27.09.2008
Torino - Una giornata in cittÃ
Torino 26 Settembre 2008
Urla
26 settembre. San Salvario, tre del pomeriggio. Dal diciotto scende un ragazzo, giovanissimo e nero, tampinato da tre controllori. C'è anche una macchina di vigili urbani, e poi ne arriva un'altra. Il ragazzo, che non aveva il biglietto, ora è stretto alla ringhiera della fermata circondato da sei uomini in divisa. Comincia ad assieparsi gente a guardare la scena. I vigili prendono il ragazzo e lo spingono verso la macchina; lui fa resistenza, non vuole farsi portare via. I vigili lo prendono per la testa per farlo entrare in macchina. Dalla gente alla fermata un uomo, con in mano le borse della spesa, comincia ad urlare contro i vigili, una donna lo segue: «Vergogna, per un euro di biglietto!». Si mettono in mezzo alla strada, insultano i controllori. Il traffico è fermo. I vigili provano a bloccarli, ma poi dalla fermata un'altra donna comincia ad urlare: «Razzisti! Razzisti!». Un'altra ancora riprende l'urlo. Poi arriva anche un altro, e urla anche lui. Il ragazzo, recalcitrante, oramai è chiuso in macchina, e le due pattuglie di vigili scappano via. Il traffico in strada riprende e i controllori, ricoperti di insulti, salgono veloci sul primo autobus e vanno via.
La solita tabaccaia
26 settembre. Sono le quattro del pomeriggio quando un gruppetto di antirazzisti nota diverse camionette della polizia ferme in via Berthollet all'angolo con via Nizza: nel cuore di San Salvario sta per cominciare una retata. In pochi minuti alcuni di loro recuperano un megafono e percorrono il quartiere avvertendo i passanti del pericolo. Altri invece girano per le strade bisbigliando di stare attenti, oppure ancora espongono un piccolo cartello: «Attenzione retata in corso - Police check». Tra gli stranieri c'è chi coglie al volo il pericolo e cambia strada, e c'è chi ringrazia. Tra gli italiani c'è chi sorride solidale, chi si ferma a chiedere come sta andando, chi passa indifferente e chi disapprova con un cenno del capo. E c'è anche la solita tabaccaia di San Salvario che, da vecchia e nota reazionaria bionda quale è sempre stata, urla qualche insulto ai nemici delle retate e invoca - ancora! - più polizia. Dopo più di un'ora di controlli - tra bar e negozi etnici - le camionette ripartono, con a bordo tre prigionieri.
Vecchie crocerossine
26 settembre. Ignari del fatto che oggi ricorra il centenario della fondazione del corpo militare delle crocerossine, un gruppetto di antirazzisti passeggia a cuor leggero nel centro di Torino quando, all'improvviso, si imbatte in un una specie di plotone di suore in giarrettiera schierato davanti al Duomo. Quale occasione migliore per chiedere spiegazioni sulla morte di Hassan, avvenuta esattamente 4 mesi e 2 giorni fa, e sui continui maltrattamenti subiti dai detenuti del Cpt di corso Brunelleschi? Nessuna. Infatti, gli antirazzisti sfoderano il megafono che avevano (casualmente, incredibile ma vero) con sé e guadagnano rapidamente la scalinata per rivolgere la domanda alle dirette interessate, che non si degnano di rispondere. Il chiassoso gruppetto viene circondato dalla polizia, colta ancora una volta di sopresa. Gli antirazzisti non demordono e cominciano a chiedere ai passanti di entrare in chiesa e chiedere al colonnello Baldacci cosa sa della morte di Hassan: una signora solidarizza (ma è un'ex studentessa di scienze politiche), una ragazza promette che si informerà da un suo conoscente che lavora all'Onu (ma sa cosa vuol dire prendere psicofarmaci controvoglia), un ragazzo entra sul serio e torna con preziose informazioni… La situazione precipita quando qualcuno porta delle pizzette, e la polizia spinge i contestatori fuori dalla piazza, sequestrando loro il megafono e una bicicletta, che saranno restituiti solo alla fine della messa. Niente male, per una passeggiata in centro.
