Non tutto passa come il tempo…
Non tutto passa come il tempo…
5 marzo 1998. Questa è la data nota a tutti noi come
l’inizio di una storia, montata chissà quanto tempo prima. La storia inizia con
l’arresto di tre anarchici, tre squatter, occupanti della Casa Occupata di
Collegno: Maria Soledad Rosas, Edoardo Massari e Silvano Pelissero, i primi
arresti no tav!!!
i tre vennero accusati di essere
eco-terroristi, più precisamente di essere i cosiddetti Lupi Grigi e si parlò
di bombe ed armi, le prove contro di loro vennero definite granitiche dal pm
infame ed assassino Maurizio Laudi, che assieme al degno compare Marcello
Tatangelo montò tutta la storia contro i tre anarchici. In realtà non c’era
nessuna prova, ma grazie al portentoso aiuto della carta stampata
quotidianamente per la comune disinformazione, sembrò che nella casa fosse
stato trovato un arsenale in armi, sembrò che fossero state registrate
conversazioni tra i tre anarchici che non lasciavano ombra di dubbio.
In realtà le armi non ci sono mai
state, solo attrezzi da lavoro e le registrazioni sono ritagli di pezzi di
frasi tolte dai loro contesti ed incollate pure malamente.
Infatti la fine della storia la conosciamo bene,
tutto crolla, menzogne, tutto falso, non esistono prove. Gìà, peccato che il 28
marzo 1998 Baleno (Edoardo Massari) viene trovato impiccato in carcere e l’11
luglio dello stesso anno morirà nello stesso modo anche Sole (Maria Soledad
Rosas), lei addirittura era accusata di aver commesso dei fatti avvenuti prima
del suo arrivo in Italia!!!
Silvano è l’unico sopravvissuto
alla montatura di Laudi e Tatangelo, ovviamente, dopo la morte di Sole e
Baleno, lui diventò la mente, il cattivo, si inventarono le peggio cose sul suo
conto, si fece 4 anni tra galera e
domiciliari, ma alla fine nessuna prova di eco-terrorismo.
Questa, molto striminzita, è la
storia dei primi tre arresti no tav…
E la storia continua…
Quarto arresto no tav, io, Marco
Martorana, chiamato anche Marco Pino (perché durante l’occupazione, in collina
torinese, del Vespaio squat park resistevo allo sgombero invece che sul tetto
su un… PINO). Il 22 dicembre 2005 vengo arrestato durante un presidio al
palaingiustizia di Torino, presidio in solidarietà con gli arrestati del corteo
del 18 giugno 2005, corteo che sfilò contro il duplice accoltellamento fascista
al Barocchio, aggressione che per un soffio non finì in tragedia, questione di
centimetri!!! Assurdo fu che dopo tutto ciò venne fatto un corteo antifascista,
in una città storicamente antifascista e il corteo venne caricato dalla
polizia… la spiegazione c’è, la polizia si sentiva toccata, essendo fascista
nel profondo. Come avviene sempre, la polizia carica ed ovviamente arresta,
l’accusa stavolta è grave però… DEVASTAZIONE e SACCHEGGIO.
Tornando a noi, vengo preso in un
chiosco mentre compro due birre per il presidio, le due birre vengono ritenute,
dal pm Caputo, prove della colpevolezza, verrà infatti detto che avevo ancora
le armi in tasca!!! L’accusa è di aver aggredito un agente della digos,
spaccandogli sulla testa una bottiglia; ciò sarebbe avvenuto il 6 dicembre
2005, durante il corteo serale perchè la giornata del 6 dicembre vede a Torino
tre cortei, uno la mattina, uno il pomeriggio ed uno la sera, cortei spontanei
che nascono contro l’infame azione poliziesca avvenuta nella notte precedente, dove
a suon di manganellate era stato sgomberato il presidio permanente di Venaus,
senza risparmiare donne o vecchi; tutti i presenti al presidio, la maggior
parte dormiva nelle tende, vengono svegliati dai manganelli.
Dopo l’arresto verrò chiuso, in
isolamento perché pericoloso e violento per gli altri, per 20 giorni nel
carcere delle Vallette, poi seguiranno gli arresti domiciliari, l’obbligo di
dimora e di firma…
L’accusa si basava sulla parola
di tre digos, sul fatto che sono un anarchico conosciuto, che quel giorno ero
particolarmente arrabbiato, ero stato visto mentre urlavo (certo che ero
arrabbiato, cosa che ho ribadito in tribunale - la mia dichiarazione spontanea
e leggibile così come l’ho letta in tribunale sul sito
www.notav-norepressione.it) e su fotografie; in realtà le fotografie, che non
provano un bel niente, si riferivano ai cortei della mattina e del pomeriggio.
Gli scribacchini si danno da fare
e così già dal giorno dopo il mio arresto ecco in prima pagina di Torino
Cronaca (?) una foto gentilmente concessa dalla questura di Torino ai
giornalisti, il mio nome e cognome con tanto di indirizzo (non si sa mai,
magari qualche fascio che non sa che fare…) e con una bella storiella su di me,
inventata di sana pianta; anche il tg3 regionale non è da meno.
Tutto viene impastato insieme, la
mia appartenenza ideologica (come a dire: è anarchico quindi l’ha sicuramente
fatto), il fatto che occupo case, con dei presunti precedenti come l’articolo
4, cioè porto d’armi, cosa falsa, primo perché il procedimento è ancora in
corso, secondo perché le presunte armi sono il collare di ferro di un cane (il
cane era lì con me!!!) e i collari borchiati della mia ragazza!!! Non sono cose
che possono succedere a tutti, possono avvenire però il giorno dopo la morte dei
carabinieri a Nassirya, ovviamente è normale che venga effettuato un controllo
con 5 volanti e che un carabiniere tenti di sequestrarmi un libro, avete capito
bene, voleva sequestrarmi “Le scarpe dei suicidi”, perché secondo lui era
illegale!!!
La parola fine arriva, per quanto
riguarda la mia storiella, l’8 maggio del 2008, assolto, articolo 530 comma 2,
insufficienza di prove, arriva dopo quasi due anni di processo, non che questa
sentenza mi renda felice, non credo nella legge, lo stato è il mio nemico e
tutte le sue istituzioni e rappresentanti… mi assolvono senza aver avuto mai
nessun diritto di accusarmi!
8 maggio 2008. Sono passati 10
anni dall’inizio di questa storia, all’epoca avevo 16 anni, mi ero da
pochissimo avvicinato al mondo delle case occupate…
10 anni, una storia che ne
racchiude due, la storia principale è la storia del tav, ben spiegata nel libro
“Le scarpe dei suicidi” di Tobia Imperato, una storia mafiosa, una storia di
soldi, di repressione, di nocività e le due storie, una quella gigantesca
montatura che portò alla morte di Baleno e Sole, sempre raccontata nelle scarpe
dei suicidi e l’altra, invece, la mia, una piccola montatura… entrambe le
storie vedono anarchici accusati ingiustamente, vedono menzogne dei pm,
menzogne dei giornalisti (primo fra tutti l’immancabile Numa della Stampa),
vedono digos e sbirri che giocano a fare gli eroi, che mentono e lo fanno pure
male e come sfondo c’è sempre lei, la
TAV.
10 anni di lotte, 10 anni di
passione e di libertà, il tav non passa.
E la storia continua… alla
memoria di Baleno e Sole.
Brillano nella mia memoria e
nella storia degli uomini liberi e ribelli, nella storia dell’anarchia…
…viva l’anarchia
marco pino

