29.12.2008
[SP] IL TEATRO DELL’ASSURDO DUE ANTIFASCISTI DENUNCIATI
Il 25 aprile 2008, la Rete contro la precarietà della Spezia ha deciso di
ricordare la Liberazione, organizzando un presidio per riaffermare
l’importanza dei valori e delle idee antifasciste e di resistenza, in una
società come quella odierna in cui grazie alle politiche dei partiti di
centro destra e centro sinistra l’autoritarismo, il razzismo e la paura
governano sovrani.
Prevedibile e banale è arrivata l’ennesima provocazione da parte di 2
loschi fasci figuri Mammi e Procaccini che spintonando, brandendo cinture,
minacciando di morte, pretendevano di passare nel mezzo del presidio. Ma
così non è andata… ed i nostri prodi per cavarsi dall’impiccio hanno
dovuto invocare l’aiuto della polizia che complice e asservita ha fatto
disperde il gruppo degli antifascisti.
Ma quel 25 Aprile per noi che eravamo in piazza è stato davvero la festa
della liberazione dai fascisti e dal fascismo e dall’arroganza di chi
crede che la resistenza e le pratiche dei partigiani siano lettera morta e
che invece l’ideologia fascista con le sue pratiche fatte di
sopraffazione e di aggressione di pochi nei confronti di molti, come sono i
presidi contro i campi Rom e le ronde contro gli immigrati, complici i
partiti tutti e il loro revisionismo social democratico, possa in modo
indisturbato tornare a trionfare.
Alla violenza squadrista invece questa volta è stato risposto.
E così, visto che i picchiatori fascisti con l’avvallo di tutti i
sinceri democratici siedono comodamente e naturalmente nella grande caserma
della democrazia, in comune come in parlamento, e l’olio di ricino è
poco politically correct e poco digeribile per le loro nuove
frequentazioni, per difendersi il fascista Mammi ed i suoi compari si sono
fatti confidenti della polizia e della magistratura, dimostrando una
perfetta conoscenza delle regole del gioco democratico, con l’obbiettivo
di trasformare l’antifascismo in un problema si, ma di ordine pubblico,
da disbrigare nella aule di un tribunale.
Come se le pratiche antifasciste e di resistenza potessero essere giudicate
attraverso il codice penale, come se la lotta e l’opposizione al fascismo
possa essere considerata giusta a seconda dei periodi storici. Ma questo si
chiama revisionismo e non antifascismo.
E forse proprio questo è il pensiero della giunta comunale (PD,
Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Socialisti Democratici) che,
mai solerte come in quei giorni nelle sue dichiarazioni pubbliche, ha
definito un atto di resistenza contro i fascisti una violenza
inqualificabile, che va al di fuori dei binari della civiltà democratica e
che offende l’intera comunità.
Di fronte a simili affermazioni non possiamo che constatare che
l’antifascismo istituzionale è scomparso per sempre, e augurarci che i
nostri cari amministratori inizino a fare i conti con il loro ipocrita
antifascismo mediatico e smettano una volta per tutte di usare parole,
persone e vite infangandole e svuotandole di significato, dal momento che
siedono con i vecchi e nuovi fascisti ogni giorno nelle sale del governo e
si spartiscono con loro fette di potere.
Ci piacerebbe che una volta per tutte ammettessero che hanno stretto un
patto di sangue con i partiti che dichiaratamente si richiamano al
fascismo, non tanto per i loro altissimi ideali di democraticità e di
rispetto delle differenti posizioni, ma perché loro per primi non hanno
nessuna difficoltà a mischiarsi con i nuovi e vecchi picchiatori e servi
del Capitale, e perché non riescono a trovare nessuna divergenza
ideologica fra il loro fascismo democratico di centro sinistra che fa
costruire lager per immigrati, città con eserciti per le strade, leggi sul
decoro urbano e provvedimenti populisti, e quello di centro destra che
invece di usare la carota usa il manganello.
quelli e quelle che ricordano e si oppongono, e che riconoscono in Forza
Nuova, la Destra, Casa Pound gli eredi più stupidi, più evidenti, più
beceri e più diretti del fascismo del ventennio, ma che sanno che gli
eredi più pericolosi stanno nel PD e nella sua politica populista e
sinceramente democratica.

