Torino. Resistenza rom a Milano
Lunedì 24 maggio 2010
ore 21
corso Palermo 46 Torino
Resistenza Rom
Assemblea e dibattito con Anto D’Errico del Comitato Antirazzista di Milano.
Il Comune di Milano ha deciso la soluzione finale per i rom di via Triboniano a Milano. La loro storia di resistenza e dignità nel racconto di uno dei compagni che da anni appoggiano la lotta di questa gente, in fuga dalla miseria e dalle persecuzioni.

Resistere al razzismo!
Ecco la
cronaca delle ultime due settimane di lotta.
Giovedì 20 maggio. Il Comune di
Milano, entro il 30 giugno, vuole sgomberare baraccopoli di via
Triboniano, nel nulla metropolitano alle spalle del cimitero Maggiore.
I
rom del campo nell’ultima assemblea decidono di rifiutare ogni
mediazione e di trattare direttamente con l’amministrazione meneghina.
La
scelta è per un presidio in piazza della Scala, di fronte a Palazzo
Marino, sede del Comune.
Tutto secondo le regole, tutto a puntino:
nei giorni precedenti la questura era stata avvisata e non c’era alcun
divieto.
Antirazzisti solidali attenderanno inutilmente i rom in
centro. All’uscita dal campo le famiglie dirette alla fermata
dell’autobus vengono bloccate dalla polizia. Solo una delegazione di
sette può andare al presidio, gli altri non possono uscire, sono
prigionieri nel campo.
Il filo spinato sui muri perimetrali della
spianata di baracche, assume un senso più chiaro.
I rom non ci
stanno. Sono stanchi delle proposte dei misericordiosi mediatori dello
sgombero, la banda di (don) Colmegna che continua a proporre soldi per
tornare a “casa” a chi se ne va spontaneamente e firma che non torna per
15 anni. La massima concessione è un aiuto per la pigione a chi lavora
con un contratto a tempo indeterminato e riesce a trovare qualcuno
disposto ad affittare un appartamento ad un rom.
La polizia carica
brutalmente in via Barzaghi. Nessuno dei 250 rom loro deve prendere il
tram 14 e raggiungere piazza della Scala. Nessuno deve sentire la loro
proposta al Comune. Per l’amministrazione di Milano i rom di Triboniano
sono disadattati, criminali e stupidi, manovrati da un gruppo di
sobillatori di professione, ossia quelli del comitato antirazzista di
Milano.
Le loro proposte non debbono essere prese in considerazione. A
priori.
Dopo la lunga giornata di resistenza del 13 maggio, quando
con barricate e auto in fiamme i rom si erano opposti all’ennesimo
sfratto di una famiglia del campo, i media si erano scatenati, creando
il clima per la giornata di violenza di ieri.
Le proposte che nessuno
ha voluto sentire erano troppo banali e sensate perché il comune
razzista di Milano potesse permettersi che venissero esposte
pubblicamente da uomini e donne venuti a difendere la propria dignità e
quella dei propri figli.
La comunità europea ha stanziato dei fondi a
sostegno delle comunità rom. Questi fondi, gestiti dal Comune, sinora
sono stati utilizzati per operazioni di ordine pubblico: il controllo
dei campi ed il finanziamento di associazioni come la Casa della Carità
di (don) Colmegna che gestiscono da piccoli kapò le baraccopoli.
La
proposta dei rom è semplice: usare i soldi dell’UE per assegnare aree
abbandonate all’interno del comune di Milano, autorecuperabili a costo
zero, garantendo nel contempo la continuità scolastica ai bambini. I
Rom, anche se le favole stupide su di loro ce la raccontano diversa,
vorrebbero come tutti una casa vera, ma si accontenterebbero di un
terreno per piazzarvi la loro baracca.
Troppo. Per i razzisti che
siedono a Palazzo Marino, il vicesindaco De Corato e l’assessore alla
Famiglia, Scuola e Politiche sociali, Mariolina Moioli.
La parola –
come sempre in questa Milano silente e feroce – passa ai manganelli.
Torniamo
in via Barzaghi. Al pomeriggio di violenza di ieri.
La polizia
carica tre volte. Ogni volta i rom resistono. A mani nude, pietrate,
lanci di bombole, barricate. Ogni volta la polizia arretra. Poi
scagliano decine di lacrimogeni e lanciano un blindato in corsa folle
contro la gente che resiste. Colpiscono tutti quelli che trovano sulla
strada. Nel campo vivono 150 bambini: nemmeno loro vengono risparmiati
dalla furia razzista.
L’intera zona viene isolata. Gli antirazzisti,
pochi, troppo pochi, vengono tenuti a distanza.
Oggi i quotidiani
raccontano un’altra storia: blaterano di manifestazione non autorizzata e
di cariche di contenimento. Nessuno dice di bimbi gasati, dei segni dei
manganelli sulle schiene dei rom, della bambina di sette anni colpita
ad un braccio.
Capita di fronte agli orrori del
fascismo e del nazismo che qualcuno si domandi come siano state
possibili le deportazioni di massa, i campi, la soluzione finale.
Chi
guardasse il nostro oggi dalle baracche di via Triboniano saprebbe la
risposta. Una risposta che dovrebbe inquietare una società che si
pretende civile.
Se non ora, quando? Se non io, chi per me?
L’indifferenza
è complicità.
Per info e contatti:
Federazione
Anarchica – Torino
Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338
6594361 – fai_to@inrete.it
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