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Pinelli: Pasquale Valitutti dichiara ”dopo 40 anni mi aspettavo la verità”
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14.05.2009

Pinelli: Pasquale Valitutti dichiara ”dopo 40 anni mi aspettavo la verità”



Sabato 9 maggio 2009 è stato il giorno in cui lo Stato ha inserito, nel lungo elenco delle vittime della strage di Piazza Fontana, Giuseppe Pinelli. Nel corso della celebrazione della giornata dedicata alla memoria di tutte le vittime del terrorismo, tenutasi al Quirinale alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, le vedove del commissario Luigi Calabresi e del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli si sono strette la mano. Un gesto di riconciliazione per alcuni, un avvenimento storico per altri, ma per Pasquale Valitutti, uno dei tanti anarchici fermati quella sera insieme a Pinelli, l'evento cela ben altro intento: "Dopo 40 anni di lotte, verificata l'impossibilità di fare calare il velo sull'assassinio di Giuseppe Pinelli, il potere ha pensato di raggiungere il suo scopo dicendo una piccolissima parte di verità". Ma chi è Pasquale Valitutti, detto Lello? Un anarchico di origine calabrese che negli anni '70 militava nel movimento milanese. Stimato per le sue doti umane e politiche, è l'unico testimone vivente della tragica notte tra il 15 ed il 16 dicembre quando, dopo ore estenuanti di attesa, seduto dietro la porta dell'ufficio del Commissario Calabresi, aspettava che Pinelli uscisse dalla stanza per essere interrogato. Ma ecco, nel silenzio di una fredda notte decembrina accadere qualcosa di strano. Valitutti, con voce rotta dall'emozione, continua così il racconto: "saranno state le 11 e mezzo, grosso modo, in quella stanza succede qualcosa che io ho sempre descritto nel modo più oggettivo, più serio, scrupoloso, dei rumori, un trambusto, come una rissa, come se si rovesciassero dei mobili, delle sedie, delle voci concitate". Il racconto che fa Pasquale Valitutti di quella sera è sempre lo stesso da 40 anni, non è mai cambiato di una virgola, al contrario delle versioni riferite ai magistrati dalla maggior parte degli altri testimoni presenti nella stanza, che hanno cambiato più volte versione, mettendo in discussione persino il rapporto firmato dal Commissario Capo di P.S. Dr. Allegra redatto lo stesso giorno della tragedia e riportato integralmente da Adriano Sofri nel libro da "La notte che Pinelli", in cui si afferma che Calabresi era in quella stanza quando Pinelli si gettò dalla finestra.

Ma oltre a ripercorrere le varie fasi di quella sera Valitutti ci tiene ad affermare che oggi, seppur contento "specialmente per la famiglia di Pino che si sia ufficialmente riconosciuto che Pinelli era un uomo veramente degno di stima e rispetto e ci si sia accorti che è stato una vittima", non è disposto ad accettare che questo sia il punto di arrivo. Anzi - dichiara con forza - "per me questo è un punto di partenza per arrivare alla totale verità". E conclude la sua dichiarazione riaffermando la sua quarantennale versione: "il compagno Giuseppe Pinelli è stato materialmente assassinato dai signori: Calabresi, Lograno, Panessa, Muccilli, Mainardi e Caracuta su mandato degli alti vertici di polizia e governo. Se qualcuno si sente calunniato sporga denuncia e ci si dia la possibilità di un nuovo processo. Io continuo a chiedere giustizia e verità per il nostro compagno Giuseppe Pinelli. Si aprano gli armadi, si rimuova il segreto di Stato sulle stragi e si dica la verità su tutto quel periodo". Una dichiarazione che cade come un macigno in un momento politico come questo, in cui le pacche sulle spalle, gli abbracci, le strette di mano, i sorrisi primeggiano nelle foto a colori diffuse dai quotidiani. Accuse dirette, che Pasquale Valitutti ripete da anni e nonostante un processo che ha ormai dato una fine a quella tragica vicenda. Sono in tanti a credere, anche nel movimento libertario, che Licia Pinelli sarebbe dovuta andare al Quirinale solo dopo che fosse stata riconosciuta pubblicamente la verità, tutta la verità su un uomo fermato come testimone e non imputato, tenuto illegalmente in un luogo (la Questura) dove gli onesti dovrebbero sentirsi al sicuro. Si faccia un ulteriore passettino ha chiesto a Giorgio Napolitano Licia Pinelli, "sinora lo Stato non ha messo a disposizione i suoi archivi, i suoi armadi con i fascicoli. Ma sono passati 40 anni, il mondo è cambiato tantissimo, perciò dopo tante sofferenze, lo facciano. Mi piacerebbe un passo concreto, vero, logico e naturale, e cioè che cadesse ogni segreto sulla strage di piazza Fontana".

da  rivist@