Ricordiamo Luca Iankovic, giovane Rom ucciso dal razzismo a Collegno
E' morto nelle acque del Dora, in località Collegno,
ma la spiegazione ufficiale non convince
"Quella sera doveva andare a cenare in trattoria in
compagnia di amici," spiega la moglie fra le lacrime, "ma non è più
tornato a casa. Voglio sapere chi l'ha ammazzato, perché di certo non è
annegato. Voglio sapere chi ha forzato la macchina di mio marito e buttato
all’aria tutto all’interno, quella sera. Non mi convince la spiegazione che
possa essere caduto nel fiume, perché quella sera i carabinieri hanno sparato
almeno due colpi di pistola contro di lui. Perché nessuno mi comunica gli esiti
dell'autopsia? Perché non si vuole fare chiarezza sulla sua morte?".
Ricordiamo Luca
Iankovic, giovane Rom ucciso dal razzismo a Collegno
Torino, 30 aprile 2009. Il Gruppo EveryOne riceve segnalazioni sempre più
frequenti di intimidazioni, violenze, abusi istituzionali contro gli ultimi Rom
romeni rimasti in Italia. Sgomberate dai loro miseri insediamenti di fortuna,
le famiglie che sono "nomadi" solo a causa di una persecuzione
atroce, vagano da una città all'altra, in condizioni di salute e igiene sempre
più disperate. Quando scorgono agenti delle forze dell'ordine, si buttano oltre
le strade, nei fossi, dietro cespugli e mura oppure si danno alla fuga colte
dal panico. Ormai sanno che le autorità esercitano violenze di ogni genere
senza temere di pagarne le conseguenze e - anzi - prendendosi la crudele
soddisfazione di denunciare le loro vittime per i reati di resistenza od
oltraggio a pubblico ufficiale. E' sufficiente che un Rom si lamenti di fronte
a botte e insulti o cerchi di proteggersi con le mani perché scatti la
ritorsione. Per evitare tali maltrattamenti, il Gruppo EveryOne ha fornito
alcune famiglie di lettere di tutela, sottoscritte dai leader
dell'organizzazione, in cui si illustrano alle forze dell'ordine le leggi
dell'Unione europea che proteggono il popolo Rom, con l'indicazione di un
numero di telefono a cui risponde sempre un attivista. La lettera è un efficace
deterrente contro gli abusi e a volte viene fotocopiata e distribuita ad
altre famiglie in difficoltà, ma ne dispone solo una piccola parte dei Rom
romeni in giro per l'Italia. E' uno strumento di protezione dei Rom
perseguitati che irrita profondamente sindaci e assessori-sceriffi,
questori e prefetti, i quali sentono limitato il proprio potere di vita e di
morte sui poveri e gli emarginati, che la cultura xenofoba ha trasformato - ai
loro occhi - in "nemici pubblici". Non è raro che i Rom braccati
dalle forze dell'ordine si feriscano anche in modo grave, cercando di sottrarsi
alla loro persecuzione e non è raro, purtroppo, che le donne incinte perdano i
bambini, nel tentativo di sfuggire ai loro aguzzini. Oggi, 30 aprile 2009, si è
tenuta una preghiera collettiva, cui hanno partecipato alcune famiglie Rom,
insieme agli attivisti del Gruppo EveryOne e del Collettivo Sa Phrala, per
ricordare Luca Iankovic, 26 anni, Rom di origine croata che ha perso la vita
esattamente tre mesi fa, cadendo nel fiume Dora in località Collegno (Torino),
per sottrarsi all'inseguimento da parte di carabinieri armati, che hanno
esploso, durante l'azione, alcuni colpi di pistola. Il corpo di Luca, ormai
saponificato e quasi irriconoscibile, è stato trovato solo il 25 marzo scorso.
Il giovane viveva insieme alla moglie e a cinque figli in una baracca del campo
di strada dell'Aeroporto. Vi sono particolari inquietanti, riguardo alla sua
morte, a partire proprio dal ritrovamento tardivo del cadavere, mentre le sue
scarpe e la giacca di pelle erano state ritrovate subito dopo la scomparsa.
"Quella sera doveva andare a cenare in trattoria in compagnia di
amici," spiega la moglie fra le lacrime, "ma non è più tornato
a casa. Voglio sapere chi l'ha ammazzato, perché di certo non è annegato.
Voglio sapere chi ha forzato la macchina di mio marito e buttato all’aria tutto
all’interno, quella sera. Non mi convince la spiegazione che possa essere
caduto nel fiume, perché quella sera i carabinieri hanno sparato almeno due
colpi di pistola contro di lui. Perché nessuno mi comunica gli esiti
dell'autopsia? Perché non si vuole fare chiarezza sulla sua morte?". Dopo
un giorno riservato al dolore e alla preghiera, è necessario incalzare le
autorità affinché siano sgomberate le ombre che circondano la tragedia, se ne
identifichino gli eventuali responsabili e sia finalmente fatta giustizia.
Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne

