Torino Azione alla scuola militare
Il 4
novembre di guerra e propaganda di La
Russa e Fini è stato macchiato dall’azione di alcuni
antimilitaristi torinesi, che hanno visitato la Scuola di Applicazioni
militari lasciando di fronte all’ingresso alcuni manichini insanguinati e la
scritta “Scuola di Assassini”.
Il militare addetto ai monitor evidentemente dormiva, perché ancora a tarda
notte un fotografo di passaggio ha potuto scattare un’istantanea che documenta
l’azione.
La trovate a quest’indirizzo:
http://piemonte.indymedia.org/article/3323
Di seguito il volantino che verrà distribuito nel pomeriggio di martedì 4
novembre in occasione del punto info antimilitarista. Appuntamento dalle 18 in via Po 16 con mostra
sulle guerre dell’Italia: dalla Somalia al Kosovo all’Afganistan.
Musica, interventi, distro.
4 novembre. Festa degli assassini
W i disertori!
“Quando lo Stato si prepara ad assassinare, si fa chiamare patria” (F.
Durrenmatt)
L’Italia è in guerra. Truppe tricolori combattono in Afganistan. Lo chiamano
“peace keeping”: suona meglio e mette la coscienza a posto. Ma, là, in
Afganistan, ogni giorno bombardano, uccidono, imprigionano, torturano. Sette
anni di guerra e la chiamano pace. Un massacro senza fine. Ma che importa? Gli
affari dei petrolieri e dei fabbricanti di armi vanno a gonfie vele.
In occasione del 4 novembre, festa della “vittoria” in quell’immane carneficina
nazionalista che fu la prima guerra mondiale, La Russa invia i militari nelle
scuole per una bella lezione di propaganda bellica: l’esercito ha bisogno di
volontari. Dopo le dichiarazioni di guerra agli studenti in lotta fatte da
Berlusconi viene il sospetto che potrebbe trattarsi di un’esercitazione
pratica.
Cosa sia stata quella guerra ce lo dicono i numeri.
Morti: 50.000 civili e 680.000 mila soldati. Prigionieri e dispersi: 600.000.
Feriti e mutilati. 950.000. Disertori e i renitenti: 370.000 denunce, 350.000 i
processi con 220.000 condanne detentive. Condannati a morte: 729. Fucilazioni
sommarie e decimazioni: 2.000 cui si sommano i 5.000 i fucilati durante la
disfatta di Caporetto.
Nella nostra città nel 1917 lo sciopero generale contro la guerra divenne una
rivolta popolare che tenne in scacco la polizia e i regi carabinieri. Questa
storia, quella dei disertori, dei ribelli, degli operai di Torino insorti è
quella che vogliamo ricordare, quella che in questo 2008 di guerra può dare il
migliore “insegnamento” a tutti.
In Afganistan ci sono 2.600 soldati italiani: questo orrore costa a tutti noi
milioni di euro, sottratti a scuola, trasporti, sanità, tutela del territorio.
La spesa di guerra comprende il mantenimento di basi, caserme, aeroporti ed un
buon numero di ben addestrati assassini di professione. I governi di destra e
quelli di sinistra hanno fatto a gara nel finanziare le imprese belliche.
A Vicenza vogliono fare la più grande base militare USA d’Europa. A Novara
stanno per costruire uno stabilimento per l’assemblaggio dei nuovi bombardieri
F35, giocattolini da 150 milioni di euro l’uno
L’esercito è anche nelle nostre strade. Nel mirino sono i poveri, gli
immigrati, i rom, i senza casa, chi si ribella alla devastazione del territorio
ed al saccheggio delle risorse.
Lo Stato militarizza il territorio e tratta da delinquenti quelli che si
ribellano. È la guerra. La guerra interna. Anche questa serve alla pace, la
pace sociale.
Guerra interna e guerra esterna sono due facce della stessa medaglia: quella
del potere che perpetua se stesso ad ogni costo, quella del capitalismo che
macina vite, risorse e futuro della più parte di noi.
Opporsi alla guerra senza opporsi al militarismo, senza opporsi all’esistenza
stessa degli eserciti, vere organizzazioni criminali legali, è mera
testimonianza.
Fermare la guerra, incepparne i meccanismi è un’urgenza che non possiamo
eludere. A partire da noi, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme,
aeroporti, scuole militari, fabbriche d’armi.
Contro tutte le guerre, contro tutti gli eserciti!
Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46
La sede è aperta ogni giovedì dalle 21
Info: fai_to@inrete.it
338 6594361

