ULTIME PROVE DI REGIME
ULTIME PROVE DI REGIME
quando conta più
la sicurezza e l'ordine pubblico che la libertà e la solidarietà
Queste
parole sono rivolte a tutti quelli che ancora pensano che la libertà sia
uno dei valori più importanti per l’essere umano, a quelli che credono ancora
nell’antifascismo e che non lo trovano anacronistico, a quelli che desiderano,
in quest’epoca in cui la televisione domina ogni desiderio ed ogni pensiero,
mantenere la loro creatività e la loro possibilità di autodeterminazione, a
tutti quelli che non si sono ancora rassegnati a svendere la loro libertà in
cambio di una presunta sicurezza.
”Sicurezza”: cosa significa?
Perché ci fanno credere che ce ne sia così bisogno?
In un momento in cui questa
parola è sempre più frequente sulla bocca di tutti, trasformata in una
questione prettamente “militare”, e rivolta soprattutto ad eliminare alla vista
il diverso in nome del decoro, sembra che però ci si dimentichi altre
accezioni: la sicurezza di un lavoro, la sicurezza di una casa, di un presente
ma soprattutto di un futuro, sicurezza di sentirsi liberi di poter vivere la
propria vita e fare delle scelte.. nulla di tutto ciò ci viene garantito dai
decreti antibivacco, dalla presenza di carabinieri col mitra spianato a ogni
incrocio di vie o da alpini a passeggio per la città.
In perfetta sintonia con il
governo, che dall'alto della sua presunta autorità morale si permette di
limitare sempre più lo spazio di azione dell'individuo ingabbiandolo nel ruolo
di cittadino passivo e accondiscendente, lasciando invece totale discrezione … a chi muove i suoi ingranaggi, le autorità
cittadine hanno annunciato che procederanno al più presto allo sgombero di
tutte le realtà occupate e autogestite di Torino, per ripristinare la tanto
declamata legalità.
Il comune si vanta di restituire
alla cittadinanza gli edifici ora occupati, assegnandoli per attività sociali:
ma, anche dai toni che ha assunto il dibattito politico, ci sembra invece che
stia tentando disperatamente di trovare qualche destinazione plausibile (con un'associazione
pronta a ereditare le conseguenze di uno sgombero) che legittimi la chiusura
dei posti occupati, non perchè effettivamente ci sia bisogno di uno spazio –
ogni quartiere abbonda di edifici pubblici abbandonati – ma per mettere a
tacere una voce di dissenso. L'esperienza insegna che nei fatti gli stabili
torneranno a quel degrado in cui si trovavano prima di essere occupati, o
ospiteranno attività che non restituiscono lo spazio alla città ma piuttosto
costruiscono nuovi recinti, di fatto impedendone l'accesso. Mentre adesso negli
spazi occupati si svolgono attività che sono aperte a chiunque ne abbia
piacere: dalle palestre alle cucine passando per tutti i concerti e gli
incontri che vi si organizzano, le proiezioni di film e i dibattiti.
Ma in tutto l'inchiostro versato
per sparlare dei “centri sociali” si è riusciti a parlare sempre e solo di ordine pubblico.
Ed esclusivamente di ordine
pubblico si è parlato anche due sabati fa, quando un gruppo di persone ha
impedito un presidio di Casa Pound in piazza San Carlo e rovesciato un gazebo
della Lega Nord in piazza Castello.
Si è infatti cercato di far
passare quei fatti per un'azione di pochi facinorosi, quando in realtà in
piazza c'erano studenti, lavoratori, passanti indignati perchè le istituzioni
garantiscono agibilità politica a gruppi dichiaratamente neofascisti
(concedendo loro una legittimazione vietata persino nella Costituzione) e
perchè non possono sopportare che un partito che ha attuato leggi razziste se
ne stia tranquillamente in piazza a diffondere i propri messaggi di
intolleranza.
Ricordiamo che l'attuale
maggioranza ha promulgato le leggi sui respingimenti dei clandestini ed ha
approvato il pacchetto sicurezza: questo vuol dire togliere a chi è già in
Italia qualsiasi primario diritto, quale l'istruzione o le cure, e condannare
ogni giorno a torture e morte chi cerca di raggiungere una vita migliore
fuggendo da situazioni di guerra e di estrema povertà.
E non si può non riconoscere le
somiglianze tra le ronde (padane o nazionali che siano) organizzate da privati
cittadini, con i “fasci” o meglio le squadracce nere del tanto aborrito
ventennio fascista. E le nuove squadracce si accaniscono sulle situazioni di
“degrado sociale”, su cui sono state dirottate le paure collettive in modo
funzionale agli interessi del potere, che attraverso la criminalizzazione del
diverso e della povertà distrae da ogni altro problema e rafforza il controllo
sociale.
Ma chi coglie queste dinamiche e
indignato cerca di farle emergere viene tacciato di pericolosità e obbligato a
tacere. Ma non è forse una legalità ipocrita quella di chi legittima e diffonde
una mentalità razzista e pretende il rispetto dell' “ordine publlico” da chi
cerca di contrastare la diffusione di queste pericolose idee?
Chi è il vero violento?
In questo triste scenario
politico sociale i luoghi occupati rimangono uno dei pochi posti dove viene
lasciato spazio a rapporti fra individui che non siano filtrati dalla
mercificazione e dal denaro, in cui può essere lasciato spazio alla creatività
senza che questa venga strizzata e rovinata da un’idea meritocratica, in cui si
possa portare avanti una controinformazione libera senza secondi fini, se non
la conoscenza.
Si tratta di luoghi di incontro
dove il denaro o la competitività non mediano i rapporti.
Si tratta di uno dei pochi luoghi
dove ancora si pratica un antifascismo militante…
Non ci rivolgiamo a quelli che
nelle case occupate ci vengono abitualmente, ma a tutti quelli che pensano che
la diversità delle idee possa avere un qualche valore.
Perchè tutto ciò che è diverso da una proposta ufficiale e “comune”,
sembra essere automaticamente “sbagliato” agli occhi dei più, che si tratti di
dove vivere o di come divertirsi. Ma perchè fa così dannatamente paura?
Riteniamo che a Torino la perdita
delle case occupate non sarebbe una perdita solo per gli occupanti e gli
interessati, non sarebbe soltanto la fine di un'esperienza di libera
autogestione, ma sarebbe soprattutto una perdita per tutta la città, un passo
indietro, si tratterebbe della perdita di un pezzetto di libertà, perché, per
quanto condivisibile o criticabile, l'esistenza di questi luoghi va
innegabilmente di pari passo con l'esistenza reale della libertà di
espressione. Accettare e giustificare incondizionatamente lo sgombero di ogni
spazio occupato vorrebbe dire fare un passo in più verso una normalità che è
omologazione, e legittimare ancora di più la repressione già purtroppo
ampiamente tollerata.
Mettiamoci in gioco per difendere
quel poco che rimane della nostra libertà.
Per info
ascoltate radio blackout FM
105.250 www.radioblackout.org
www.informa-azione.info www.tuttosquat.net
f.i.p v.s.ott.20

