14.06.2010
Sgomberato il ”Cloro rosso” di Taranto
Il C.S.O.A. Cloro Rosso di Taranto, da
martedì 8 giugno, non ha più una casa. E, molto probabilmente, non avrà
più nemmeno un futuro: almeno non nel breve periodo. Taranto perde una
struttura che ha provato a rendere questa città un luogo migliore in cui
vivere. Il tutto in un’indifferenza quasi generale e in un vuoto
politico e istituzionale.
Ma l’8 giugno è solo il giorno
dell’atto finale di un’operazione politica che nasce da lontano. Il 18
maggio scorso, il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, firma un’ordinanza
«contingibile ed urgente» di sgombero immediato nei confronti del
C.S.O.A., dichiarandolo «inagibile», dopo oltre due anni di attività. E’
giusto ricordare che l’occupazione avvenne nella notte tra l’8 e il 9
marzo del 2008 e che da allora il Cloro Rosso ha potuto crescere e
svolgere diverse attività, pur incontrando non pochi ostacoli di puro
ostruzionismo politico.
Il primo passo è stato il
recupero della struttura, fatiscente e abbandonata dal Comune. Una
ristrutturazione portata avanti a proprie spese: nel corso di pochi mesi
rinacque il giardino circostante, si verniciarono pareti e muri
esterni, sorsero dal nulla la palestra sociale, il laboratorio teatrale,
la biblioteca popolare, i gruppi di acquisto solidale, i dibattiti, gli
spettacoli, i film e la musica, i concerti [oltre 200 gli eventi svolti
in appena due anni], l’Internet point, l’attività di volontariato per
le categorie meno privilegiate. In più, il Cloro Rosso divenne sin da
subito parte attiva e integrante del quartiere, così come esponente in
prima linea della vivace lotta ambientale e politica della città.
Nell’aprile del 2008 il Comune
tentò qualche timido intervento di ostacolo: prima si decise di
assegnare la struttura alla «Direzione Decentramento» degli uffici
comunali, poi una delibera «ad hoc? revocò quella stessa decisione,
assegnando la struttura al «Gabinetto Sindaco? nell’attesa della
“`predisposizione di bando pubblico finalizzato all’affidamento
dell’immobile ad associazione o privati». Niente di tutto ciò avvenne.
L’8 settembre 2009 viene
effettuata nella struttura una nuova ispezione degli addetti ai Lavori
pubblici e Patrimonio del Comune di Taranto, al termine della quale
nessun provvedimento é preso. Solo oggi, invece, veniamo a conoscenza
del fatto che nel verbale redatto al termine di quella ispezione, il
locale fu giudicato «sostanzialmente inagibile sia sotto l’aspetto
igienico-sanitario che sotto il profilo della sicurezza, vista la
mancanza del certificato di prevenzione incendi». Ma dato che la
burocrazia italiana gode di una velocità da bradipo, il verbale approda
sui tavoli della Procura con ben 7 mesi di ritardo. Presa visione la
magistratura interviene intimando al sindaco lo sgombero immediato della
struttura, onde evitare una denuncia ai suoi danni e a quelli del
segretario comunale.
Il Sindaco firma l’ordinanza n.
35 di martedì 18 maggio 2010, nella quale dichiara che «sussiste
un’attuale situazione di pericolo per la pubblica e privata incolumità
che richiede urgente intervento del Comune per la necessità
improrogabile di adeguare l’edificio alle vigenti norme di sicurezza
pena l’inutilizzabilità dell’immobile per lo svolgimento di qualsiasi
attività». Dunque bisogna «sgomberare e lasciar libero l’ex edificio
scolastico dalla medesima associazione occupato abusivamente e senza
titolo» e «immediatamente cessare qualsiasi attività ivi abusivamente
esercitata». E si legge ancora «in caso di inadempimento scatterà la
denuncia all’autorità giudiziaria»
Ciò che sconcerta maggiormente
però, non è tanto quanto scritto nell’ordinanza ma il protocollo
d’intesa che prevedeva l’accollarsi dei lavori da parte del Comune per
la messa a norma della struttura e l’assegnazione ad uso temporaneo del
cine-tetro Mignon, situato nel quartiere Paolo VI di Taranto. Quel
protocollo d’intesa però non vedrà mai la luce. Anche perché il
consiglio circoscrizionale del quartiere Paolo VI, ha ribadito
l’assoluto e categorico rifiuto ad ospitare i ragazzi del centro sociale
nella struttura del cine-teatro, preferendo lasciare il Mignon
abbandonato a se stesso.
Ed eccoci all’8 giugno. Alla
buon’ora, arriva uno spiegamento di forze dell’ordine imponente: vigili
urbani, polizia in assetto anti-sommossa, Digos. In tutto un centinaio
di uomini pronti ad effettuare lo sgombero forzato della struttura. La
sorpresa dei ragazzi è tanta: perché, se è vero che l’ordinanza di
sgombero, scaduti i 10 giorni previsti dalla legge, si è tramutata in un
atto di sgombero forzato e immediato, è anche vero che il protocollo
d’intesa raggiunto era inteso proprio per evitare un simile triste
finale.
Sono diverse le domande che
rimangono senza riposta. Dove andranno a finire gli attrezzi della
palestra sociale messa in piedi per permettere ad oltre 60 ragazzi di
usufruire di un servizio gratuito? Dove troveranno posto i tanti libri
che riempivano gli scaffali della biblioteca sociale, che chiunque
poteva leggere e prendere in prestito? Ma, soprattutto, cosa ne sarà di
quel gruppo di ragazzi che oltre due anni fa ha «sfidato» la politica e
la burocrazia della «Molle Tarentum», per provare a dare un segno di
svolta alla realtà di questa città?
Gianmario Leone