da http://www.autistici.org/macerie/
Urla
26 settembre. San Salvario, tre del pomeriggio. Dal diciotto scende un ragazzo, giovanissimo e nero, tampinato da tre controllori. C'è anche una macchina di vigili urbani, e poi ne arriva un'altra. Il ragazzo, che non aveva il biglietto, ora è stretto alla ringhiera della fermata circondato da sei uomini in divisa. Comincia ad assieparsi gente a guardare la scena. I vigili prendono il ragazzo e lo spingono verso la macchina; lui fa resistenza, non vuole farsi portare via. I vigili lo prendono per la testa per farlo entrare in macchina. Dalla gente alla fermata un uomo, con in mano le borse della spesa, comincia ad urlare contro i vigili, una donna lo segue: «Vergogna, per un euro di biglietto!». Si mettono in mezzo alla strada, insultano i controllori. Il traffico è fermo. I vigili provano a bloccarli, ma poi dalla fermata un'altra donna comincia ad urlare: «Razzisti! Razzisti!». Un'altra ancora riprende l'urlo. Poi arriva anche un altro, e urla anche lui. Il ragazzo, recalcitrante, oramai è chiuso in macchina, e le due pattuglie di vigili scappano via. Il traffico in strada riprende e i controllori, ricoperti di insulti, salgono veloci sul primo autobus e vanno via.
La solita tabaccaia
26 settembre. Sono le quattro del pomeriggio quando un gruppetto di antirazzisti nota diverse camionette della polizia ferme in via Berthollet all'angolo con via Nizza: nel cuore di San Salvario sta per cominciare una retata. In pochi minuti alcuni di loro recuperano un megafono e percorrono il quartiere avvertendo i passanti del pericolo. Altri invece girano per le strade bisbigliando di stare attenti, oppure ancora espongono un piccolo cartello: «Attenzione retata in corso - Police check». Tra gli stranieri c'è chi coglie al volo il pericolo e cambia strada, e c'è chi ringrazia. Tra gli italiani c'è chi sorride solidale, chi si ferma a chiedere come sta andando, chi passa indifferente e chi disapprova con un cenno del capo. E c'è anche la solita tabaccaia di San Salvario che, da vecchia e nota reazionaria bionda quale è sempre stata, urla qualche insulto ai nemici delle retate e invoca - ancora! - più polizia. Dopo più di un'ora di controlli - tra bar e negozi etnici - le camionette ripartono, con a bordo tre prigionieri.
Vecchie crocerossine
26 settembre. Ignari del fatto che oggi ricorra il centenario della fondazione del corpo militare delle crocerossine, un gruppetto di antirazzisti passeggia a cuor leggero nel centro di Torino quando, all'improvviso, si imbatte in un una specie di plotone di suore in giarrettiera schierato davanti al Duomo. Quale occasione migliore per chiedere spiegazioni sulla morte di Hassan, avvenuta esattamente 4 mesi e 2 giorni fa, e sui continui maltrattamenti subiti dai detenuti del Cpt di corso Brunelleschi? Nessuna. Infatti, gli antirazzisti sfoderano il megafono che avevano (casualmente, incredibile ma vero) con sé e guadagnano rapidamente la scalinata per rivolgere la domanda alle dirette interessate, che non si degnano di rispondere. Il chiassoso gruppetto viene circondato dalla polizia, colta ancora una volta di sopresa. Gli antirazzisti non demordono e cominciano a chiedere ai passanti di entrare in chiesa e chiedere al colonnello Baldacci cosa sa della morte di Hassan: una signora solidarizza (ma è un'ex studentessa di scienze politiche), una ragazza promette che si informerà da un suo conoscente che lavora all'Onu (ma sa cosa vuol dire prendere psicofarmaci controvoglia), un ragazzo entra sul serio e torna con preziose informazioni… La situazione precipita quando qualcuno porta delle pizzette, e la polizia spinge i contestatori fuori dalla piazza, sequestrando loro il megafono e una bicicletta, che saranno restituiti solo alla fine della messa. Niente male, per una passeggiata in centro.
da http://www.autistici.org/macerie/

