Pinelli: Pasquale Valitutti dichiara ”dopo 40 anni mi aspettavo la verità ”
Sabato
9 maggio 2009 è stato il giorno in cui lo Stato ha inserito, nel lungo
elenco delle vittime della strage di Piazza Fontana, Giuseppe Pinelli.
Nel corso della celebrazione della giornata dedicata alla memoria di
tutte le vittime del terrorismo, tenutasi al Quirinale alla presenza
del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, le vedove del commissario
Luigi Calabresi e del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli si sono
strette la mano. Un gesto di riconciliazione per alcuni, un avvenimento
storico per altri, ma per Pasquale Valitutti, uno dei tanti anarchici
fermati quella sera insieme a Pinelli, l'evento cela ben altro intento:
"Dopo 40 anni di lotte, verificata l'impossibilità di fare calare il
velo sull'assassinio di Giuseppe Pinelli, il potere ha pensato di
raggiungere il suo scopo dicendo una piccolissima parte di verità". Ma
chi è Pasquale Valitutti, detto Lello? Un anarchico di origine
calabrese che negli anni '70 militava nel movimento milanese. Stimato
per le sue doti umane e politiche, è l'unico testimone vivente della
tragica notte tra il 15 ed il 16 dicembre quando, dopo ore estenuanti
di attesa, seduto dietro la porta dell'ufficio del Commissario
Calabresi, aspettava che Pinelli uscisse dalla stanza per essere
interrogato. Ma ecco, nel silenzio di una fredda notte decembrina
accadere qualcosa di strano. Valitutti, con voce rotta dall'emozione,
continua così il racconto: "saranno state le 11 e mezzo, grosso modo,
in quella stanza succede qualcosa che io ho sempre descritto nel modo
più oggettivo, più serio, scrupoloso, dei rumori, un trambusto, come
una rissa, come se si rovesciassero dei mobili, delle sedie, delle voci
concitate". Il racconto che fa Pasquale Valitutti di quella sera è
sempre lo stesso da 40 anni, non è mai cambiato di una virgola, al
contrario delle versioni riferite ai magistrati dalla maggior parte
degli altri testimoni presenti nella stanza, che hanno cambiato più
volte versione, mettendo in discussione persino il rapporto firmato dal
Commissario Capo di P.S. Dr. Allegra redatto lo stesso giorno della
tragedia e riportato integralmente da Adriano Sofri nel libro da "La
notte che Pinelli", in cui si afferma che Calabresi era in quella
stanza quando Pinelli si gettò dalla finestra.
Ma oltre a ripercorrere le varie fasi di quella sera Valitutti ci tiene
ad affermare che oggi, seppur contento "specialmente per la famiglia di
Pino che si sia ufficialmente riconosciuto che Pinelli era un uomo
veramente degno di stima e rispetto e ci si sia accorti che è stato una
vittima", non è disposto ad accettare che questo sia il punto di
arrivo. Anzi - dichiara con forza - "per me questo è un punto di
partenza per arrivare alla totale verità". E conclude la sua
dichiarazione riaffermando la sua quarantennale versione: "il compagno
Giuseppe Pinelli è stato materialmente assassinato dai signori:
Calabresi, Lograno, Panessa, Muccilli, Mainardi e Caracuta su mandato
degli alti vertici di polizia e governo. Se qualcuno si sente
calunniato sporga denuncia e ci si dia la possibilità di un nuovo
processo. Io continuo a chiedere giustizia e verità per il nostro
compagno Giuseppe Pinelli. Si aprano gli armadi, si rimuova il segreto
di Stato sulle stragi e si dica la verità su tutto quel periodo". Una
dichiarazione che cade come un macigno in un momento politico come
questo, in cui le pacche sulle spalle, gli abbracci, le strette di
mano, i sorrisi primeggiano nelle foto a colori diffuse dai quotidiani.
Accuse dirette, che Pasquale Valitutti ripete da anni e nonostante un
processo che ha ormai dato una fine a quella tragica vicenda. Sono in
tanti a credere, anche nel movimento libertario, che Licia Pinelli
sarebbe dovuta andare al Quirinale solo dopo che fosse stata
riconosciuta pubblicamente la verità, tutta la verità su un uomo
fermato come testimone e non imputato, tenuto illegalmente in un luogo
(la Questura) dove gli onesti dovrebbero sentirsi al sicuro. Si faccia
un ulteriore passettino ha chiesto a Giorgio Napolitano Licia Pinelli,
"sinora lo Stato non ha messo a disposizione i suoi archivi, i suoi
armadi con i fascicoli. Ma sono passati 40 anni, il mondo è cambiato
tantissimo, perciò dopo tante sofferenze, lo facciano. Mi piacerebbe un
passo concreto, vero, logico e naturale, e cioè che cadesse ogni
segreto sulla strage di piazza Fontana".
da rivist@

