Torino. La resistenza dei profughi
L’ex clinica S. Paolo, ribattezzata dagli africani “casa
bianca”, ospita 200 uomini, donne e bambini. La “casa bianca” è da tempo sotto
sgombero: i proprietari non vogliono rinunciare ad uno stabile di gran valore e
il comune non è disposto ad acquisirlo per un uso pubblico. In questi mesi la
giunta Chiamparino deve fare i conti con il prevedibile buco olimpico e, pur di
fare cassa, si sta vendendo persino i giardinetti pubblici. Non ultimo quello di
via Medici, dove si trova la Boccia Squat.
Il
comitato di sostegno ai profughi, costituito principalmente da esponenti dei
centri sociali post disobbedienti e post autonomi ha comunque scelto la strada
della trattativa con il comune.
Martedì 27 gennaio era previsto un incontro tra una
delegazione di profughi e gli assessori Borgione e Borgogno: per l’occasione era
stato indetto un presidio di fronte al Comune di Torino. L’incontro era
organizzato da alcune moderatissime associazioni antirazziste, quelle che vivono
grazie alle sovvenzioni comunali.
Borgione e Borgogno chiariscono che lo sgombero può
essere “soft” ma deve essere rapido: in ballo ci sono i 200mila euro che il
Comune ha stanziato per la cosiddetta “emergenza freddo” e che certo non può
spendere a marzo. 200mila euro fanno gola a tanti ed ecco pronta la proposta dei
due assessori. A 80/90 uomini (niente donne, niente bambini, niente per tutti
gli altri) la Croce Rossa mette a disposizione le brande del nuovo cpa informale
che gestisce a Settimo Torinese. Di giorno i profughi potranno recarsi in
qualche circolo Arci per una non meglio precisata formazione. Colazione e cena
al sacco e poi tutti a nanna con le galline. Lauti guadagni per tutti i compagni
di merende.
I
profughi rispediscono al mittente l’indecente proposta, i due assessori se ne
lavano le mani rimandando la decisione sullo sgombero al
prefetto.
Il
presidio di fronte al municipio si trasforma in corteo verso la prefettura,
dove, invece del prefetto, sono in attesa gli uomini dell’antisommossa. Parte
una prima carica alla quale i manifestanti rispondono come possono: cassonetti,
panchine e qualche sasso. Le cariche si susseguono con grande violenza: gli
uomini in divisa inseguono i cento profughi e solidali sin nelle vie limitrofe.
Cinque poliziotti si fanno medicare per lievi ferite, diversi manifestanti hanno
sul corpo i segni dell’attenzione dello Stato nei confronti delle questioni
sociali. Un ragazzo del comitato di sostegno, caduto a terra durante la
ritirata, viene circondato da otto poliziotti che infieriscono a lungo su di
lui. Una mano rotta, una spalla lussata e la faccia gonfia sono il risultato
dell’azione dei tutori del disordine statale.
A
Torino il governo ha celebrato a suo modo il giorno della
memoria.
Il
giorno dopo i giornali parlano di “assalto alla questura” e “guerriglia” per le
vie del centro. Profughi e solidali sono pesantemente criminalizzati.
Giovedì 29 in via Po la FAI torinese prepara un
punto info sul pacchetto sicurezza con mostra e materiali informativi. Il giorno
dopo l’avvocato Bisacca, alla sede della FAI, introduce un’assemblea contro il
pacchetto sicurezza.
Il
nuovo provvedimento che il parlamento si accinge a varare aumenta il potere
discrezionale della polizia, colpisce i senza casa, rende difficili i
ricongiungimenti familiari e il matrimonio degli stranieri, sanziona duramente
chi scrive la propria su un muro o dice ad alta voce quello che pensa di
giudici, poliziotti, parlamentari, ministri, vigili, prolunga la detenzione nei
CPT/CIE sino a un anno e mezzo, impone ai medici di denunciare i senza carte,
scheda chi vive in strada e nega la residenza, e quindi il medico e la scuola, a
chi non ottiene l’idoneità abitativa. Incepparne i meccanismi è una delle sfide
dei prossimi mesi.
Sabato 31 gennaio, in un gelo che conferma la fama dei
“giorni della merla”, al presidio di fronte alla prefettura convocato per il
pomeriggio in solidarietà ai profughi, contro il pacchetto sicurezza e contro lo
sgombero di “casa bianca” i partecipanti sono almeno il triplo del martedì
precedente. Dopo un’ora di comizi i trecento antirazzisti, tra cui uno spezzone
della FAI torinese, partono in corteo alla volta di Porta Palazzo, dove
attraversano il grande mercato, per poi dirigersi alla RAI dove la
manifestazione si conclude. I rifugiati ribadiscono quanto già affermato durante
l’assemblea svoltasi subito dopo le cariche: la loro volontà di resistere, di
lottare per una vita come “ogni altro essere umano”.
Prossimi appuntamenti contro il “pacchetto
sicurezza”:
Sabato 7 febbraio dalle 10 punto info antirazzista al
Balon – via Andreis angolo Borgodora
Giovedì 12 febbraio punto info contro l’obbligo per
medici e infermieri di denunciare i senza documenti. Dalle 18 di fronte
all’ingresso delle Molinette in corso Bramante.
Federazione Anarchica Torinese
Corso Palermo 46
La sede è aperta ogni giovedì dalle
21
338 6594361
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