mio amico ieri sera?
- No.
- E allora il coniglio sei tu.
(Di fronte al continuo peggiorare delle condizioni di reclusione
all’interno di corso Brunelleschi, di fronte al protagonismo inedito e
violento dei militari, di fronte alla cecità dei crocerossini, di
fronte a questi orrori, non sappiamo quanto possa ancora servire
telefonare. In ogni caso, vi ricordiamo i numeri per protestare,
comodamente, da casa: 011.558.99.18 - 011.558.87.78 - 011.558.98.15)
Leggimi in lingua francese
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macerie @ Settembre 11, 2009
Diario
Si chiama Miguel, il “sovversivo” del quale abbiamo raccontato la storia l’altroieri. Non sta affatto bene: ha ancora una pila in pancia e dentro al Centro non lo stanno curando.
Se volete dargli una mano, telefonate al Cie di Ponte Galeria per protestare: 06.65854215 - 06.65854228
macerie @ Settembre 11, 2009
Diario
Venerdì
11 settembre alle ore 10 in punto un gruppetto di antirazzisti si
presenta davanti alle porte della Prefettura di Torino. Vogliono
assistere - e chissà cos’hanno in mente - all’apertura delle buste per
il bando di gestione del Cie di corso Brunelleschi
per i prossimi tre anni. La cerimonia è aperta al pubblico, “per tutti
ma per voi no”, dice la Digos che per una volta li aspettava. Il Dottor
Giuseppe Zarcone, al telefono dal gabinetto di cui è capo, assicura
solennemente che la cerimonia era stata rinviata per “problemi
organizzativi”. Poco convinti delle spiegazioni, gli antirazzisti se ne
vanno, mentre la Digos sibila soddisfatta “siete scontati”.
E infatti, pochi minuti dopo, ma molto lontano da lì, praticamente
all’altro capo della città, un gruppo di antirazzisti fa irruzione
(scontata, forse, ma inattesa) negli uffici dei sedicenti compagni della Cgil - Funzione Pubblica, per chiedere chiarimenti sul comunicato di solidarietà alla Croce Rossa di Torino,
occupata per protesta contro i Cie e i suoi collaborazionisti qualche
giorno prima. Armati di megafono, volantini e tanta maleducazione, i
contestatori vanno dritti dritti all’ufficio di Salvatore detto Totò
Chiaromonte, interrompendo un piccolo ricevimento a base di pasticcini.
Chiaromonte e sedicenti compagni rivendicano in pieno la
paternità di quel comunicato, lasciando intendere che in nome della
tutela dei posti di lavoro, lui farebbe la tessera pure ad un kapò.
Promettendo quindi di rivedersi ai prossimi cortei, gli antirazzisti se
ne vanno, mentre qualche funzionario non molto informato sulla linea
del suo sindacato si lascia scappare uno scontatissimo, ma del tutto
fuori luogo, “fascisti.” E non parlava di Chiaromonte.
macerie @ Settembre 11, 2009
Diario
Avremmo
voluto raccontarvi la storia di un tentativo di evasione dal Cie di
corso Brunelleschi a Torino. Così come avremmo voluto raccontarvi la
storia di un pugno in faccia sferrato da un fuggiasco a un Alpino di
guardia al Centro. Avremmo voluto, eccome, ma abbiamo chiamato dentro e
siamo costretti a smentire le notizie de La Stampa. Pare proprio che la storia dell’evasione sia una bufala, per quanto verosimile di questi tempi,
inventata di sana pianta dai militari o dalla Questura per giustificare
un violento pestaggio da parte degli Alpini - ed è il primo caso
documentato di violenza alpina all’interno di corso
Brunelleschi - nei confronti di una quindicina di reclusi, esasperati
dall’attesa della “terapia”, dagli insulti e dai maltrattamenti. E,
ovviamente, tra militari e poliziotti c’era pure un crocerossino, di
sicuro un “operatore
precario che, nell’assolvere il suo compito, lotta per mantenere
pubblica e civile l’assistenza a tutte le persone in difficoltà“: infatti è stato lui a
portare i manganelli agli Alpini, evidentemente in difficoltà. E
inoltre, è sicuramente vero che “lo spirito che anima gli operatori Cri
non è certo quello dei carcerieri”. Infatti il giorno dopo il pestaggio
gli Alpini hanno chiesto scusa, il crocerossino invece no.
A proposito di crocerossini precari e sindacalizzati leggi il comunicato della Cgil-Funzione Pubblica:
Non si spara sulla Croce rossa
Aggiornamenti. Nella giornata di oggi alcuni dei
reclusi pestati dagli alpini ieri sera sono stati trasferiti in altri
Cie in giro per l’Italia. Non sappiamo quanti siano né conosciamo tutte
le destinazioni. Sicuramente nelle prossime ore saremo in grado di
capire di più sia della dinamica dei fatti di ieri che della sorte dei
reduci. Finora, di sicuro c’è solo che i relcusi se le sono prese e che
almeno un crocerossino ha partecipato attivamente al pestaggio.
macerie @ Settembre 10, 2009