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ULTIME PROVE DI REGIME
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08.11.2009

ULTIME PROVE DI REGIME

ULTIME PROVE DI REGIME

 

quando conta più la sicurezza e l'ordine pubblico che la libertà e la solidarietà

 

 

Queste parole sono rivolte a tutti quelli che ancora pensano che la libertà sia uno dei valori più importanti per l’essere umano, a quelli che credono ancora nell’antifascismo e che non lo trovano anacronistico, a quelli che desiderano, in quest’epoca in cui la televisione domina ogni desiderio ed ogni pensiero, mantenere la loro creatività e la loro possibilità di autodeterminazione, a tutti quelli che non si sono ancora rassegnati a svendere la loro libertà in cambio di una presunta sicurezza.

 

”Sicurezza”: cosa significa? Perché ci fanno credere che ce ne sia così bisogno?

In un momento in cui questa parola è sempre più frequente sulla bocca di tutti, trasformata in una questione prettamente “militare”, e rivolta soprattutto ad eliminare alla vista il diverso in nome del decoro, sembra che però ci si dimentichi altre accezioni: la sicurezza di un lavoro, la sicurezza di una casa, di un presente ma soprattutto di un futuro, sicurezza di sentirsi liberi di poter vivere la propria vita e fare delle scelte.. nulla di tutto ciò ci viene garantito dai decreti antibivacco, dalla presenza di carabinieri col mitra spianato a ogni incrocio di vie o da alpini a passeggio per la città.

 

In perfetta sintonia con il governo, che dall'alto della sua presunta autorità morale si permette di limitare sempre più lo spazio di azione dell'individuo ingabbiandolo nel ruolo di cittadino passivo e accondiscendente, lasciando invece totale discrezione a chi muove i suoi ingranaggi, le autorità cittadine hanno annunciato che procederanno al più presto allo sgombero di tutte le realtà occupate e autogestite di Torino, per ripristinare la tanto declamata legalità.

Il comune si vanta di restituire alla cittadinanza gli edifici ora occupati, assegnandoli per attività sociali: ma, anche dai toni che ha assunto il dibattito politico, ci sembra invece che stia tentando disperatamente di trovare qualche destinazione plausibile (con un'associazione pronta a ereditare le conseguenze di uno sgombero) che legittimi la chiusura dei posti occupati, non perchè effettivamente ci sia bisogno di uno spazio – ogni quartiere abbonda di edifici pubblici abbandonati – ma per mettere a tacere una voce di dissenso. L'esperienza insegna che nei fatti gli stabili torneranno a quel degrado in cui si trovavano prima di essere occupati, o ospiteranno attività che non restituiscono lo spazio alla città ma piuttosto costruiscono nuovi recinti, di fatto impedendone l'accesso. Mentre adesso negli spazi occupati si svolgono attività che sono aperte a chiunque ne abbia piacere: dalle palestre alle cucine passando per tutti i concerti e gli incontri che vi si organizzano, le proiezioni di film e i dibattiti.

Ma in tutto l'inchiostro versato per sparlare dei “centri sociali” si è riusciti a parlare sempre e solo  di ordine pubblico.

Ed esclusivamente di ordine pubblico si è parlato anche due sabati fa, quando un gruppo di persone ha impedito un presidio di Casa Pound in piazza San Carlo e rovesciato un gazebo della Lega Nord in piazza Castello.

Si è infatti cercato di far passare quei fatti per un'azione di pochi facinorosi, quando in realtà in piazza c'erano studenti, lavoratori, passanti indignati perchè le istituzioni garantiscono agibilità politica a gruppi dichiaratamente neofascisti (concedendo loro una legittimazione vietata persino nella Costituzione) e perchè non possono sopportare che un partito che ha attuato leggi razziste se ne stia tranquillamente in piazza a diffondere i propri messaggi di intolleranza.

Ricordiamo che l'attuale maggioranza ha promulgato le leggi sui respingimenti dei clandestini ed ha approvato il pacchetto sicurezza: questo vuol dire togliere a chi è già in Italia qualsiasi primario diritto, quale l'istruzione o le cure, e condannare ogni giorno a torture e morte chi cerca di raggiungere una vita migliore fuggendo da situazioni di guerra e di estrema povertà.

E non si può non riconoscere le somiglianze tra le ronde (padane o nazionali che siano) organizzate da privati cittadini, con i “fasci” o meglio le squadracce nere del tanto aborrito ventennio fascista. E le nuove squadracce si accaniscono sulle situazioni di “degrado sociale”, su cui sono state dirottate le paure collettive in modo funzionale agli interessi del potere, che attraverso la criminalizzazione del diverso e della povertà distrae da ogni altro problema e rafforza il controllo sociale.

Ma chi coglie queste dinamiche e indignato cerca di farle emergere viene tacciato di pericolosità e obbligato a tacere. Ma non è forse una legalità ipocrita quella di chi legittima e diffonde una mentalità razzista e pretende il rispetto dell' “ordine publlico” da chi cerca di contrastare la diffusione di queste pericolose idee?

Chi è il vero violento?

 

In questo triste scenario politico sociale i luoghi occupati rimangono uno dei pochi posti dove viene lasciato spazio a rapporti fra individui che non siano filtrati dalla mercificazione e dal denaro, in cui può essere lasciato spazio alla creatività senza che questa venga strizzata e rovinata da un’idea meritocratica, in cui si possa portare avanti una controinformazione libera senza secondi fini, se non la conoscenza.

Si tratta di luoghi di incontro dove il denaro o la competitività non mediano i rapporti.

Si tratta di uno dei pochi luoghi dove ancora si pratica un antifascismo militante…

Non ci rivolgiamo a quelli che nelle case occupate ci vengono abitualmente, ma a tutti quelli che pensano che la diversità delle idee possa avere un qualche valore.

 

Perchè tutto ciò che è  diverso da una proposta ufficiale e “comune”, sembra essere automaticamente “sbagliato” agli occhi dei più, che si tratti di dove vivere o di come divertirsi. Ma perchè fa così dannatamente paura?

 

Riteniamo che a Torino la perdita delle case occupate non sarebbe una perdita solo per gli occupanti e gli interessati, non sarebbe soltanto la fine di un'esperienza di libera autogestione, ma sarebbe soprattutto una perdita per tutta la città, un passo indietro, si tratterebbe della perdita di un pezzetto di libertà, perché, per quanto condivisibile o criticabile, l'esistenza di questi luoghi va innegabilmente di pari passo con l'esistenza reale della libertà di espressione. Accettare e giustificare incondizionatamente lo sgombero di ogni spazio occupato vorrebbe dire fare un passo in più verso una normalità che è omologazione, e legittimare ancora di più la repressione già purtroppo ampiamente tollerata.

 

Mettiamoci in gioco per difendere quel poco che rimane della nostra libertà.

 

 

Per info

ascoltate radio blackout FM 105.250  www.radioblackout.org

www.informa-azione.info    www.tuttosquat.net

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

f.i.p v.s.ott.20