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19.07.2006

riflessioni di nolimpiadi all’articolo di Diario

* 6 Luglio 2006 I media olimpici– seconda puntata. Il settimanale Diario, interessato a intervistarci sul dopo olimpiadi, si rifiuta di accettare una semplice condizione, e cioè che appaia nell’articolo il nostro disappunto per il loro tardivo interesse. Ecco come è andata. A maggio 2006 veniamo contattati da un loro giornalista che si dice interessato ad avere il nostro parere sul “post-olimpiadi” per un articolo in preparazione. Ci viene subito in mente che per 9 anni (Nolimpiadi! nasce nel 1997) Diario ci ha ignorati e non ha neppure risposto alle email con cui chiedevamo un loro intervento sugli scandali di Torino 2006. Così, dopo una breve consultazione, decidiamo che siamo disposti a farci intervistare purchè dall’articolo appaia il nostro disappunto per il disinteresse dei media agli aspetti critici delle “olimpiadi”, e che tra i media superficiali ci inseriamo pure Diario. Per darvi un’idea, chiediamo al giornalista che Diario scriva - o ci faccia dire in virgolettato se è meglio - qualcosa del genere “questo interesse sulle olimpiadi e su nolimpiadi della stampa, Diario compreso, arriva a cose fatte, eppure noi esistevamo già nel 1997….”. Nulla di trascendentale quindi, ma se non sono disposti, rinunciamo volentieri all’intervista. E aggiungiamo, per far capire che non siamo degli inutili capricciosi: “a noi interessa evitare le cose dannose, non divertirci a sparare critiche dopo…e cioè cerchi di evitare il danno…siccome i danni olimpici erano evitabili (del tutto o in parte) se ci fosse stata una campagna di stampa di allerta, non sono disposto a “concedermi” ai media che potendo fare quella campagna, hanno taciuto. E la mia indisponibilità cresce proporzionalmente alla stima e all’ammirazione che nutro nei cfr. di alcune testate, Diario in primis. Vorrei che i lettori sapessero queste cose e conoscessero il ns. punto di vista. Se non si può fare (per comprensibili ragioni editoriali), pace…”.

Alla fine il giornalista, comunque cortese a risponderci, ci fa sapere che la redazione non accetta le nostre condizioni. Dunque non veniamo intervistati. Per noi, nessun problema: siamo stati trascurati dalla stampa italiana (con le eccezioni di Liberazione e Famiglia Cristiana) per 8 anni prima del 2006, poi ricercati (al punto da non poterne più) da quella straniera e da quella italiana per i mesi “olimpici”. Non facciamo Nolimpiadi! per lucro, e quindi non comparire su Diario non sposta una virgola del nostro esistere. Inoltre comprendiamo le ragioni editoriali. Tuttavia ci colpisce la mancanza di trasparenza: magari i redattori di Diario hanno sentito il loro orgoglio ferito dalla nostra richiesta. Come osano questi imporci delle condizioni? Eppure ci chiediamo: sarebbe stato così sbagliato fare autocritica? Addirittura Repubblica - che a Torino per anni ha rappresentato un baluardo formidabile per Christillin & Co. - ha accettato questa nostra condizione e ha mantenuto la parola in un suo articolo (Diego Longhin).
Dunque qual è la morale? E’ che a fare i censori o i saputelli dopo che il reato è stato compiuto sono capaci tutti: con poco sforzo si possono riscuotere grandi consensi. Il difficile è sbattersi prima, quando il reato è ancora in preparazione, quando alzare voce contraria è impopolare, ma magari potrebbe essere utile alla società e all’ambiente. Diario ha preferito la popolarità e ora assume anche il ruolo del moralizzatore: ricordando, in chiusura di articolo, che Los Angeles 1984 è stata l’unica edizione recente a non finire in deficit (vero): ma Diario questa notizia da chi l’avrebbe presa?